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Quinto Stato

Io non lavoro gratis x Expo

NOEXPO2

Loro non sentono sindacati, ministri delle coop rosse, primi ministri che gli dicono: ma va’ a lavura’ che l’e’ mej. Loro non lavorano gratis per Expo. Loro non sono per un jobs Act qualsiasi. la meglio gioventù. A Milano, Italia. 

(Repost da La furia dei cervelli) 

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Una generazione si ribella al grande evento, volano di miliardi, corruzioni, consumo di suolo e di cemento, e di lavoro precario.


Tutto è iniziato con l’accordo siglato nel luglio 2013 da Expo spa con i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Filcams Cgil, Fisacat Cisl e UilTucs che prevedeva l’assunzione di 835 persone mediante contratto di apprendistato da 7 o 12 mesi, 340 giovani under 29 che parteciperanno a un percorso formativo rispettivamente di 70 e 120 ore per il conseguimento delle qualifiche di “operatore Grande Evento”, “specialista Grande Evento” e “tecnico sistemi di gestione Grande Evento”. 

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Leggi: 18500 lavoreranno gratis per Expo Milano 

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Una generazione specializzata nel lavoro di eventi che planano sui territori, canalizzano miliardi di investimenti in infrastrutture (gradite agli amministratori locali di ogni colore per fare metro e ripulire aiuole), ma che lasciano debiti e generano lavoro precario.



A differenza di eventi simili, come l’Olimpiade a Londra o l’Expo a Shangai, nell’accordo sindacale italiano è stato codificato il lavoro gratuito (“volontario”) di 18500 giovani. E’ la prima volta nella storia del diritto del lavoro – almeno quello italiano – che viene prevista questa figura di lavoratore volontario disponibile a sposare i valori “etici” dell’Expo – in questo caso, “Nutrire il pianeta”. 



In poco più di un anno questa novità ha scatenato l’indignazione poiché viene considerata come la celebrazione legislativa di quanto accade da anni sul mercato del lavoro, italiano in particolare. Fino ad oggi, infatti, il lavoro volontario era stato confinato negli stage, oppure nelle forme del lavoro nero o sottopagato attraverso i quali i “nuovi entrati” cercando di darsi da fare sperando un giorno di conquistare un contratto precario, o comunque sufficientemente stabile per dirsi “lavoratori”. 



Codificando, invece, lo status di “volontario” per mansioni di guida turistica, di segreteria, o di accompagnatori dei turisti che dovrebbero arrivare in massa a Milano in occasione dell’esposizione, si legittima la libertà dei gestori dei grandi eventi a non pagare le prestazioni di tutti i lavoratori. Tutto questo mentre si moltiplicano le inchieste, e gli arresti, di esponenti di primo piano dell’Expo. 

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L’appello Expo 2015: Grandi eventi, piccoli diritti, lavoro gratis ha approfondito il problema: 

Il compito dei volontari, però, non è quello di assistere persone in difficoltà, ma di fornire un normale servizio di accoglienza per i visitatori della mostra. Il nome esatto in questo caso è lavoro gratuito: esempio plateale di un «agire comunicativo-relazionale» indispensabile al funzionamento dei grandi eventi ma del tutto svalutato. Riteniamo che un simile accordo rappresenti un pericoloso precedente che contrappone il lavoro ai diritti. Come le grandi opere depauperano il territorio, così il lavoro gratuito e l’iper precarizzazione dei contratti frantumano il futuro delle nuove generazioni e demoliscono conquiste ottenute con anni di lotta.

Sergio Bologna invita i 6 mila ragazzi, e non solo, che hanno presentato la loro candidatura da volontari a scioperare contro il lavoro gratuito il primo maggio 2015, giorno di inaugurazione dell’Expo Milano:

#IoNonLavoroGratisxExpo

  • Massimiliano

    Concordo in tutto, meno che nella relazione: “Come le grandi opere
    depau­pe­rano il ter­ri­to­rio, così il lavoro gra­tuito e l’iper
    pre­ca­riz­za­zione dei con­tratti fran­tu­mano il futuro delle nuove
    gene­ra­zioni e demo­li­scono con­qui­ste otte­nute con anni di lotta.”
    Solo una lettura retrograda e bieca può relazionare una tipologia di lavoro con la frantumazione dei diritti dei lavoratori, ovviamente degna della nazione in cui viviamo. Non sono le grandi opere a depauperare il territorio, ma la cultura malavitosa.