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Quinto Stato

Invalsi: la vita a quiz inizia a 7 anni

invalsi

Docenti e genitori contro i test negli istituti primari. Il Miur progetta di estenderli a tutti nel 2015
Sui test Invalsi nella scuola primaria è guerra tra i Cobas, Unicobas e altre sigle sindacali e il ministero dell’Istruzione. La prima giornata delle prove a quiz dedicate all’italiano ha coinvolto 560 mila studenti della seconda classe e 558 mila studenti della quinta. È solo l’antipasto della batteria dei quiz che verrà somministrata venerdì prossimo quando nelle stesse classi si svolgerà la prova di matematica. Seguiranno le secondarie di primo grado (14 maggio) e quelle di secondo grado (16 maggio). Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas che ieri hanno organizzato un presidio sulle scalinate del ministero dell’Istruzione in Viale Trastevere, sostiene che i test siano saltati in «migliaia di classi» per uno sciopero organizzato dai docenti e dal personale Ata che ha raccolto consenso anche tra i genitori. «Questa pratica quizzarola – sostiene Bernocchi – è umiliante e distruttiva, rimanda ad un progetto pedagogico basato sul nozionismo e peraltro non prevede nemmeno un euro extra per i docenti». Per il Miur invece è tutto falso. lo sciopero sarebbe riuscito solo in una decina di classe su circa 1500 classi-campione: «una percentuale inferiore a quella dell’anno scorso».
Per il Miur ieri a Trastevere c’era «soltanto uno sparuto gruppetto di manifestanti. Gli unici problemi si sono avuti ad Aversa dove alcune aule sono stata allagate dalla pioggia e in alcuni istituti nel Cilento chiusi per la tappa del Giro d’Italia». L’Unicobas non accetta questo trattamento dal ministero e contrattacca: contro le prove ieri hanno scioperato il 20% dei docenti. «La battaglia è sentita e combattuta – aggiunge il sindacato – anche dagli studenti e dalle famiglie, col netto rifiuto della vergognosa scheda sugli alunni che, se spinge a giudizi sommari e discriminatori su attitudini e personalità attua persino una rilevazione di censo, istituendo così una sorta di inaccettabile schedatura». Quello di ieri è stato il primo dei tre giorni di sciopero contro i test Invalsi. Bernocchi ha invitato il neo-ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carozza a un dibattito il 16 maggio quando i Cobas torneranno a presidiare il ministero.
La primavera della scuola italiana è dedicata alla valutazione degli alunni sin dalla più tenera età, secondo i dettami della pedagogia neoliberale elevata a sistema dalla riforma Gelmini e perfezionata da una serie di decreti dell’ex ministro Profumo. Ad aprile lo stato maggiore dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (Invalsi) ha perfezionato un progetto contro il quale l’Unione degli Studenti ha lanciato un boicottaggio previsto per il 16 maggio.
Si tratta di una «quarta prova» che verrà sottoposta ai maturandi a partire dal 2015. L’obiettivo è di associare il risultato di questi quiz al voto finale della maturità. I campi che i riformatori dell’Invalsi intendono valutare sono quelli indicati dai test Pisa a livello internazionale: la capacità di lettura e scrittura degli studenti, le capacità matematiche e quelle in inglese, insomma le voci che nel sistema di ranking internazionale adottato dall’Ocse rappresenta il grado di «produttività» delle scuole e degli studenti. Il test avrà una parte di domande comuni a tutti gli indirizzi dei licei, mentre un’altra sarà orientata agli indirizzi specifici.
È ancora incerto l’uso che gli atenei dovrebbero fare di questi risultati, ma l’orientamento è quello di usarli per selezionare le matricole. Un progetto che viene da lontano ma che ha trovato rapida attuazione dopo l’allarme lanciato nei mesi scorsi dal Consiglio Universitario Nazionale (Cun) sull’alto tasso di abbandono dell’università degli immatricolati: -17% dal 2003 al 2012, 58 mila persone, praticamente un intero ateneo. «In confronto ai paesi Ocse – ha scritto il Cun – l’Italia si pone al 25° posto su 35, in termini di percentuale di giovani che si immatricolano». Secondo questi dati, l’accesso all’università da parte dei neo-diplomati nella scuola superiore è perlomeno stabile.
Una campagna stampa, calvalcata dall’ex ministro Profumo, ha confuso questi dati sugli immatricolati (il totale degli iscritti al primo anno, degli studenti trasferiti da un’altra università, quelli che hanno abbandonato e poi ripreso gli studi) con i neo-diplomati iscritti al primo anno di università. L’onda emotiva che ha travolto un paese scosso dalla crisi, e ossessionato dal fallimento delle riforme dell’istruzione degli ultimi vent’anni, ha spinto a velocizzare la riforma dell’Invalsi e a credere nell’idea che una valutazione «oggettiva» basata sull’occasionalità dei quiz permetterà ai giovani di fare una scelta «responsabile» e a non sbagliare indirizzo di studi o a non abbandonarli. Il problema è che non sono i diciannovenni a lasciare l’università, ma i loro fratelli maggiori, colpiti dalla precarietà. Inutile dire che per questi ultimi i quiz Invalsi non hanno alcuna utilità. E molti dubitano sulla loro efficacia per gli adolescenti. Ieri dal quartiere Forcella di Napoli il ministro Carrozza ha ribadito invece la centralità dell’Invalsi: «Nelle valutazioni è importante tenere conto della base di partenza e degli strumenti» ha detto.
 

  • mario lanzafame

    Dunque la scuola e, soprattutto gli insegnanti, non possiamo valutarli?
    Perchè come genitori e come studenti non possiamo valutare gli insegnanti, i presidi, il personale ata, le scuole nel loro complesso?
    Perchè dobbiamo sempre pensare che non bisogna cambiare niente dentro questa scuola pubblica allo sfascio?
    Eppure lo sappiamo benissimo quali docenti- inamovibili perchè hanno il posto e tutti i diritti garantiti- non fanno un cazzo e quali invece si impegnano e così tentiamo la fortuna iscrivendo i nostri figli e sperando che ci prendano in quella sezione piuttosto che in quella dove ci sono quelli che sarebbe meglio che zappassero….
    Eppure lo sappiamo benissimo come studenti quelli che amano il loro lavoro e ci mettono passione, e li rispettiamo e ci insegnano davvero qualcosa…
    Allora, perchè come cittadini non possiamo dire questo sì e questo no?
    Perchè non possiamo avere POTERE per, almeno, segnalare chi fa il proprio mestiere e chi no?
    Valutare significa anche questo, concretamente, al di là delle patenti accademiche, significa potere, esprimere giudizi, ponderare….cosa che solo alcuni vogliono poter continuare a fare infischiandosene degli altri (la maggioranza)

  • fausto

    La fatica che il manifesto, e Roberto Ciccarelli in particolare, mette nello smontare i testi INVALSI meriterebbe altro obiettivo.
    A parte che definire i test quali semplici quiz è falso, provo a spiegare in poche parole perché, da sinistra, test nazionali siano importanti.
    La scuola, il paese intero, manca di una strategia. Mancano indirizzi e obiettivi e così, scuole e insegnanti si inventano ogni giorno il modo migliore di lavorare. Con risultati ovviamente diversi che dipendono anche, ma non solo, dalle condizioni ambientali in cui operano.
    Gli studi PISA dimostrano che la scuola italiana funziona abbastanza bene per quel che riguarda le elementari, male o malissimo per quel che riguarda medie e superiori. Queste ultime, lo sappiamo bene, con un differenziale tra scuole che può essere enorme.
    Mappare il paese, può dare informazioni utilissime sull’efficacia del ruolo della scuola regione per regione, città per città, quartiere per quartiere.

    Il punto vero, non è sull’utilità di questi test, a mio parere indiscutibile, ma sul loro uso. Farne uno strumento per individuare le scuole migliori e premiarle é un obiettivo di destra. Farne uno strumento per capire dove, come, in quali condizioni e fino a che punto le cose vanno invece male e applicare quindi una logica da NBA (National Basketball Association), questo è un obiettivo di sinistra: nella NBA la squadra arrivata ultima ha diritto a scegliersi i giocatori migliori provenienti dalle leghe universitarie.
    Inoltre, individuare, anche nel dettaglio delle singole discipline, dove e come le cose vanno meglio, permetterebbe di studiarne le ragioni e pensare di trasferire le metodologie altrove.

    La posizione del manifesto sulla scuola è spesso oltremodo conservatrice. Mi chiedo, si può essere conservatori verso una struttura che funziona male? Basta con la logica della difesa, giochiamo per segnare!

  • http://furiacervelli.blogspot.com/ Roberto Ciccarelli

    allora buon campionato, se arrivi ultimo sarai ripescato. solito gioco all’italiana, tutte le gare sono falsate. ps nel caso in cui tu abbia un/a figlio/a è augurabile che prenda il massimo ai quiz invalsi sin da 7 anni. quando ne avrà 19 rischia di non potersi iscrivere all’università per la media troppo bassa. nel campionato nba che inizierà nel 2015 non c’è ripescaggio come negli Usa. siamo in italia, si retrocede nella serie inferiore, quella dei lavoratori servili e sottooccupati. sono le riforme all’italiana che guardano certamente al futuro ma conservano la struttura millenaria tra chi comanda e chi fa il servo. auguri

  • http://furiacervelli.blogspot.com/ Roberto Ciccarelli

    la valutazione invalsi al momento è rivolta ai bambini ad iniziare dai 7 anni. per la valutazione degli insegnanti, per il momento c’è solo quella degli universitari con l’anvur. questo per chiarezza. quindi la valutazione dei docenti non c’entra niente (anche se verranno misure in questo senso). i docenti a scuola sono chiamati a valutare la performatività e la produttività degli alunni, non attraverso i programmi di studio, bensì attraverso l’esecuzione di una prova nozionistica il cui risultato tende ad essere vincolante sul diritto all’accesso dell’individuo alla sua eventuale carriera degli studi. l’invalsi serve a conformare la produttività di un alunno agli standard internazionali della capacità di lettura nella propria lingua, sapere fare un paio di equazioni in matematica, abbozzare due espressioni in inglese. e su queste capacità si costruisce il profilo dello studente meritevole, e il suo portfolio di competenze, fino ai 19 anni. considerata l’assoluta parzialità della prova, la sua occasionalità, è già un problema. se poi i risultati di questa prova condizioneranno l’accesso agli studi universitari – perchè questo è il progetto invalsi – allora diventa un problema serio. non ricorro alla classica argomentazione costituzionale, basta dire che questa situazione, come dimostrato in altri paesi, è un vulnus al diritto fondamentale dell’individuo. quanto poi a questa strana idea che la valutazione fatta da un ente parastatale come l’invalsi sia migliore di quella fatta dai docenti è il clima del tempo. si preferisce farsi valutare da un ente di stato, dai suoi criteri di produttività e di accesso alla carriera lavorativa, che dalla scuola.