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Islamismo

Il velo integralista

Il velo non è un obbligo religioso per le donne musulmane. Nel Corano si parla di tenda che separa le donne del profeta dagli estranei, ma ai tempi di Maometto era quasi una distinzione di classe che non riguardava le donne del popolo, che invece giravano a capo scoperto. A teorizzare l’uso obbligatorio del velo per le donne è stato il teologo conservatore Ibn Taymya nel XIV secolo. E ancora oggi Ibn Tymmiyya è il principale punto di riferimento degli islamisti, che strumentalizzano la religione a fini politici e che vedono nei diritti delle donne un ostacolo alla realizzazione del loro progetto di stato teocratico. Tuttavia, la limitazione dei diritti delle donne non è una prerogativa esclusiva dell’islam ma è condivisa da una visione conservatrice di tutte le religioni, soprattutto quelle monoteiste. Fondamentalismo religioso che nel suo anti-femminismo trova un supporto nel patriarcato e in alcune tradizioni e costumi tribali.
Foulard, chador, hijab, turban, niqab, fino al più famigerato burqa, queste sono le varie fogge che assume un pezzo di stoffa che serve a coprire la femminilità, quelle parti del corpo che per i maschi possono rappresentare un elemento di seduzione. Un «pericolo» che i più integralisti rintracciano anche in un solo centimetro di pelle scoperto, in un’unghia smaltata, in un capello che sfugge al velo, in un dito del piede nudo oppure in un tacco che fa rumore al suo passaggio. A unire le forme più aberranti del velo a quelle più soft è la simbologia dell’oppressione della donna. Una oppressione che si basa sul controllo della sessualità, perché l’onore del maschio è garantito dal pudore dell’altro sesso. E se questo onore viene tradito, poco importa di chi è la colpa, è sempre la donna a pagare: con il delitto d’onore o con la lapidazione.
Il velo non è nemmeno un segno identitario come spesso si tende ad accreditare, soprattutto in occidente: il velo che viene ora imposto alle donne dai movimenti oltranzisti non è quello tradizionale di un paese o di una regione – senza contare che le tradizioni si superano, altrimenti anche in Italia porteremmo tutte il velo -, ma un velo ideologico omologato, che trova la sua ispirazione nel chador iraniano. Non è forse stata la rivoluzione islamica di Khomeiny in Iran a dare la prima grande spinta alla reislamizzazione in tutto il mondo musulmano? Il velo viene imposto dai fautori di una reislamizzazione che vuole imporre una visione dell’islam molto più conservatrice rispetto alla pratica e per questo fa della visibilità, e quindi anche del velo per le donne, una esplicitazione di appartenenza. Appartenenza alla Umma (comunità dei credenti), dunque, e non alla cultura del proprio paese di origine. In questo caso il velo può essere una scelta ideologica condivisa anche da donne e la diversa foggia può assumere una indicazione della «corrente» cui si appartiene: wahabismo (di origine saudita), talebanismo, khomeinismo o conservatorismo più generico.
Più generalmente quando si parla di libera scelta delle donne di portare il velo è molto difficile capire quanto contino le imposizioni (a volte anche violente di familiari o gruppi islamisti) e i condizionamenti sociali. Le donne musulmane, con rare eccezioni, non hanno la possibilità di fare scelte sulla vita che le riguarda, come si può dunque considerare solo quella del velo una libera scelta?
Per opprimere la donna i maschi ricorrono spesso alla demonizzazione del genere femminile. Anche se non siamo più ai tempi delle streghe bruciate sul rogo, in alcuni paesi le punizioni che subiscono le donne per trasgressioni non sono molto diverse. Nel passato possiamo risalire fino ad Adamo ed Eva per trovare il primo caso di colpevolizzazione della donna, ma per restare ai tempi più recenti e ritornando al tema del velo, anche la demonizzazione è servita per importo o reimporlo. E’ il caso dell’Egitto per esempio, dove esisteva un forte movimento femminista fin dall’inizio del secolo scorso. Le donne egiziane si erano liberate dal velo a cominciare dagli anni trenta e, partecipando al movimento anti-coloniale e per l’indipendenza del loro paese, avevano ottenuto importanti affermazioni anche sul piano politico (la prima ministra donna in Egitto è stata nominata nel 1956, in Italia vent’anni dopo, nel 1976), ma questo dava fastidio ai fondamentalisti Fratelli musulmani. Che hanno accusato le donne e i loro costumi liberali di essere la causa della sconfitta dell’Egitto nella guerra dei sei giorni contro Israele (1967): si sarebbe trattato di una vendetta di Allah (come il terremoto in Algeria) e per questo hanno imposto alle donne di tornare a mettersi il velo. Questo è solo un episodio, ma molto significativo di una visione oscurantista che ricorre a qualsiasi mezzo pur di raggiungere il proprio obiettivo.
Detto questo per liberare le donne dall’oppressione e dal suo simbolo, il velo, occorre capirne le motivazioni senza dimenticare che sotto il burqa c’è sempre una donna.

  • alberto

    signora giuliana,
    leggo sempre i suoi articoli con molta circospezione temendo sempre qualche intemerata antislamica, ma in questo caso vorrei insinuarle un dubbio: non è il caso che la faccenda del velo sia qualcosa interna al mondo arabo e islamico?
    ma insomma, io vedo che anche in italia ci sono donne che portano il velo, non sò se lo portano volentieri o meno, forse sono costrette, forse non lo sono, ma ritengo che a ogni piè sospinto, si debba sempre fare questa tiritera sul velo e questo mi sembra eccessivo.
    le donne nell’islam hanno sicuramente dei problemi, ma non è più opportuno ed urgente guardare con maggiore attenzione alle nostre di donne, in europa, sfruttate, prostituite dalla tv, vessate dal lavoro a casa e nei posti di lavoro? a me non piace che si vada sempre a cercare la classica pagliuzza nell’occhio altrui quando la classica trave è nel nostro.
    abbiamo paura di una presa del potere talibano? abbiamo paura che essi non rispettino la libertà per le loro donne?
    alla tv mi pare che dal 2002, anno della cacciata dei talibani, si vedono sempre donne in burqa.
    io non condivido nulla della società islamica, sono europeo e ateo, ma ho profondo rispetto per i popoli e per la loro cultura, giusta o sbagliata che sia; non farei una crociata ne tantomeno li bombarderei per rivendicare una presunta ingiustizia.
    Si figuri, io mi indigno per la tonaca dei nostri preti cattolici, ma se se la vogliono tenere dove sta il problema? il problema sarà mio e della mia indignazione; come d’altronde lo è la sua velofobia.
    concludo; il punto è, signora giuliana, che lei pare che abbia un’avversione per l’islam che la rende un pò miope sugli avvenimenti che davvero necessitano di essere raccontati.

  • Gianpaolo Sartori

    è piacevole leggere , a volte;
    mi auguro che le parole , siano per me stimolo per un
    intuizione che possa avvicinare ad un cultura ed un simbolo ,
    che nella sua maledetta univocità racchiude sentimenti e
    desideri che non si assomigliano;

    potrà ,
    forse solo una donna avvicinarsi al velo ,
    conoscere la necessaria delicatezza nello scoprire ,
    potrà forse solo una donna ,
    dialogare con queste;
    chissà ?

    sono più di mille i significati del velo ,
    una oppressione malvagia ,
    o una protezione ,
    ripara forse il velo da una invadenza ,
    da una usurpazione , da una prepotenza ,
    opprime ed imprigiona il velo;

    non si può , lasciare il relativismo , mai
    ma possiamo averne consapevolezza;
    quante sono per le strade occidentali ,
    le donne che oggi si sentono libere di girar da sole ,
    senza aver il timore che qualche mandrillo italico la infastidisca , quante sono le donne italiane che possono
    sentirsi libere di camminare semplicemente senza che vengano aggredite
    con gli sguardi , con i fischi ,
    con gli azzardi delle mala parole;
    nella comunicazione degli occidentali ,
    quanto è presente il sesso , e quale forma scandalistica assume nelle sue depravazioni ricattatorie e approfittatrici;
    quale libertà , si sente di esprimere questo paese occidentale ,
    quale libertà si vuole insegnare ,

    forse la libertà di poter mettere la donna al mercato ,
    forse la libertà di poter mercificare gli schiavi ,
    forse la libertà di ricattare la svendita dei valori ,
    sarà che vi sarà un maschilismo mussulmano che rilega la donna ad una
    severa condizione che rasenta in taluni casi la prigionia , ma dualmente esiste un pensiero occidentale maschilista che impone il denudarsi delle donne per appagare la libido sessuale maschile;
    guardatela , la televisione , guardetele le segretarie , le hostess , guardatele le cassiere , sono state messe lì dai maschi e per i maschi , ma quale libertà maschilista occidentale si vuole insegnare alle donne mussulmane ?

    solo una donna che si è liberata dalla condizione opprimente di femmina occidentale , potrà dialogare con una donna che porta ancora il velo;
    solo una donna donna , che ha lottato nella propri terra , per la propria condizione , che avrà strumenti;
    portateli distanti , gli uomini occidentali , lo strabbero senza pudore questo velo;

  • http://www.angelaesiste.blogspot.com angela

    Giuliana, una delle ragioni per cui approvo e difendo l’immigrazione dei popoli nelle terre “altre”, sta nella necessità di lasciare sempre incerti i confini delle ideologie.
    Solo nella continua osmosi possiamo crescere: noi donne occidentali che abbiamo acquisito diritti – sempre in procinto di essere negati – siamo chiamate a supportare l’emancipazione delle donne di altri continenti.
    L’immigrazione per molte di loro è la strada per un rinnovamento culturale.
    Confrontandomi con la loro diversità e la mia, ho comunque imparato che in Occidente l’evoluzione della donna non è mai compiuta e le leggi scritte e approvate sono un conquista interiore per l’universo maschile e femminile.
    Il nemico comune è sempre in agguato: l’ignoranza travestita di potere patriarcale e teocratico.

  • http://ipsediggy.splinder.com iggy

    e che dire del velo delle suore?

  • Abdallah / Danimarca

    Ciao Giuliana tutto cio du scive e`solo cacchere e non appartiene di niente al islam
    Non så da dove du prende le tue informazione del Islam, penso che prima che du scriva del velo e delle donne musilmane, tanto vale at du legga qualcosa di valido oppure guadi dei siti islamici (internet), esempio
    http://www.islamonline.net
    http://www.ISLAMonline.it
    … Associazione Donne Musulmane d’Italia. (ADMI) ITALIA
    e tante tante altri siti
    tanti saluti / Abdallah

  • Morganthal

    Gentile Sgrena,

    magari si può non essere completamente d’accordo con alcune delle sue posizioni personali, ma, grazie per i suoi interventi, la loro natura, la loro ricchezza. Il suo, è il blog più interessante tra quelli fino ad ora proposti dalla testata.

    Un saluto

    Morghantal

  • athesius

    Complimenti per questo articolo che mi sembra esaustivo per quanto riguarda il problema del velo e che risponde in maniera esemplare a chi sembra sottovalutarne l’importanza come atto di sottomissione delle donne (movimenti pacifisti ,filo-arabi e sinistra alternativa) e chi ne cavalca la libetrà d’uso a fini elettorali (Rosi Bindi,Massimo D’Alema,Vladimir Luxuria).
    Sono abbastanza anziano per ricordare nella mia infanzia l’obbligo in chiesa di portarlo(naturalmente agli uomini non era richiesto nessun altro obbligo)e la lunga strada che ha portato il nostro paese ad un laicismo che rappresenta forse il punto piu’ alto raggiunto dai movimenti socialisti e femministi.
    Sono quindi particolarmente sensibile ad un approccio superficiale a tale “falso permesso”che in realtà copre il desiderio di una ri-clerizzazione della nostra società evidente in Italia con B16,in tutto il mondo musulmano(dall’Iran al Marocco) con i truci movimenti fondamentalisti,in USA con i neo-conservatori,in Cina con la pressione governativa per ridare valore alle tradizioni buddiste e confuciane in funzione di compensazione all’ideologia comunista ormai al collasso,ai movimenti induisti ,etc.
    L’introduzione del velo rappresenta la testa di ariete di una rivincita anti laicismo che promette un futuro tutt’altro che roseo.
    Invito i compagni a fare attenzione a questo problema ed a non minimizzarlo ed in particolare a non lasciare spazio alla destra di impadronirsi di tale battaglia come è avvenuto nel caso di Hina .
    Dobbiamo sempre ricordare che la nascita della Cina moderna (ad esempio ) è avvenuta tramite la liberalizzazione della donna dalle pratiche della tortura ai piedi,in Italia lo sviluppo degli anni sessanta si è accompagnato alla eliminazione del delitto d’onore mentre in Iran nel 1979 la liberalizzazione dello Scià è stata seguita dal regime oscurantista degli ayatollah.Quindi non sottovalutiamo (al di là del rancore verso la politica del governo di Israele)la presenza di Hamas a Gaza,ricordiamoci sempre che un regime di occupazione (ad esempio l’URSS in Afghanistan)che permette alle donne di vestirsi come vogliono è sempre (ripeto sempre) preferibile ad un regime autoctono che per controllare il modo di vestire delle donne usa la polizia religiosa armata di frustino.

  • Alia

    Il mondo musulmano non e’ ben compreso e articoli come questi proprio non aiutano a capirlo meglio. A volte parole come queste che opprimono noi donne musulmante, ci opprimono gli sguardi di gente col pensiero ottuso , ci opprime il fatto di non trovare lavoro perche’ si porta il velo (ecco…questo potrebbe essere uno spunto per il suo prossimo articolo) , il sentirsi dire “guarda quest’uomo ha quattro mogli” mentre in realta’ e’ mio padre con me e le mie sorelle e mia madre, l’unica moglie che lui abbia mai avuto…
    Sono originaria della Siria e laggiu’ si vedono donne (molto spesso anche all’interno di un’unica famiglia) con velo, altre senza e si vive pacificamente e tranquillamente tutti assieme. Non ho mai capito, non lo capisco e forse mai capiro’ questo discorso di voler liberare le donne musulmane, quando chi porta il velo lo dovrebbe fare per libera scelta, e non capisco nemmeno perche’ il velo qua in Italia desti cosi’ tanto scalpore. Articoli e articoli sul velo islamico ma il fatto che le suore lo portino non causa mai alcuna discussione, nessun problema di foto nel passaporto, nessuno scalpore sui conventi di clausura e su chi ci si chiude dentro di propria inizativa.
    Non puo’ essere che chi porti il velo lo faccia per libera scelta? Uno dei versetti molto importanti del Corano sottolinea il fatto che “non c’e’ costrizione nella religione” – La Giovenca v.256 (www.corano.it)
    Non e’ detto che capiti qualcuno che indossa il velo perche’ si sente forzato ma in questo caso non e’ dettame della religione…e’ l’ignoranza riguardo ad essa.
    Quanto odio questo generalizzare sulle donne musulmane! La realta’ musulmana e’ ampia e non e’ costretta solo all’area araba e tanti sono gli esempi di donne con il velo e con un’affermata posizione nel mondo del lavoro e non penso che in questo caso qualcuno a casa le abbia obbligate a diventare manager, direttrici, guide di partiti politici, giornaliste, avvocati, medici, architetti, (tra l’altro…perche’ quest’ultime professioni non hanno la forma al femminile?) e l’elenco puo’ riempire altre due o tre pagine.
    Un ultimo commento riguardo la questione del peccato originale: nell’islam la donna non e’ mai stata colpevolizzata. Se si fa del male ogni coscienza e’ responsabile di quel che fa.
    Prima di finire ringrazio Gianpaolo Sartori per il suo bel commento e ringrazio anche Giuliana Sgrena il cui articolo ha reso possibile questo mio piccolo sfogo.

    Auguro a tutti un amore per la conoscenza che faccia sconfinare dal pregiudizio,
    saluti e pace

  • Marco Di Branco

    Cara compagna Sgrena,
    raramente ho letto un simile coacervo di imprecisioni, errori, falsità e luoghi comnuni. Ti avevo già scritto a proposito degli errori e degli orrori storici e dottrinali presenti nei tuoi interventi (a partire dal nome del grande teologo sunnita Ibn Taymiyyah, che non sei riuscita a scrivere correttamente neppure una volta), ma hai preferito censurarmi piuttosto che correggere. Nel paese in cui Magdi Allam passa per un esperto di Islam, possiamo aspettarci di tutto: anche una Sgrena che parla di cose che ignora completamente e che fa concorrenza alla Fallaci.
    Saluti comunisti e no alla censura,
    Marco Di Branco

  • alessandra

    l’articolo non è per niente esaustivo, ma semplicemente una visione parziale del velo islamico, o musulmano, o tradizionale. il velo non è sempre e solo un’obbligo maschile sul corpo della donna, sarebbe troppo semplicistica tale interpretazione. i suoi significati diventano molteplici, e non possiamo negare che esista una buona dose di scelta, sia essa motivata religiosamente, ideologicamente, socialmente, politicamente o culturalmente. sono tante le donne e sempre più le giovani donne che scelgono di indossare il velo.
    perchè dobbiamo sempre riassumere il tutto in una formula dell’oppressione maschilista? certo questa esiste, eccome, ma non si può paragonare l’imposizione del burqa in afghanistan all’uso del velo in Marocco, in Francia o in Indonesia… le coloriture contestuali sono tante.
    se si vuole denunciare l’oppressione e l’obbligo, bisogna sempre discriminare le situazioni, capire dove la strumentalizzazione di questo potente simbolo produce la sua moltiplicazione o la sua condanna. quindi dietro un burqa, come dice lei, c’è una donna, ma allo stesso tempo c’è molto di più di una donna. che oggi si evochi Ibn Taymiyya non spiega molto sul costume del velo, se non suggerire la manipolazione che anche del famoso teologo vien fatta: lo si nomina come fonte autorevole, come si fa col Corano, non sempre con la dovuta conoscenza. anzi…
    inoltre il femminismo in Egitto o in altri paesi arabi ha implicato un’interessante dibattito sul velo, senza che lo si sia del tutto abbandonato per farselo reimporre dai Fratelli Musulmani. chiedete alle musulmane italiane per esempio cosa pensano loro dell’uso del velo, senza aspettarci chissà che sorprese dalle convertite, ma certo una voce ulteriore e non sempre omogenea.
    l’oppressione femminile è molto complessa, e dopo anni di studi sull’islam non si è ancora prodotta una bibliografia esaustiva o che integri almeno più visioni realmente interessanti, mentre non manca la letteratura minore, di chi pensa di aver capito tutto dell’islam o vuole divulgarne una lettura semplice e d’impatto (e non mi
    riferisco certo a lei, ma mi aspetto altro dai suoi articoli).
    non sintetizziamo per amore di libertà predicate dall’occidente come valori universali che proprio da noi vengono continuamente calpestati.

  • aca

    Cara Giuliana, meno male che ci sei. Con molte timidezze e diplomatici giri di parole, riesci a fare un po’ di luce su un fenomeno ideologico che ha radici antiche. Parlo dell’islam, quel movimento ideologico inventato da Maometto 1400 anni fa per unificare le tribu’ beduine (con la forza) e lanciarle alla conquista di un impero.
    Dopo anni di predicazione infruttuosa, Maometto si accorse che l’unico modo per farsi ascoltare era l’uso della forza e del terrore ed inizio’ ad applicare alla lettera le tecniche apprese dal suo libro di riferimento: l’antico testamento. Inizio’ cosi’ un periodo di guerre, attacchi a carovane indifese, razzie, con conseguente divisione del bottino tra i suoi commilitoni. In che cosa consisteva il bottino? Ricchezze, donne e bambini degli uomini massacrati in battaglia.
    Leggo che molti si scandalizzano perche’ hai il coraggio di fare luce sul velo imposto alle donne. Il velo e’ solo un simbolo della concezione assolutamente aberrante della donna nell’islam. Per l’islam la donna e’ bottino di guerra, schiava sessuale, concubina. Questa concezione non e’ mai stata modificata in 1400 anni di storia dell’islam, ma e’ anzi andata peggiorando nel corso dei secoli.
    Non esiste un islam moderato ed un islam integralista: i “migliori” islamici sono i personaggi peggiori, perche’ applicano ala lettera una ideologia di terrore e religiosismo (razzismo religioso). Coloro che, al contrario, appaiono piu’ tranquilli e tolleranti, sono i “cattivi” islamici, cioe’ coloro che in sostanza se ne fregano dei dettami dell’islam e si affidano ad un sentire universale per modellare la propria etica. Sono, per fortuna, la maggioranza.
    Sono 1400 anni che gli arabi hanno scelto la via dell’imperialismo su base religiosa come orizzonte ideologico, riuscendo anche a coinvolgere masse di disperati, che hanno costruito il proprio sogno di ricatto nella conquista, sottomissione e dominazione del paese della porta accanto.
    Avvenne lo stesso nella Germania nazista: la conquista dello “spazio vitale” divenne l’orizzonte ideologico anche dei proletari, lanciati in una corsa folle contro il mondo, abilmente manovrati dalla gerarchie del partito.
    L’unica speranza e’ aiutare gli islamici a liberarsi dall’islam. Ma considerate le dittature spietate nelle quali vivono, mi sembra un’utopia politica. La soluzione piu’ realistica sembrerebbe quella di aiutare almeno coloro che cercano rifiugio nel nostro paese. Al contrario, le giunte di sinistra forniscono soldi e aiuti per costruire moschee. Che follia.
    Piu’ case del popolo e meno moschee!
    Saluti laici.

  • maria grazia

    Gentile Signora Sgrena,quando si parla di storia è normale scontrarsi con l’ignoranza.Personalmente considero le religioni le malattie croniche dell’umanità,penso che se l’umanità se ne liberasse,forse riacquisterebbe la ragione.Sono uno spirito libero e quindi non potrei accettare nessuna religione,però non voglio definirmi atea, lasciare la porta aperta è sempre un buon metodo.Premesso ciò, penso che il velo islamico sia una costrinzione, sotto tutti i punti di vista, odio le facce illuminate delle donne religiose di qualsiasi religione, è come se avessero ricevuto solo loro la grazia divina,il loro modo di parlare sommesso, la loro certezza nella fede imposta e non conquistata il loro ribadire che è giusto sia così,avevo anni or sono una carissima amica, si innamorò di un egiziano islamico, divenne islamica e si sposò.Fino a quel momento, la vidi nella sua normalità ci salutammo al porto con la promessa di rivederci il più presto possibile,le scrissi, ma non ebbi risposta,la sua famiglia un po’reticente mi tranquillizzava sulla felicità della mia amica,finchè stanca di pensare a lei, decisi che per volontà del marito,aveva rotto i ponti con tutti.Dopo circa tre anni,venni a sapere che era venuta a trovare la sua famiglia,corsi a trovarla,mi trovai davanti una monaca,avvolta nel chador nero bianchissima,senza un filo di trucco, con due bambini piccolissimi e uno in pancia,nel giro di poco più di tre anni,l’abbracciai,ma lei abbassò gli occhi, mi rimproverò,considerando sconveniente manifestazioni così intime,era da sola,il marito l’aveva accompagnata, sarebbe ritornato a prenderla 10 giorni dopo,la salutai augurandole tanta fortuna e scappai in lacrime.Dopo dieci anni venni a sapere che era morta mettendo al mondo il suo nono figlio.La famiglia poi mi raccontò la lotta ed anche il tentativo che avevano fatto per strappare la ragazza dalle mani del marito ma tutto inutile lei aveva scelto di vivere così e stava bene.A questo punto penso che è tutto inutile qualsiasi commento questo fatto è avvenuto 30 anni fa proprio oggi fa 30 anni che Caterina è deceduta, è sepolta in Egitto, ai familiari non è mai stato permesso portare un fiore sulla sua tomba,nonostante l’interessamento dell’ambasciata italiana.Ormai morti genitori, invecchiati tutti quanti sarà stata dimenticata,certo i tempi sono cambiati, però quando vedo le donne in qualsiasi paese,anche con un fazzolettino in testa, sto male,penso la mia amica e trovo ingiusto che in tre quarti di mondo, la donna debba ancora dipendere dalle decisioni dell’uomo, è deprecabile,ingiusto e crudele, ed è sempre colpa delle regligioni inventate dagli uomini , e non esiste nessuna religione sulla faccia della terra che sia stata ispirata da Dio è stato l’uomo a inventarla per dominare la società e sopratutto per annullare la potenza della donna.Le religioni sono tutte nemiche delle donne eppure è per le donne che vanno avanti e fin quando la donna non lo capirà l’uguaglianza con l’uomo è proprio lontana.A proposito vorrei ricordare che fino a qualche secolo fa per i cattolici, la donna era considerata figlia del diavolo e non avente nessuno diritto nella società e la donna occidentale vota con la fine della 2°guerra mondiale,quindi cerchiamo di difendere anche noi la libertà conquistata e stiamo sempre attente.Scusate ho scritto tanto, ma è la rabbia e l’impotenza,perdonatemi.

  • Patrizia Ottone

    Per non dimenticare che sotto il burqa c’e’ sempre una donna, come invita a fare Giuliana Sgrena, occorre conoscere e far conoscere anche sui quotidiani come il manifesto e non solo sulle riviste specializzate ciò che si muove nei movimenti femministi di area musulmana.
    La rivista femminista Leggendaria di Anna Maria Crispino un paio d’anni fa ha dedicato un numero alle donne (s)velate. http://www.leggendaria.it
    Notevole è l’attività di Wluml, rete internazionale laica di donne che vivono sotto la legge islamica http://www.wluml.org . Il loro sito è ricco di documenti che testimoniano l’impegno delle attiviste nei paesi dove vigono forme diverse di sharia.
    Segnalo anche che si è svolto nell’ ottobre scorso a Barcellona il terzo congresso di femminismo islamico, un inconto di intellettuali di cultura musulmana per la giustizia di genere e contro le interpretazioni sessiste dei testi sacri.
    http://www.feminismeislamic.org/eng/
    Buon lavoro e grazie dello spazio, Patrizia

  • danilo recchioni baiocchi

    L’articolo mi sembra molto lucido – sebbene per forza di cose sintetico – nell’affrontare un tema specifico che di per sè rimanda ad altre questioni di maggiore spessore.
    In altri termini, il velo viene presentato come un segno esteriore di una volontà di oppressione delle donne che i fondamentalisti intendono applicare e diffondere; come il primo passo (o uno dei primi passi) dell’imposizione progressiva di un modo di vita coerente con i principi dell’Islam così come sono stati vissuti ed applicati all’inizio, ovvero nel periodo di massima purezza e vicinanza all’esperienza di vita di Maometto e della prima Umma.
    Visto così, il velo appare qualcosa di simile alla stella di David che i nazisti imponevano agli ebrei, il segno esteriore di riconoscimento di una categoria umana inferiore secondo un ordine immutabile.
    L’ordine di separare le donne e mostrarne la loro diversa dignità è voluto da Allah e il velo, lungi dall’essere una moda passeggera o un semplice segno di riconoscimento in un programma politico, è l’inizio di un percorso che porta – laddove è possibile realizzarlo – a leggi come quelle che vogliono che la testimonianza di una donna in un processo valga meno di quella di un uomo, alla limitazione dei diritti patrimoniali, alla poligamia, e così via in un crescendo di simpatiche disposizioni che giungono fino alla lapidazione (con pietre piccole). Agganciandomi all’articolo “Contro la tolleranza”, in questi casi è un tantino difficile vedere esempi in cui la pluralità di culture rappresentano sempre e comunque un arricchimento per tutti noi. E’ più facile dire esplicitamente che in certi Paesi ci sono leggi che sono criminali perchè violano diritti fondamentali, riconoscibili a qualsiasi essere umano a qualunque latitudine.
    Ma la questione del velo è il dito che indica la luna, non è la luna.
    Venendo più in generale alla questione della considerazione della donna nella cultura islamica, non si può prescindere da alcune osservazioni che vanno oltre le tesi di Ibn Taymmya (mi scuso se la traslitterazione dall’arabo in caratteri latini non è corretta, ma ci siamo capiti). Il mondo islamico conosce da decenni un fenomeno di ricerca delle sue fondamenta in quanto scosso sotto molti aspetti dall’urto con la modernità, e in un momento di confusione, se non di crisi, è naturale rivolgere l’attenzione alle figure fondanti di una comunità. In altri termini, è del tutto logico e comprensibile che i musulmani – individualmente e collettivamente – cerchino degli elementi di confronto nel comportamento di Maometto, in quanto figura centrale e fondante della comunità. Penso che, così come centinaia di milioni di cristiani non sappiano cosa hanno scritto Agostino o Tommaso d’Aquino, ma conoscono la vita di Gesù e da questa traggono ispirazione, allo stesso modo centinaia di milioni di musulmani abbiano presente più l’esperienza terrena di Maometto che gli scritti di Ibn Tayymmya o Ibn Kaldun (rinnovo le scuse). E quindi c’è da riflettere sul comportamento di Maometto (che ha avuto diverse mogli e concubine, alcune delle quali molto molto giovani; che ha ridotto in schiavitù le donne dei nemici, a partire dalle ebree delle tribù cacciate da Medina;…) per capire che cosa sia la donna per l’Islam. Non stiamo parlando infatti di testi sacri, variamente interpretabili, ma della vita della figura centrale dell’Islam, di un uomo di cui è difficile negare la coerenza con quanto predicato. Di un uomo, appunto, il Sigillo dei profeti, rispetto al quale qualsiasi credente musulmano può legittimamente chiedersi: <>.
    A mio avviso è questa la questione di fondo da porsi.
    La prima obiezione sarà: <>. Sarà, ma siamo nel 21° secolo e certi temi si pongono oggi!

  • alessandra

    alcuni commenti sono così banali che mostrano quanto è difficile uscire da questo dibattito sul velo; come se il velo fosse il simbolo o peggio, la causa, dei problemi del mondo islamico… la cui varietà è sconosciuta ai più che continuano a voler imporre la propria visione eurocentrica del mondo. ma che fastidio può dare a chi “guarda” un volto velato; una persona che prega? l’imposizione è una cosa; la scelta personale un’altra e le motivazioni variano, sono complesse. i problemi sono ben altri, non confondiamo i vari livelli d’analisi. e per chi ancora parla di “islamici” si aggiorni un pò sull’islam e sui musulmani, anche se nn cambierà opinione. il peso della contestualizzazione storica e culturale dovrebbe chiarire certe posizione che avrei pensato di leggere sui giornali di destra piuttosto che sul manifesto!

  • Ammar

    Nel nome di Dio il Clemente, il Misericordioso

    Nel mondo, ed in modo particolare nel “nostro” Occidente,si parla spesso del cosiddetto “velo islamico” delle donne musulmane. La cosa più ridicola è che ne parlino donne che non sono musulmane, e non possono comprendere nel modo più assoluto le motivazioni di ordine interiore che spingono una donna musulmana( sempre più spesso anche quelle che vivono nei paesi non islamici) a vestire in modo “accorto”, da non attirare gli sguardi. E’ estremamente ridicolo che delle persone, ivi compresi alcuni cosiddetti “intellettuali” non abbiano altre cose a cui pensare che liberare le donne musulmane dalla “soggezione”l dell’Hijab.
    Sono veramente ridicoli, con tanti problemi che hanno nei loro paesi, farebbero meglio a dare una mano per risolverli anziché pensare di togliere il velo alle musulmane. La loro è una battaglia perduta in partenza. Rispetto a venti anni addietro il numero delle donne musulmane che nel mondo portano il velo islamico,compreso l’Occidente, è raddoppiato.Quella dell’Islam è una lenta, graduale avanzata del bene, della tolleranza e dell’amore per il prossimo. In questo secolo, là dove i musulmani sono in armi è sempre per respingere un’aggressione e mai altrimenti. Un giorno, inshallah, l’umanità interà si sottometterà all’Onnipotente, nel contempo noi musulmani abbiamo il compito di essere i fedeli testimoni e portatori del Suo Messaggio, a prescindere degli scritti dei vari M. Allam, Giuliana Sgrera ed altri loro soci che lasciano, come si suol dire, il tempo che trovano.

  • Farhiya

    Caro Ammar..qui si va fuori tema rispetto al discorso del velo..
    ma esprimi tu stesso qual’è il problema. Molti musulmani, come te, pensano che un giorno tutta l’umanità sarà sottomessa alla vera fede, all’unico vero Dio. E’ questa prepotenza del mondo islamico il vero problema. Mai sentito parlare di relativismo culturale? mai sentito parlare di libero arbitrio? mai sentito parlare di autodeterminazione dei popoli? alhamdulillah è esistito l’Illuminismo.
    “I musulmani sono in armi per respingere un’aggressione e mai altrimenti”????
    Ammar mi permetto di suggerirti di studiare la storia, la geopolitica, le relazioni internazionali. Mai sentito parlare di Darfur? mai sentito parlare di Kashmir? Mai sentito parlare di Somalia? Mai sentito parlare delle guerre del Golfo?Mai sentito parlare del Libano?
    I musulmani sono i primi a farsi la guerra tra loro, tra fratelli..vogliamo poi ricordare le guerre di riddah ai tempi del Profeta?

  • desiree

    ho letto tutti i commenti…..
    le conclusioni che ho trovato sono che chi parla del velo come una scelta non si sofferma troppo sull’argomento dicendo che un occidentale non può e non vuole capire, perchè ovviamente la religione è fede, e la fede è ciecamente illuminante. dall’altra chi condanna il velo a volte si perde nei meandri della storia, della politica, aimè dei pregiudizi….

    -velum dal latino nascondere-
    eraclito diceva che la verità ama nascondersi…..
    le donne no!!