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Horror Vacuo

Italo Svevo, ecco il nume primaverile

Si comincia quasi dalla fine, dove non ci sarà più nulla. Non c’è più il recensore. Via l’autore, sulla volta celeste (del Paradiso?). Fuori anche i letterati, e così i filosofi, gli scienziati, i sociologi, gli antropologi. A farsi una spaghettata col sorriso (e il sugo) in bocca! Lo immaginiamo così l’effetto che fa leggere l’ottimo Italo Svevo (Milano, Mondadori Education, 2011) di Fabio Vittorini: un rasoio che invece di falciare e tagliare, invita a diventare invisibili. A consegnare le parole a chi si ama per davvero. E tutte queste erbette preziose che sembrano barbe o pagine incenerite, le lacrima un professore di Letterature comparate e Musica e cinema, nato, per inciso, lo stesso giorno di Svevo (il 19 dicembre). Secolare e profetico.

La gloria immortale e gli amori differenti per i testi “con la penna in mano”, selezionati da Vittorini, rappresentano una bacca di Vita sana, tra Senilità, Coscienza, Burla e Rigenerazione. Tabernacoli di didascalie, personaggi in lotta tra loro, enfasi ed incoerenze… tutto somiglia a un grande, meraviglioso vuoto che soffoca gli occhi od a un sonno mormorante, dove Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, non è più soltanto l’uomo, lo scrittore, il drammaturgo al di sopra di croci e morfologie, di tradizioni e saperi (la psicanalisi, sopra ogni cosa), ma un arcangelo dal passo delicato, l’uligine di Primavera che, a distanza di epoche, continua a sorridere, e sconfitto dalle appendici di giornali concorrenti, non può che ringraziare Vittorini. Anche per i periodi troppo lunghi appartenuti a “quel momento della sua vita”.