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Napoli centrale

India-Napoli: Sari in cammino

 

Tradizionalisti, chiusi nelle regole e nelle caste del loro paese, gli indiani nel napoletano spesso vengono confusi con cingalesi e filippini. Difficile un censimento esatto della popolazione che a livello nazionale è l’ottava comunità presente sul territorio con circa 121mila migranti regolari. E il ruolo della donna madre mansueta e della figlia devota non devono essere rivoluzionati dall’arrivo in un paese occidentale. “Si è vero l’impronta patriarcale non muta con l’arrivo qui da noi. Basti pensare che un lettore al quale avevo prestato casa mia, sconvolse tutto il mio paesino d’origine perché andando a lavorare chiudeva la moglie in casa”. Sorride Amedeo Maiello, professore di Storia dell’India Moderna e Contemporanea all’Università Orientale, ma c’è poco da stare allegri se una sua stessa studentessa che proprio in questi mesi sta facendo diverse ricerche nella comunità per la tesi di laurea, non esclude che anche nel nostro paese ci possano essere casi di spose bambine così frequenti in India.

L’occasione per parlare di tutto ciò è la presentazione, presso la libreria della donne Eva Luna, del libro di Valeria Fraschetti, “Sari in cammino. Ecco perché l’India non è (ancora) un paese per donne” (Ed. Castelvecchi, pg181, 16 euro). Un reportage in cui la giornalista freelance si è addentrata nel cuore del secondo paese più popoloso del mondo dove come spiega la stessa autrice: “La condizione della donna è poco confortante, più povera tra i poveri, ultima tra gli ultimi”. Attraverso interviste, documentazioni e una full immersion nella vita delle indiane il risultato purtroppo è una conferma delle statistiche e delle ricerche internazionali: “Essere donna in India significa vivere tra pregiudizi e vessazioni. – è la sentenza della Fraschetti – Perché a dispetto di premier in sari o attrici scollate in Tv, in questo paese la società è profondamente patriarcale”. In India ci sono circa 500mila aborti ogni anno, in alcuni stati la mortalità infantile e giovanile delle bambine-ragazze è del 6% in più rispetto ai coetanei dell’altro sesso, questo anche perché le femminucce sono considerate meno degne di ricevere cibo. Vittime dei matrimoni preorganizzati, dei delitti d’onore, di mariti spesso violenti e autoritari come spiega la stessa Fraschetti “sono loro a pagare il prezzo più alto della diseguaglianza sociale”.

Non si può generalizzare” ha obiettato in sala Chandrasiry esponende della comunità indiano-partenopea: “Nel nostro paese ci sono 120 lingue e 850 dialetti, chiaro che le differenze da una parte all’altra dell’India sono abbissali”. Ma cosa succede una volta arrivati a Napoli? Johame Solis, presidentessa della cooperativa Kasba, non è ottimista: “Dai dati raccolti – dice in sala – si tratta di una comunità molto rigida, rispettosa, cordiale che riesce ad integrarsi facilmente, ma che si mantiene saldamente ancorata alla propria cultura tradizionalista. Basti pensare – continua – che le donne spesso, pur con bassi stipendi, preferiscono mandare i figli alle scuole private, e nella maggior parte delle volte da ragazzini li rimandano in India per la loro educazione”. Secondo la Solis continuano a esistere i matrimoni organizzati, anche se in Italia la donna avrebbe la possibilità di scegliere tra una schiera di pretendenti, ma tutti decisi dalla famiglia, mentre il ruolo di madre dedita totalmente alla cura della famiglia non muta con l’occidentalizzazione: “La vera sfida però è nella seconda generazione, ragazzi che non sono né carne né pesce, ma che già insistono caparbiamente per mutare le regole tradizionali”.

*La presentazione del libro di Valeria Fraschetti è stata organizzata dalla Federconsumatori per avere il programma dei prossimi appuntamenti consultare il sito: http://www.federconsumatorinapoli.blogspot.com/

(Nella foto in alto Valeria Fraschetti e Johame Solis)

  • Ilaria,la studentessa citata nell’articolo

    Buongiorno,
    sono la studentessa che viene citata nell’articolo all’inizio del testo in merito alle mie ricerche di laurea, voglio solo precisare che esse non riguardano l’area del napoletano, bensì quella del Lazio.
    Infatti, nella zona di Napoli e dintorni sono pochi gli immigrati provenienti dall’India, a dispetto delle comunità srilankese, pachistana e bengalese che hanno una massiccia presenza e che spesso, come dicevate, vengono confuse con quella indiana, ma che hanno usanze e costumi , oltre che lingue e religioni, differenti da quelle dell’India.
    Inoltre è probabile che non si possa escludere il fenomeno delle spose bambine anche in Italia ma bisogna precisare che tale pratica, in India, è caratteristica della comunità Induista, mentre in Italia, sorprendentemente e a ignoranza di molti italiani, la comunità indiana è formata per lo più da immigrati di religione Sikh.Ciò vuol dire che il fenomeno delle spose bambine potrebbe non essere così diffuso, come invece lo è quello dei matrimoni combinati, esistenti tuttora nelle comunità indiane in Italia, ma che mano a mano diventano più “morbidi” attraverso il ruolo delle seconde generazioni e al contatto che esse hanno con la realtà occidentale fin dalla loro nascita nel nostro Paese.
    La mia piccola precisazione si conclude qua,
    grazie per l’articolo
    Ilaria

  • francesca

    Cara Ilaria però se rileggi il mio pezzo, primo non ho scritto che tu ti riferivi a Napoli, secondo come tu stesso hai dichiarato alla platea ho riportato genericamente “non esclude che anche nel nostro paese ci possano essere casi di spose bambine così frequenti in India”. Il “diffuso” o meglio “frequente” era relativo all’India e non al nostro paese, dove la stessa Solis moderatrice del dibattito ha detto che secondo i dati internazionali dell’Onu risulta essere il paese con il 40% dei matrimoni di spose bambine nel mondo. Grazie per il commento in ogni caso e per aver letto il pezzo. Saluti e in bocca al lupo per la laurea.

  • Ilaria,la studentessa citata nell’articolo

    Era solo una precisazione difatti:)
    Crepi il lupo!
    Ilaria

  • lia polcari

    grazie francesca