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Lo scienziato borderline

INVALSI: come difenderti dalla repressione

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Ricevo e volentieri pubblico dall’avvocato Enzo Pellegrin di Torino un intervento dei compagni del Fronte della Gioventù Comunista.

L’intervento si articola in due parti:

1) Perché boicottare l’INVALSI

2) Come tutelarti se subisci tentativi di repressione.

1) Perchè i test INVALSI sono dannosi per la scuola pubblica

Creano scuole e studenti di serie A e serie B.

Secondo il progetto del Ministero infatti parti sempre più cospicue di finanziamenti dovranno essere assegnate sulla base dei risultati dei test INVALSI. In poche parole al posto di intervenire sulle situazioni più difficili, con apposite sovvenzioni ed interventi (anche economici) si accetta che il livello conseguito sia la base su cui dare i finanziamenti. Una sorta di Robin Hood al contrario, in cui tutto è valutato sulla base di una logica di conseguimento del risultato, di stampo manageriale, e non sotto il giusto profilo che una materia delicata come l’istruzione richiederebbe. La situazione italiana dimostra gravi squilibri dell’istruzione tra nord e sud del paese, centro e periferie delle città. I finanziamenti sulla base del “merito” contribuiranno solo ad acuire questa divisione, non associando a tutti gli studenti un livello uguale di istruzione, diritto costituzionalmente garantito. La sperimentazione prevede di utilizzare l’esito dei test per stilare una graduatoria tra scuole assegnando un premio di 70.000 euro a quelle risultate migliori , per quest’anno in via sperimentale, per i prossimi molto probabilmente in modo definitivo.
Implicitamente finanziano le private.

Poiché, come chiarito dalla nota del MIUR anche le scuole paritarie parteciperanno ai test, anche loro saranno iscritte nelle graduatorie e potranno accedere ai fondi previsti.

Cambiano il modello di scuola in peggio.

L’idea del test a crocette è un approccio didattico completamente opposto a quello tradizionalmente adottato nel nostro paese. Da una parte un modello asettico che punta ad inculcare un dato ed una verità prestabilita, non contestabile e non inquadrabile, anche criticamente, in un discorso complessivo; dall’altro l’idea della necessità dello sviluppo di un pensiero critico soggettivo affiancato in modo inscindibile dal dato oggettivo. Il fatto che questi test diventino fondamentali per le scuole (a partire dal loro approvvigionamento economico) sta radicalmente modificando l’insegnamento stesso delle materie e le attività didattiche. Così spuntano libri per “la preparazione al test invalsi”, spesso ore di insegnamento sono sacrificate alla preparazione dei test perché i docenti per “non fare brutta figura”, spesso su spinta dei Dirigenti Scolastici, investono sulla preparazione degli alunni a questi test. Come sottolineato dagli stessi insegnanti: «nel giro di qualche anno le materie interessate dall’INVALSI hanno cambiato natura; pensiamo ad esempio alla prova di italiano: il tema ha perso centralità a favore della comprensione del testo; ad una prova in grado di restituire, più di ogni altra, la complessità dello studente (competenze, saperi, soggettività), si preferisce ormai una prova completamente decontestualizzata: un brano che solo per pudore viene scelto tra i brani d’autore, senza che di quell’autore importi né la poetica né il momento storico in cui ha vissuto, con risposte da scegliere spesso tra opzioni già prestabilite; anche la matematica, disciplina anch’essa complessa, si sta rapidamente riducendo alla semplice “risoluzione del problema”, minando appunto lo statuto stesso della disciplina».

Mettono in competizione insegnanti e scuole.

La logica competitiva che ne consegue è enorme e non comporta di certo effetti positivi. In una scuola sempre più orientata ad una competizione fratricida tra istituti scolastici l’obiettivo non sembra più assicurare livelli omogenei e sempre più elevati di istruzione agli studenti indipendentemente dalla scuola e dal contesto geografico e sociale, ma superare il proprio vicino, per ottenere un numero maggiore di studenti e quindi di finanziamenti. Queste prove sono la premessa per la differenziazione del trattamento economico di insegnanti in base al rendimento dei propri studenti, situazione che può innescare spirali pericolose, molto più del fenomeno che si dichiara di voler combattere.

Non sono attendibili scientificamente e non misurano il buon insegnamento.

L’attendibilità scientifica di questi test è stata ripetutamente contestata a livello scientifico. Spesso per giunta, come accade spesso nei test a crocette, alcune risposte sono effettivamente opinabili.
Inverte il percorso di integrazione degli alunni disabili, avviato con la legge 517/77.

La disabilità non rientra nel sistema di valutazione INVALSI e viene ignorato l’impegno delle scuole affinché essi raggiungano le piene competenze secondo le loro potenzialità. Inoltre, è previsto che gli alunni con diagnosi di DSA (dislessia) partecipino alle prove nelle stesse condizioni degli altri.

2) Come tutelarti in caso di ritorsioni
Queste righe nascono con l’obiettivo di fornire agli studenti informazione adeguata sulle prove INVALSI, sulla loro presunta obbligatorietà e sulle possibili ritorsioni attuate dai docenti e dai dirigenti scolastici, ritorsioni che, come avremo modo di spiegare non hanno NESSUNA GIUSTIFICAZIONE GIURIDICA e ove presenti sono da considerarsi a tutti gli effetti un ABUSO E UN PREGUIDIZIO AI DIRITTI DEGLI STUDENTI. Abbiamo così selezionato alcune delle domande più frequenti dando le dovute risposte.
GLI STUDENTI HANNO L’OBBLIGO DI EFFETTUARE LE PROVE INVALSI?
La nota del Ministero dell’Istruzione afferma: “La valutazione riguarderà obbligatoriamente tutti gli studenti delle predette classi delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie” Tuttavia l’obbligo è relativo alla sola partecipazione alla prova e non vincola lo studente a sostenerla nel merito. Ricevere obbligatoriamente il foglio delle prove non vuol dire avere l’obbligo di compilarle. Non rispondere alle domande è assolutamente consentito per la natura stessa della prova allo studente.
LE PROVE INVALSI POSSONO FARE MEDIA CON I VOTI NELLA MATERIA?
ASSOLUTAMENTE NO. Le prove INVALSI non possono in alcun modo essere considerate nella valutazione dello studente, non contemplano assegnazione di voto da parte dell’insegnante allo studente. Ogni minaccia di considerare come voto negativo l’eventuale consegna in bianco è assolutamente priva di giustificazione e costituisce presupposto per un’azione legale nei confronti di chi l’ha pronunciata. Le prove INVALSI inoltre non sono parte dell’attività curriculare sulla quale è possibile compiere valutazioni di rendimento valide per gli scrutini.
SI RISCHIANO PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI NON RISPONDENDO ALLE DOMANDE?
ASSOLUTAMENTE NO. Nessun provvedimento può essere emesso per nessuna ragione dal Dirigente Scolastico o dai docenti. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti afferma infatti che: “La vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di espressione, di pensiero, di coscienza…”, ancora: “studente ha diritto ad una formazione culturale e professionale qualificata che rispetti e valorizzi, anche attraverso l’orientamento, l’identità di ciascuno e sia aperta alla pluralità delle idee.” Non essendo le prove INVALSI attività curriculare inoltre rimane il “diritto alla libertà di apprendimento ed…il diritto di scelta tra le attività curricolari integrative e tra le attività aggiuntive facoltative offerte dalla scuola.” Ogni abuso o minaccia rivolta ad uno studente è assolutamente priva di qualsiasi fondamento e invitiamo a denunciarla al recapito sottostante, garantendo agli studenti assistenza e aiuto.
SE LA NOSTRA E’ UNA SCUOLA/CLASSE CAMPIONE, SIAMO OBBLIGATI A SVOLGERE LE PROVE?
ASSOLUTAMENTE NO. il fatto di essere una scuola/classe campione non inficia tutto l’assetto normativo finora ricordato. Essere una scuola campione significa solamente che il giorno della somministrazione saranno presenti a scuola dei somministratori esterni. Ma ovviamente nemmeno loro hanno il potere di imporvi alcunché.
TUTELA DELLA PRIVACY ED ANONIMATO
Si dice che le prove INVALSI siano anonime in realtà questo non è del tutto corretto perché ogni nome e cognome di studente è collegato ad un codice da cui è possibile risalire alle informazioni prelevate. Non avendo mai sostenuto prove INVALSI al liceo non sappiamo se queste o fogli allegati contengano informazioni sensibili da scrivere. Alcuni genitori hanno denunciato che negli anni precedenti con i test venivano richieste anche «informazioni su nazionalità, livello di istruzione e occupazione dei genitori, orario settimanale della classe frequentata, frequenza o meno dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia ecc, ma anche, chiedendolo direttamente agli studenti, sulle risorse disponibili in famiglia – numerosità di libri, disponibilità di un aiuto nei compiti per casa, lingua parlata a casa». Se ciò fosse confermato, costituirebbe una violazione della normativa sulla tutela della privacy, in quanto il trattamento di dati di questo genere dovrebbe essere autorizzato dai genitori in caso di studenti minorenni; genitori che in larghissima parte non sono neanche stati avvisati delle prove e che di certo non hanno autorizzato il trattamento di dati personali.
Nel caso ciò accadesse E’ TUO DIRITTO RIFIUTARTI DI FORNIRE QUALSIASI INFORMAZIONE PERSONALE CHE NON SIA STATA AUTORIZZATA DAI TUOI GENITORI.
N.B. E’ POSSIBILE SEGNALARE OGNI ABUSO CONDOTTO DA DIRIGENTI SCOLASTICI E DOCENTI PER OBBLIGARTI A COMPILARE LE PROVE INVALSI. INVIANDO UN MESSAGGIO ALL’INDIRIZZO EMAIL NOINVALSI@LIBERO.IT NOI PROVVEDEREMO A DARE DIFFUSIONE DELL’ACCADUTO A MEZZO STAMPA ED ASSICURARTI OGNI SOSTEGNO ED AIUTO (EVENTUALMENTE ANCHE LEGALE).

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