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Rovesci d'Arte

Il silenzio ha l’oro in bocca

C’è una coda lunga, lunghissima e, a volte, supera un’ora di tempo l’attesa per entrare e poter “vedere”. Stiamo parlando dell’ultima strabiliante performance della pioniera della body art, Marina Abramovic, una delle artiste più estreme nel portare il corpo e la mente oltre ogni limite “quotidiano”. Stavolta, al Moma di New York che le dedica una imponente retrospettiva dal titolo “The Artist is the Present”, ha scelto di esserci in carne e ossa per tutta la durata della mostra: per tre mesi, dalla mattina all’orario di chiusura del museo, Marina Abramovic se ne starà seduta, in silenzio, aspettando che qualche visitatore si sieda di fronte a lei e la guardi. Tutto senza parole, in una immobilità che sfiora gli stati meditativi dei monaci buddisti. E le persone fanno la fila per potersi cimentare nell’arte del silenzio assoluto. Eppure non è facile starsene lì, a sostenere lo sguardo altrui. Fissarsi negli occhi è sempre stato un vecchio gioco dei bambini (“facciamo a chi ride prima”, si diceva..). 
Marina però non ride mai, resiste pallida e muta: “Voglio essere come una montagna”, ha dichiarato prima di accingersi a questo immane compito. Per lei che ha inciso la sua pelle con una lametta disegnandosi una stella di David, che ha ingurgitato cipolle, che ha pulito le ossa di una carcassa animale in putrefazione per ore, che si è mostrata avvolta da pitoni striscianti sul suo viso, che si è fatta schiaffeggiare e ha schiaffeggiato fino allo sfinimento, questa performance è una delle più “toste”. C’è qualcosa di profondo in ballo quando ci si studia intensamente, senza altre distrazioni, si varcano frontiere molto intime. E qui, al Moma, ogni visitatore può sedersi dall’altra parte del tavolo per quanto tempo desideri. Per lei, stress, dolore fisico e crampi (a casa è seguita da un’intera equipe, dal massaggiatore al nutrizionista); per chi “guarda”, invece, un sano momento di riflessione senza più una vita urlata da sbandierare….