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Lo scienziato borderline

Inquinamento elettromagnetico e inquinamento chimico

Non ho nessuna intenzione, per ora, di parlare della pseudorivolta che la destra qualunquista sta portando avanti scompostamente in questi giorni, specie nella mia Torino. Non ne vale la pena.

Parliamo invece di un argomento realmente importante: l’interazione fra inquinamento elettromagnetico e inquinamento chimico, gli effetti sulla salute, e i dati epidemiologici preoccupanti nel comprensiorio di Niscemi dovuti proprio a queste interazioni.

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Domani, 13 dicembre, a partire dalle nove del mattino, nell’Aula Magna del Policlinico Universitario “Vittorio Emanuele” di Catania, si parlerà di ambiente e infertilità.

Sarà affrontato il problema degli effetti dell’inquinamento sulla fertilità dell’uomo, della donna e sulla futura fertilità del nascituro. L’organizzazione ha invitato per un intervento programmato, il dott. Marino Miceli, medico di Niscemi, che parlerà della raccolta di dati epidemiologici che si sta conducendo a Niscemi, per studiare gli effetti dell’interazione fra inquinamento elettromagnetico e inquinamento chimico.

L’intervento del dott. Miceli si inserisce all’interno di un congresso medico sulla “Gestione e Trattamento Umanizzato della Coppia Infertile – L’importanza del ruolo del Medico di Famiglia, del Consultorio, dell’Ospedale e del Centro di Sterilità nel territorio nel processo di Umanizzazione della Procreazione Medicalmente Assistita”, al quale parteciperanno i più importanti studiosi che si occupano di medicina della riproduzione.

Marino Miceli è coautore del Rapporto sugli effetti del MUOS e delle antenne NRTF a Niscemi, emesso questa estate nell’indifferenza della Regione Sicilia, del presidente Crocetta e dell’Assessorato all’Ambiente e Territorio.

Ne riportiamo qui sunteggiati alcuni passi, che riguardano specificatamente quanto verrà discusso al Convegno a Catania.

Per quanto riguarda i campi elettromagnetici, è rilevante sottolineare la natura scientifica dei limiti imposti dalla normativa italiana, alla luce dell’identificazione di un valore al di sotto del quale non si configura un rischio sanitario o per l’ambiente di lungo periodo. Tale valore non è stato ancora stabilito ed il volume 102 dello IARC invece identifica le onde elettromagnetiche come appartenenti al Gruppo 2, ovverosia sostanze per cui esistono sufficienti indizi per potere ragionevolmente pensare che possano indurre tumori o attivare gli effetti delle modifiche del patrimonio genetico prodotte da altre sostanze o eventi. In particolare la seconda lettura è alla base del rapporto Huss , che detta i principi procedurali per l’analisi di una installazione generante onde elettromagnetiche, obbligando alla verifica di tutte le fonti di inquinamento che possono subire effetti di magnificazione a causa della sorgente elettromagnetica stessa.

Il valore di attenzione emanato dalla Legge italiana è privo di qualsiasi copertura scientifica se si volesse dare allo stesso un significato di certezza di assenza di rischio, mentre esso va letto come valore che se superato obbliga ad una riduzione del rischio stesso, ben lungi dall’essere un valore quindi di sicurezza; peraltro il senso di tali valori è ricavabile dalla lettera b) del comma 1 dell’ articolo 1 della legge 36/2001 circa la necessità di promuovere la ricerca sugli effetti a lungo termine. Anche nella Relazione del Verificatore del TAR, prof. Marcello D’Amore dell’Università della Sapienza di Roma, si mettono in evidenza possibili effetti sulla biocenesi, sulla popolazione e sugli aeromobili.

Ora è pacifico da un imponente mole di Sentenze della Corte di Giustizia che la Valutazione di impatto ambientale – la V.I.A. propriamente detta – è obbligatoria nel caso in cui possa avere un notevole impatto sull’ambiente tenuto conto le caratteristiche dell’ ambiente stesso (cfr. Sentenza della Corte Di Giustizia – (Sesta Sezione) del 16 settembre 1999. World Wildlife Fund (WWF) e a. contro Autonome Provinz Bozen e a. Causa C-435/97.). Una VIA non può prescindere dalla localizzazione dell’impianto: quindi si deve ritenere che vada valutato in maniera integrata se, per il MUOS a Niscemi, le sue emissioni siano conformi alla normativa nazionale e regionale in materia di tutela dalle esposizione elettromagnetiche e di tutela ambientale delle aree SIC, nonché a quella antisismica.[a]

Una valutazione integrata del rischio è in questo caso fattibile: per i CEM i meccanismi molecolari sono rinvenibili nel preambolo alle pubblicazione delle monografie[b] di cui si riporta un passaggio inerente l’argomento in oggetto. “Per gli agenti fisici che sono forme di radiazioni, altri dati relativi alla cancerogenicità possono includere descrizioni di effetti dannosi a livello fisiologico, cellulare e molecolare, come ad agenti chimici, e le descrizioni di come si verificano questi effetti”. Ulteriormente i meccanismi sono descritti da pagina 24 a 26 della citata monografia 102.

Stanti i risultati delle indagini e valutazioni di ISS, ISPRA e ARPAS sia per quanto riguarda i CEM di NRTF che le altre fonti inquinanti, e stanti i risultati sull’inquinamento chimico e sul profilo di salute dei Niscemesi – che mettono in evidenza correttamente molte criticità – si ritiene che la costruzione del MUOS ricada in un contesto di grave inquinamento ambientale in fase di bonifica, che non può e non deve ulteriormente essere inquinato con altre installazioni.

Per quanto riguarda il profilo di salute della popolazione di Niscemi, considerando la situazione sanitaria complessivamente non positiva che emerge, con un numero elevato di fattori oncogeni e patogeni simultaneamente presenti, sarebbe necessaria una azione di attento monitoraggio e di ulteriore indagine.

La necessità di evidenziare gli effetti sanitari dovuti alle emissioni della base si scontra con l’esiguità del dato a disposizione, poiché occorrerebbe sottrarre molteplici i fattori di confondimento. Tuttavia, se si cerca di selezionare sottogruppi particolari della popolazione esposta (come ad esempio i militari italiani che hanno montato la guardia alla base USA e che non sono evidentemente residenti a Niscemi), i dati risulterebbero assai esigui. Alla luce di quanto è emerso si suggerisce una indagine che individui la reale dimensione del rischio alla salute, individuando il reale sottoinsieme di popolazione esposta e una idonea popolazione di riferimento (non esposta). Confrontare i dati di Niscemi con la media siciliana, come se quella rappresentasse il “testimone” o “bianco” ossia la situazione senza rischi, è secondo gli scriventi, poco opportuno in quanto fuorviante: la popolazione siciliana non è omogenea e presenta situazioni assai differenti.

E’ fra le altre particolarmente degna di attenzione la rilevazione che sia stata verificata a Niscemi una seria prevalenza di mieloma multiplo; essa può senz’altro – in linea generale – venir messa in relazione ad esposizioni in ambito agricolo, mentre nel caso particolare l’assenza di alcuna evidenza in questo ambito non consente di scartare altre cause: ad esempio numerosi studi internazionali hanno chiarito quale sia la correlazione esistente fra CEM e malattie emolinfatiche e cerebrovascolari.

Si concorda inoltre, per la valutazione dello stato di salute della popolazione di Niscemi, sull’importanza della suscettibilità della popolazione più giovane alle patologie determinate dalle onde elettromagnetiche.

Si rappresenta infine che occorre vengano prese in considerazione le conclusioni del Rapporto 2012, “Stato di Salute della popolazione residente nelle aree a rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale per le bonifiche della Sicilia”, pubblicato dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale, in particolare, sulla qualità di vita dell’Area a Rischio (Gela, Butera, Niscemi), pubblicato nel gennaio 2013, in quanto che coincidono parzialmente con le conclusioni del ISS, pertanto si ritiene opportuno tenere in debita considerazione alcune condizioni che, pur se non in termini di significatività statistica nel periodo di riferimento, risultano al limite della stessa in eccesso rispetto all’atteso, come ad esempio tutti i tumori presentati dalla popolazione di sesso maschile (+ 10) ed il particolare il carcinoma epatico e della trachea, mentre tra i soggetti di sesso femminile, il tumore del colon; tale condizione deve indurre a particolari cautele all’esposizione a fonti aggiuntive di inquinanti di cui non sono note gli effetti sulla salute.

Individuare le cause di questa situazione sanitaria appare prioritario, oltre che, ovviamente, evitare l’innesto di altri fattori di rischio per la salute, quali la costruzione del MUOS.

Il nodo centrale della questione consiste nelle modalità con cui una fonte energetica quale è la radiazione elettromagnetica non ionizzante può interferire con gli esseri viventi e l’ambiente. Tale interazione afferisce ai processi chimici in particolar modo quelli dominati dalle interazioni deboli. Tale aspetto non è stato finora adeguatamente considerato, in nessuno dei documenti presentati nell’ambito dell’iter autorizzativo per il MUOS nel 2011.

I possibili modi con cui una fonte energetica può avere effetti sulle reazioni chimiche sono:

  1. aumentare il contenuto cinetico delle sostanze chimiche favorendo la velocità delle reazioni chimiche ;
  2. fornire Energia in grado di interferire con la struttura supramolecolare (ovvero: Chimica degli aggregati molecolari di più alta complessità risultanti dall’associazione di due o più specie chimiche legate assieme da forze intermolecolari) quindi un contenuto energetico che possa modificare anche in via transitoria le macromolecole a cui si devono ascrivere a titolo esemplificativo ma non esaustivo le strutture proteiche, degli acidi nucleici, i complessi enzimi-recettori, i sistemi porfirinici, la clorofilla, il citocromo, i clatrati, le ciclodestrine e le nano macchine naturali quali i tunnel delle membrane cellulari;
  3. fenomeni di alterazione momentanea della struttura geometrica di polimeri naturali aventi effetto epigenetico quali l’ipotetica oscillazione della catena del DNA tale che due geni prima distanti si trovino vicini è vi sia una attivazione di uno di questi per effetto dell’interazione debole con l’altro gene ;

Per quanto attiene il punto 1 il forno a microonde ne è un esempio lampante mentre per quanto attiene gli ulteriori due punti si rimanda alla trattazione di cui all’Allegato 2, ed all’ampia letteratura citata, aggiungendo solo a titolo esemplificativo lo studio “Le ragioni epigenetiche del cellfood” di Francesco e Giovanni Borghini[1].

L’ampia letteratura disponibile su questi aspetti dimostra la sussistenza della necessità del principio di precauzione, anche se gli autori ritengono che siano già sufficienti per l’applicazione del suddetto principio le conclusioni a cui si è richiamato il Comitato economico e sociale europeo[2] nel suo parere del 7 dicembre 2011, dove lo stesso prende atto del rapporto Huss, e che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione in cui auspica che le norme e le soglie relative alle emissioni dei campi elettromagnetici di ogni tipo e di ogni frequenza vengano definite conformemente al principio di precauzione ALARA[3], basato sul minimo rischio possibile per effetto delle conclusioni di tale rapporto.

In tale contesto è bene richiamare quanto statuito dalla Sentenza del Tribunale di Giustizia Europea (Terza Sezione) dell’ 11 settembre 2002 nella causa T-13/99 di cui si riportano i punti salienti applicabili alla questione:

Occorre rammentare che, come già deciso dalla Corte e dal Tribunale, quando sussistono incertezze scientifiche riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute umana, le istituzioni comunitarie possono, in forza del principio di precauzione, adottare misure di protezione senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi (sentenze BSE, citata supra, al punto 114, punto 99, NFU, citata supra, al punto 117, punto 63, e Bergaderm e Goupil/Commissione, citata supra, al punto 115, punto 66).[4]

Ed ancora va sottolineato il punto centrale della questione:

“Inoltre, nel contesto dell’applicazione del principio di precauzione – che è per definizione un contesto d’incertezza scientifica – non si può esigere che una valutazione dei rischi fornisca obbligatoriamente alle istituzioni comunitarie prove scientifiche decisive sulla realtà del rischio e sulla gravità dei potenziali effetti nocivi in caso di avveramento di tale rischio (v., in tal contesto, le sentenze Mondiet, citata supra, al punto 115, punti 29-31, e Spagna/Consiglio, citata supra, al punto 115, punto 31)[5].

Tuttavia, emerge parimenti dalla giurisprudenza citata supra, al punto 139, che una misura preventiva non può essere validamente motivata con un approccio puramente ipotetico del rischio, fondato su semplici supposizioni non ancora accertate scientificamente (v., in tale senso, anche la sentenza EFTA-Surveillance Authority/Norvegia, citata supra, al punto 118, e in particolare i punti 36-38)[6].

Dal principio di precauzione, come interpretato dal giudice comunitario, deriva al contrario che una misura preventiva può essere adottata esclusivamente qualora il rischio, senza che la sua esistenza e la sua portata siano state dimostrate “pienamente” da dati scientifici concludenti, appaia almeno sufficientemente documentato sulla base dei dati scientifici disponibili al momento dell’adozione di tale misura.

Ringrazio il dott. Marino Miceli per la sua costante attività di ricerca e documentazione “sul campo”, cheè stata e sarà sempre più importante all’interno del nostro Gruppo di Lavoro sul MUOS.

NOTE

[1] Francesco e Giovanni Borghini “Le ragioni epigenetiche del cellfood”, si veda sito: http://www.eurodream.net/files/Ragioni%20epigenetiche%20del%20cellfood.pdf

[2] Rif. Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (XX direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)

[3] As Low As Reasonably Achievable (il più basso di ciò che è ragionevolmente possibile)

[4] I riferimenti citati sono nel corpo della Sentenza del Tribunale citata sopra a e relativa alla causa T-13/99

[5] I riferimenti citati sono nel corpo della Sentenza del Tribunale citata sopra a e relativa alla causa T-13/99

[6] I riferimenti citati sono nel corpo della Sentenza del Tribunale citata sopra a e relativa alla causa T-13/99

[a] Bene fermo restando che il mancato rispetto di una norma di settore è tranciante rispetto a qualsiasi procedura, la fissazione di limiti anche più restrittivi è permessa nel campo delle valutazione se e solo se tali limiti più restrittivi sono idonei a far risultare l’impatto dell’opera compatibile con l’ ambiente. Quindi si deve registrare una violazione della normativa nazionale nell’istante in cui un impianto di tal guisa ed i cui effetti sull’ambiente e sulla salute sono tutt’altro che trascurabili (vedi Volume 102 dello IARC) non è sottoposto a Valutazione di Impatto ambientale e non è avviata la procedura di consultazione pubblica prevista dalla Convenzione di AAborg ed in particolare al stessa non è avviata in violazione dell’art.6 della stessa, quando tutte le opzioni sono possibili.

[b] Si veda: http://monographs.iarc.fr/ENG/Preamble/currentb4studiesother0706.php