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FranciaEuropa

Insulta i poliziotti su Facebook, condannato a tre mesi di carcere

Un giovane bretone di 19 anni, che ha insultato i poliziotti su Facebook, è stato condannato a tre mesi di carcere (senza condizionale) e a 1200 euro di multa dal tribunale penale di Brest. La sentenza è di qualche giorno fa, ma i fatti risalgono al gennaio scorso, quando  il ragazzo è fermato ubriaco al volante della sua auto. I poliziotti lo obbligano, assieme ai suoi amici – anch’essi brilli – a tornare a casa a piedi. Rientrato, il giovane si sfoga su Facebook, insultando copiosamente gli agenti (“figli di…” ecc.). I mesi passano e i poliziotti si accorgono degli insulti per caso: stavano cercando il nuovo indirizzo del giovane e per questo avevano interrogato Facebook. Seguono denuncia, processo e condanna per “oltraggio” a pubblico ufficiale.

E’ la prima volta in Francia che una persona è condannata al carcere per un fatto analogo. “Benché sia fuori questione difendere l’oltraggio a una persona depositaria dell’autorità pubblica, che in Francia è reato, va sottolineato che la pena è di una severità inedita” commenta Christophe Ginisty, presidente dell’associazione Internet sans frontières. “Sia con questa condanna che con i dibattiti parlamentari sulla legge Loppsi 2, l’attualità ci fornisce  ogni giorno degli elementi inquietanti sul clima malsano che si sta instaurando in Francia attorno alla pratica di Internet”, aggiunge.

La Loppsi 2 è una legge sull’ordine pubblico, a cui si aggiunge anche l’Hadopi, una legge specifica su Internet, che è entrata in vigore in questi giorni.   I primi messaggi di allerta stanno arrivando agli internauti che hanno scaricato illegalmente musica e film, che sono stati identificati grazie al contributo dei fornitori di Internet. E’ stata adottata la risposta graduata: un primo messaggio di allerta, seguito da una sanzione, che puo’ andare fino a 1500 euro di multa e a un mese di sospensione della connessione Internet.

La sentenza di Brest ha rivelato, inoltre, alcuni dettagli su come la polizia utilizza Internet e le reti sociali, diventate un nuovo strumento di inchiesta.