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Quinto Stato

Invalsi: dove tutto è precario, anche la scuola

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All‘Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi), con sede a Villa Falconieri a Frascati in provincia di Roma, ci sono 40 precari (tra ricercatori, amministrativi, informatici e collaboratori di ricerca) e 25 assunti a tempo indeterminato. Nell’ente commissariato da Paolo Sestito, alto funzionario della Banca d’Italia in carica dal febbraio 2012, c’è chi lavora da più di dieci anni, dopo avere firmato fino a 25 contratti tra co.co.co e tempi determinati.

Un po’ di storia

Dal 2004 l’invalsi è diventato un istituto di ricerca. Prima era un centro europeo dell’educazione. A partire dal 2007, il governo di centrosinistra con il ministro Mussi lo eleva a perno de3lla nuova strategia per il governo delle scuole. Lo stesso farà per l’università e la ricerca scientifica, avviando l’Agenzia Nazionale di Valutazione (Anvur) che poi sarebbe andata a regime grazie alla riforma Gelmini. Ma si sa che in tempi di austerità le ambizioni hanno un costo che lo

Stato non può permettersi. Nello stesso momento in cui all’Invalsi venivano attribuite funzioni epocali, le spending review dei governi di destra e di sinistra hanno cancellato i suoi fondi. Nel 2005 il contributo statale era di 10,9 milioni. Nel 2012 il contributo era di appena 2,9 milioni. L’Invalsi sopravvive, come del resto altri enti di ricerca, grazie ai Pon e alle ricerche autofinanziate sul “mercato”.

Al taglio dei fondi si è aggiunto un altro problema. Come in tutti gli enti di ricerca, dal Cnr in giù, alla difficoltà di contrattualizzare regolarmente il personale si è quella di strutturare l’istituto con ordini ad hoc. Negli ultimi otto anni si sono susseguiti nei locali di Villa Falconieri decine di precari senza che i vertici dell’istituto abbiano potuto, e voluto, stabilizzarli. Questa rotazione permanente si è resa necessaria perché è stato rafforzato il blocco del turn-over. A questo si è aggiunta una difficoltà di natura politica. In tutti questi anni i governi “rirformatori” della scuola non hanno mai deciso se e come nominare direttori e presidenti dell’ente in pianta stabile. Precari sono dunque i ricercatori e gli amministrativi. E precari sono i vertici legati ai governi, e alle maggioranze, che si sono alternate in parlamento in questi anni.

La protesta degli studenti contro le prove Invalsi, 2013

La protesta degli studenti contro le prove Invalsi, 2013

I concorsi per i precari (e non solo)

A maggio 2013 si sono concluse le prove di un contestatissimo concorso per 13 posti a tempo indeterminato che sono stati vinti da 12 interni e da un esterno. Sin dal luglio 2012, insieme ai sindacati, i precari storici hanno contestato i profili scelti dall’istituto perché discriminavano la loro storia professionale. Sono partiti i ricorsi ma, in attesa dell’esi

to, Sestito ha bandito un nuovo concorso a tempo determinato per 28 posti della durata di un anno. Le domande pervenute sarebbero all’incirca 300, ma chi lavora da una vita per l’Invalsi oggi non ha alcuna certezza di continuare la sua attività. Il prossimo 30 dicembre il suo contratto non sarà più rinnovato perché i revisori dei conti sostengono che non ci soldi. Queste persone rischiano di perdere il lavoro e dovranno sostenere una guerra per un posto con i loro colleghi.

Una situazione grottesca per un ente sul quale anche il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha puntato il futuro della scuola. Nel prossimo anno scolastico dovrebbe entrare in vigore il regolamento sulla valutazione che estenderà l’attività dell’Invalsi alle scuole, e non più solo agli studenti delle materne, delle medie o delle superiori. Il progetto prevederebbe l’estensione delle prove agli esami di maturità. L’Invalsi si prepara a svolgere questi compiti con 25 assunti e 40 precari che «scadono» a dicembre e non sanno ancora se il loro contratto sarà prorogato nel 2014 (come prevede un accordo già firmato). A sostegno interverrà un plotone di consulenti esterni, di ispettori reclutati tra i docenti nelle scuole, disponibili a collaborare nell’attività di valutazione delle performance degli istituti.

Prove Invalsi 2013, su Facebook girava questa immagine

Prove Invalsi 2013, su Facebook girava questa immagine

Cercasi ispettori

E’ infatti aperto un bando per selezionare futuri esperti per le valutazione delle scuole. Hanno risposto 6 mila insegnanti, i posti disponibili sono all’incirca 500. Queste persone dovrebbero essere considerate come “consulenti esterni”. Le loro scuole potrebber

o conferirgli il «comando» presso l’Invalsi in modo tale da permettergli di svolgere il ruolo per il quale sono stati reclutati. Proprio come avviene per le questioni sindacali.

Tutto regolare? Non proprio. Perché, ad oggi, la possibilità di lavorare da parte di un insegnante per un altro ente dello Stato, magari con un contratto a termine o una consulenza, non esiste. Lo esclude la legge. E poi non ci sono i soldi per pagare questo esercito di valutatori. All’Invalsi ne sono a conoscenza e quindi si chiede a questi docenti volenterosi di prendersi qualche giorno di ferie. In questo modo le possibilità di condurre una valutazione a tappeto delle scuole, secondo le regole stabilite dall’istituto, si riducono drasticamente. Agli ispettori verrà chiesto di valutare quattro o cinque scuole e poi di tornare al loro lavoro. Per questa ragione si cercano centinaia di persone. 500 persone potrebbero esaminare all’incirca 2500 scuole. Nulla, ma questo numero ipotetico potrebbe rappresentare comunque un campione statistico. Ai precari che continueranno a lavorare a Villa Falconieri toccherà formare e seguire le attività dei docenti-ispettori. Ma fino al 30 dicembre, perché poi non si sa. I ricercatori precari, e i pochi strutturati, che lavorano in questa struttura svolgeranno un ruolo di elaborazione e di coordinamento delle attività di formazione degli ispettori.

Potranno vin

cere i prossimi concorsi, ma quello che è certo è che dureranno solo un altro anno. Perché i concorsi banditi prevedono un posto a scadenza. La situazione di precarietà dell’Invalsi, come in tutti gli enti di ricerca o gli atenei, è dunque endemica. In questa situazione è chiaro che non esistono le forze, né i fondi, per sostenere le ambizioni di un progetto che mira ad estendere i test alla terza prova della maturità entro il 2015, rendendo poi i risultati vincolanti ai fini dell’accesso alle facoltà. In più bisogna considerare che l’Invalsi non è molto popolare nel mondo della scuola. Lo è per una serie di ragioni complesse che dipendono dalla natura della valutazione.

Valutare: punire o promuovere?

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In Italia è in corso un vero scontro culturale sul concetto, e le pratiche, della valutazione. I ricercatori che abbiamo conosciuto a Villa Falconieri riconoscono che la valutazione è stata appannaggio della “destra”, ma tengono ugualmente a dire che loro ragionano su come aiutare le scuole a migliorare, ed escludono di lavorare comminando premi e punizioni. “Se la valutazione la usi per capire dove investire, potresti supportare le scuole che sono in difficoltà – ci dicono – Oggi il Miur non conosce le difficoltà delle scuole. Per il ministero sono tutte uguali, e per questo applica a tutte le stesse modalità. Non vede le differenze”.

Molti temono che l’imposizione della valutazione abbia caratteri discriminatori tali da cambiare la didattica. Da trasmissione di saperi e conoscenze, la scuola rischia di trasformarsi in un luogo dove si insegna a rispondere ai quiz che saranno vincolanti per il futuro scolastico e professionale dei bambini e degli adolescenti. I ricercatori dell’Invalsi non nascondono questo rischio. Credono tuttavia che una «cultura della valutazione» possa attivare un «processo di auto-valutazione» tra gli attori della scuola, permettendo allo stesso ministero di capire su quali istituti intervenire. Sulla valutazione è in corso in Italia un conflitto che ha investito lo stesso vertice dell’Invalsi che non ha un presidente.

Il responsabile sarà un economista o un ingegnere, un fautore dell’econometria oppure un pedagogista sostenitore di una valutazione più comprensiva della soggettività dello studente o del ricercatore? Al momento, anche la valutazione, il suo significato, e la stessa istituzione restano precari.

+++Leggi il dossier Invalsi:

Test Invalsi, ma non per tutti: come funzionano le prove e le critiche alla valutazione scolastica

Invalsi: la vita a quiz inizia a 7 anni

  • http://WWW.GENITOREATTIVO Pietro Castello

    L’Invalsi non è mai stato un Ente di Ricerca, i suoi dirigenti sono tutti economisti e statistici che rivendicano l’ignoranza più completa di scuola e apprendimenti e non hanno nè il curricolo nè titoli di ricercatori. Non ha alcuna libertà di ricerca nè autonomia…è alla totale dipendenza del Ministro del MIUR(o meglio dalla agenzia tre elle, confindustria, Compagnia di San Paolo: i mandanti dei Ministri). A mio avviso gli unici che abbiano titoli per ricercare e valutare la scuola e gli apprendimenti sarebbero quegli istituti Universitari che in tema di valutazione e giudizi sui sistemi scolastici abbiano esperienza riconosciuta e pubblica. Ma esistono?
    In ogni caso i committenti potrebbero essere solo organismi rappresentivi, democratici e popolari come gli Organi Collegiali della scuola territoriali cancellati da Berlinguer, ministro PD.
    Pietro Castello