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In Grecia immigrati peggio che a Guantanamo

Massima condanna del Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa (Cpt) contro la Grecia. La situazione delle carceri e soprattutto le condizioni di detenzione degli immigrati irregolari hanno portato l’organismo di Strasburgo presieduto dall’italiano Mauro Palma ha denunciare con un “public statement” la repubblica ellenica.

La situazione  più critica è nella regione di Evros, un fazzoletto di terra settentrionale al confine con la Turchia.

Gli immigrati, a decine di migliaia, vengono tenuti “per settimane o anche mesi in condizioni che possono essere considerate disumani e degradanti. Ovunque vengono rinchiusi in strutture “provvisorie”: “non ventilate, non arredate e scarsamente illuminate, senza la possibilità dell’ora d’aria quotidiana o di un minimo di attività che li possano tenere occupati durante la giornata”, si legge nel rapporto.

Nella stazione di polizia di Soufli gli ispettori del Cpt per entrare nella parte detentiva hanno dovuto “letteralmente camminare sopra i corpi delle persone ammassate nei corridoi”. Una volta dentro, le condizioni di vita erano più prossime all’inferno che a un paese europeo: “146 persone affollavano una stanza di 110 metri quadri, senza accesso all’aria esterna e senza alcuna possibilità fisica di muoversi, con un solo bagno e una doccia a loro disposizione”. Ben “65 di loro si trovavano in queste condizioni da più di un mese, alcuni anche da quattro mesi. Nessuno di loro ha mai potuto nemmeno cambiarsi i vestiti”.

Il Cpt ha emesso condanne di questo tipo solo altre 5 volte negli ultimi decenni: 2 negli anni ’90 contro la Turchia per la “questione curda” e 3 negli anni 2000 contro la Russia per la guerra in Cecenia. E’ la prima volta in assoluto che una denuncia di questo tipo riguarda situazioni “ordinarie” e pacifiche di un paese occidentale dell’Unione Europea.

Il 3 gennaio scorso la Commissione europea ha respinto la richiesta greca di costruire un muro anti-immigrati di 12,5 chilometri per arginare l’afflusso di persone lungo il confine con la Turchia. La situazione è esplosiva. Dopo la “fine” degli sbarchi in Europa da parte di Spagna e Italia l’accesso via Istanbul è la porta preferita per l’immigrazione clandestina. I dati ufficiali del governo parlano di 135.524 immigrati arrestati nel 2010 (erano stati 126.145 nel 2009).

La metà di questi (oltre 50mila) sono albanesi. E più di 40mila hanno attraversato il confine proprio a Evros. Dati ammessi anche dall’agenzia europea Frontex, secondo la quale l’afflusso nella zona di Evros è di 200 persone al giorno. Frontex opera nell’area dal novembre del 2010 con un finanziamento di 10 milioni di euro solo per migliorare le condizioni di detenzione degli immigrati. Da giugno a dicembre, sempre secondo Frontex, circa 33mila persone sono state intercettate lungo il confine con la Turchia, circa la metà di questi erano afghani. Secondo l’Agenzia Onu per i rifugiati, nessuno di questi ha speranza di ottenere asilo politico. E almeno 44 persone sono morte nel 2010 durante l’attraversamento del confine.

Video: Intervista a Mauro Palma (English only)

Il presidente del Cpt spiega a decisione di Strasburgo e racconta cosa hanno fatto emergere le ispezioni in Grecia.

Il Cpt denuncia una detenzione in condizioni disumane spesso superiore ai sei mesi, in cui l’assistenza sanitaria è un miraggio. Il governo greco ha mentito alle autorità europee, affermando che le situazioni più gravi – regolarmente denunciate almeno dal 1997 – erano ormai risolte. Una visita “a sorpresa” del gennaio 2011 ha definitivamente smentito quelle rassicurazioni. “Le informazioni fornite dalle autorià greche – si legge nel rapporto – non sono affidabili. Le stazioni di polizia e di frontiera continuano a raccogliere una quantità crescente di migranti irregolari in condizioni sempre peggiori”.

Spesso donne, uomini e perfino bambini sono costretti a convinvere negli stessi ambienti iper-follati. Sempre senza poter uscire né svolgere alcuna attività. A volte mancano perfino le celle e le persone sono state detenute “in gabbie per mesi e settimane in condizioni igieniche pessime”. Altre strutture molto critiche visitate dal Cpt riguardano le zone di detenzione degli immigrati dell’area del Pireo e l’aeroporto di Atene. Denuncia analoga per quanto riguarda le carceri greche, ridotte a “depositi di detenuti”, in cui le autorità non garantiscono decenti condizioni di vita né la sicurezza delle persone, visto che il controllo interno di molte prigioni “è stato con il tempo ceduto a gruppi di detenuti più forti”.

Il Cpt conclude riconoscendo “il flusso migratorio che la Grecia ha dovuto affrontare nel corso degli ultimi anni” ma è anche vero che è “altamente improbabile che questo diminuisca nel prossimo futuro”. Da qui la necessità di cooperare con tutti gli organismi internazionali e di mettere in campo soluzioni politiche e amministrative interne stabili e strutturali.