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L'urto del pensiero

Il “sesso matto” di Diego Fusaro. Filosofia, famiglia e capitalismo

FUSARO

Uno dei grandi insegnamenti di Freud può essere applicato proprio all’intellettuale, o in generale alla persona che occupa una posizione sociale di rilievo. E che discetta sul sesso.

Questi, inebriato e obnubilato dal piedistallo autorevole e definitivo da cui si trova a pontificare, può accadere che si identifichi con una sorta di «Super-io» istituzionale, finendo con lo scagliarsi contro quella libertà sessuale che egli stesso, magari, pratica o vorrebbe praticare con godimento e reiterazione (perfettamente legittimi: per me, per lui/lei, ma non per lui/lei quando discetta da un pulpito), salvo respingerla e maledirla su un piano esclusivamente intellettuale e speculativo.

AUTOFOBIA SESSUALE

Insomma, una magnifica occasione per giudicare magari se stessi (una parte di sé che si rifiuta? O il godimento perverso di giudicarla salvo poi attuarla purgato almeno dalla colpa dell’ignavia?), giudicare il maleficio sessuale e perverso a cui è esposto l’essere umano, potendo in questo modo considerarsi portatori di un grande messaggio di verità e salvezza.

Che all’atto pratico, pensandoci bene, somiglia molto da vicino a quel fenomeno del tutto digitale per cui alcune persone vanno a letto la sera convinte che l’anima di Che Guevara si sia impossessata di loro, solo perché hanno condiviso un link che odora di un qualche tipo di rivoluzione virtuale.

Ma soprattutto, quella dell’intellettuale che ha bisogno di frugare sotto l’abbigliamento intimo per rintracciare un messaggio veritativo, si rivela in realtà come un’ottima, e privilegiata, condizione da cui giudicare gli «altri» (meglio se con gusti e tendenze sessuali difformi da ciò che è ritenuto «normale»).

Quindi espiare la propria «colpa» di essere umano fornito di pulsioni, desideri e voglie, grazie al fatto che, almeno, pur attuando dei comportamenti effettivi magari tutt’altro che rispondenti alla morale che intende diffondere, però contribuisce sul piano culturale e istituzionale a pronunciare dogmi che suffragano quella stessa morale.

DOPPIA MORALE E FALSI MAESTRI

In altri tempi si sarebbe parlato di «doppia morale», ossia l’elaborazione e diffusione di dogmi che devono valere per il «popolo» ma non per i privilegiati, per il volgo ma non per le classi alte, per i rozzi e non per gli intellettuali. Per gli altri ma non per me.

Sorprende, dovrebbe sorprendere, ma in realtà finisce col non sorprendere per nulla, in questa epoca in cui è il mainstream mediatico a stabilire chi può pontificare dall’«alto» delle luci della ribalta (a prescindere dalla coerenza e serietà delle affermazioni), che sia uno studioso che si proclama allievo di Hegel, Marx e Gramsci a utilizzare il nome di questi (e poco più) per diffondere un messaggio volto a condannare filosoficamente il diritto alla libertà sessuale (e al riconoscimento giuridico) di quelle persone che non si riconoscono nella “normale” pratica eterosessuale, o che per le più svariate ragioni non formano una famiglia “tradizionale”.

Certo, Diego Fusaro (sto parlando di lui, ma sembra che produca epigoni), stavolta dal suo Blog per «il Fatto Quotidiano» (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/21/di-family-day-e-distruzione-della-famiglia/1799898/), si salva sempre aggiungendo quell’aggettivo («indipendente») al suo proclamarsi allievo dei suddetti maestri.

La qual cosa, a conti fatti, gli consente di usare la loro terminologia e le loro frasi come se fossero degli aforismi rintracciati nei baci Perugina, per poi piegarli violentemente alla sua propria convinzione.

Certo, Hegel parlava della «famiglia» come primo momento dell’«eticità» (cioè della vita pubblica). Ma anche uno studente di filosofia al primo anno sa che i «primi momenti» in Hegel sono i meno rilevanti, quelli destinati a essere superati da momenti più alti e completi. Nel caso di Hegel la famiglia deve essere superata da una «società civile» in cui si eserciti la piena libertà individuale, nonché da uno Stato che non si lascia regolare da dogmi ideologici e men che mai religiosi nell’esecuzione del proprio governo e nella promulgazione delle leggi.

Certo, Marx parlava dell’emancipazione umana da un regime innaturale e sfruttatore come quello capitalista. Ma è lo stesso Marx che considerava la «famiglia» come un elemento fondativo di quello stesso sistema capitalistico, tanto da definirla un microcosmo in cui si replicavano gli stessi rapporti di forza e di sfruttamento (a danno della donna) tipici del macrocosmo della società capitalista.

Insomma, va bene l’indipendenza dai maestri, ma non è che se io tiro in ballo la «sopravvivenza dei più adatti» per dire che quello che ascoltiamo oggi in televisione (e ahinoi leggiamo in tanti libri e blog sciagurati) è inevitabilmente il meglio che l’evoluzione mediatica e culturale ha prodotto, ciò è perfettamente vero e posso farlo citando a suffragio della mia tesi bizzarra il grande maestro Darwin (salvo precisare che però ne sono un allievo «indipendente»)!

IL CAPITALISMO CONTRO LA FAMIGLIA?

Invece Fusaro sembra fare proprio così.

Supportato da un mainstream che ormai lo riconosce e legittima come il filosofo chiamato a discettare su ogni campo dello scibile umano (quando l’ignoranza dei giornalisti si somma al meccanismo della ribalta mediatica il risultato è garantito), ce lo ritroviamo a reiterare abili e sempre uguali messaggini da social network sulla famiglia «tradizionale», sulla teoria gender che vuole abolire la distinzione fra uomini e donne, sul «capitalismo assoluto» (sic!) che ha bisogno di individui atomizzati e per questo decide di distruggere l’istituzione famiglia.

Il tutto, con scarso senso del ridicolo (prima ancora che dell’anti-scientifico), in nome dei succitati Hegel, Marx e Gramsci.

A voler essere maliziosi, e conoscendo il funzionamento del mainstream mediatico, si potrebbe dire che l’abile comunicatore Fusaro deve sintetizzare (oddio, Hegel?!) il fatto di aver avuto successo con un libro su Marx con il dato di fatto di lavorare al San Raffaele, istituzione che nasce da posizioni clerico-reazionarie.

Ma è sufficiente scendere (o meglio salire) su un piano storico-filosofico per cogliere tutta l’assurdità della teoria di Fusaro. Il capitalismo contro la famiglia?

Bastano poche nozioni di storia e filosofia per sapere che i grandi classici del cristianesimo si sono sempre opposti all’istituzione famiglia. La donna doveva svolgere il ruolo di «instrumentum procreationis» e basta (meglio ancora se si abbandonava all’amore di Dio e alla castità), mentre l’uomo, espletata questa funzione fondamentale per il prosieguo della specie umana, per il resto doveva limitarsi a frequentare uomini e solo con questi occuparsi delle vicende pubbliche.

Naturalmente, da qui la «doppia morale», aristocrazia e alto clero erano esentati da queste disposizioni, potendosi abbandonare a piaceri sessuali di ogni tipo e perlopiù sfrenati. Inclusi omosessualità e pedofilia.

LA FAMIGLIA PRODOTTO DEL CAPITALISMO

Non è necessario aver letto Foucault (per esempio la «Storia della follia») per sapere che l’istituzione famiglia, incoraggiata a livello governativo e finalmente teorizzata e promossa anche dall’intellighenzia ecclesiastica, è venuta fuori con il sorgere del capitalismo moderno, che aveva bisogno di individui moralmente e fisicamente inquadrati per poter dare vita al grande sistema della produzione industriale di stampo seriale.

Questo Marx lo sapeva molto bene (e con lui Hegel e Gramsci), ed è del tutto strumentale oltre che ridicolo tirarli in ballo per posizioni degne di un de Maistre o de Bonald qualunque.

Ma soprattutto, si rivela un’operazione culturalmente e umanamente discutibile, per non dire misera, quella di un filosofo che intende aggrapparsi ai grandi classici del pensiero (per giunta quelli sbagliati), con lo scopo di appoggiare posizioni che vogliono limitare la libertà sessuale e il riconoscimento di diritti nei confronti di individui che non si conformano alla morale dominante.

Fusaro si dice dissidente, contrario al politicamente corretto, fustigatore di ideologie dominanti. Fatto sta che utilizza ampiamente (e sapientemente) proprio l’apparato mediatico messo a disposizione dal sistema capitalista per diffondere messaggi reazionari e contrari alla piena libertà individuale, per giunta volendosi appoggiare a pensatori che nel loro tempo si rivelarono effettivamente rivoluzionari.

L’INTELLETTUALE SEDICENTE RIVOLUZIONARIO

È mai possibile che un pensatore critico, un sedicente fustigatore del capitalismo e dell’ideologia dominante non si accorga di essere il prodotto perfetto e lo strumento utile di un meccanismo, appunto quello capitalistico, che ha sempre saputo produrre da solo i suoi falsi nemici purché fossero disinnescati e in buona sostanza funzionali a ben altre cause?

Un caso di ignavia o di sapiente uso pro domo sua del cliché da intellettuale rivoluzionario?

Quale sedicente intellettuale rivoluzionario, sacerdote dell’«emancipazione umana» può appoggiare posizioni culturali e politiche che si propongono la limitazione della libertà di alcuni individui di vivere liberamente la propria sessualità e vedersi riconosciuti i diritti civili che spettano a ogni cittadino, a prescindere dalle proprie idee e dai propri gusti?

Gay, lesbiche, tansgender, perfino i single, sono quindi tutti dei virus sociali che complottano, in stretta alleanza col capitalismo, per distruggere la famiglia e le istituzioni «tradizionali», o piuttosto dei cittadini che pagano le tasse e vogliono vedersi riconosciuti determinati diritti politici e sociali? I cittadini, ci insegnava quell’Hegel citato a sproposito da Fusaro, non possono essere riconosciuti, giudicati e quindi discriminati rispetto al loro essere peccatori agli occhi di una morale specifica.

HUMANI NIHIL A ME ALIENUM PUTO

Nessuno come il filosofo dovrebbe sapere che siamo uomini, e nessuno di noi può assumersi il diritto sovrano di reputare «alieno» al genere umano qualunque cosa lo contraddistingua. Omosessualità e varietà dei gusti sessuali sono fenomeni antichi quanto il mondo, spesso attuati proprio da coloro che si ergono a paladini di una morale «giusta», «naturale» e «tradizionale».

Quale responsabilità dell’intellettuale emerge se gli intellettuali stessi dimenticano tutto questo per farsi sacerdoti di dogmi che negano una parte così importante della natura stessa?

Ma soprattutto, ritenendo legittimo che qualcuno possa sposare le posizioni di Fusaro, perché doversi aggrappare a tutti i costi ad autori che con il pensiero tradizionalista e reazionario nulla c’entrano?

Abbia il coraggio Fusaro, tanto più che il mainstream ormai lo ha «eletto» (e quindi non corre più pericoli di perdere posizioni di rendita), di spogliarsi di abiti e riferimenti che nulla c’entrano con le sue posizioni e si richiami a pensatori a queste più consoni.

O forse in questo modo, in un panorama culturale e mediatico sempre più miseramente asservito alle logiche numeriche e grette del capitalismo spettacolare, non farebbe più notizia riducendosi al rango di un serio studioso qualunque?

Se così fosse, Fusaro sarebbe il primo a beneficiare di quella logica del Mercato da lui apparentemente criticato con tanta e sterile foga…

  • maria

    Buonasera, le chiedo se le sembra di meritare l’Oscar per cio’ che ha detto su Fusaro. Io lo conosco da pochissimo,un mese e mezzo, ma quello che ho potuto osservare e’, oltre la sua cultura (non da messaggini perugina, non si puo’ giudicare la sua cultura dal messaggino da social network, fa pure video che ho trascritto personalmente in parte nei quali e’ piu’ esplicativo) anche il suo senso dell’umorismo (che inserisce, di solito, nella seconda parte delle sue frasi), nonche’ il non volersi schierare davvero da nessuna parte. Senso dell’umorismo o nonsense lo definisco il riferimento ad Hegel come “omofobo” (messo tra virgolette apposta), ma vedo che Fusaro ha usato un buono stratagemma, pur essendo il suo un divertissement retorico, ha fatto parlare di se’. Quanto all’aspetto principale della questione, il materialismo economico alla base delle teorie gender, io concordo. Una coppia omosessuale, per quanto per me libera di amarsi, non puo’ riprodursi naturalmente. Cosa puo’ fare, oltre l’adozione? Ricorrere alla procreazione assistita eterologa. Questo io lo chiamo business, molti (coppie etero vi ricorrono per motivi gravi, come nel mio caso, ma si e’ trattato di pma con miei ovuli e girini di mio marito), ma molti ci speculano, su quella eterologa (Spagna, Svizzera I centri piu’ rinomati).torniamo al monoteismo del mercato (discorso che preme molto a Fusaro): esempio: catena dei MacDonalds che non mette in vendita cibo sano, anzi, troppi lipidi e carne che dopo un mese resta uguale, non si decompone. La catena dei Macdonalds e’ collegata ai negozi di taglie forti, centri di estetica per lotta alla cellulite, catene di prodotti dietetici herbalife. Faccia lei. Fusaro ha un merito: puo’ anche dire cavolate, ma hanno senso logico (saranno cavolate?). Ha senso dell’umorismo, ma tutti non lo comprendono, prendono sul serio quattro parole messe in croce. Io ho sempre trovato moltissima logica nei suoi interventi contro il “cretinismo economico”. Ma non trovo un senso al parallelo tra il suo “sesso matto” che mi sembra rimandi a Giannini e le “voglie” supposte di Fusaro. Chi e’ lo squallido? A lei la risposta.

  • sandro vero

    Esiste una speciale categoria di scrittura, quella “pressata”. Ovviamente, non nel senso di spremuta (e dunque ridotta all’essenziale). Bensì nel senso di “inseguita”, assediata. In questo caso, probabilmente, dalla fregola di affermare qualcosa su Fusaro, approfittando del pretesto “narrativo” della questione della teoria gender. Ma andiamo con ordine. Fusaro non ha mai detto che i gay e le lesbiche non hanno gli stessi diritti di chiunque altro. Né tanto meno che la famiglia sia l’unica realtà accettabile dell’universo sociale. Fusaro ripete spesso – e lo ha ripetuto anche a me, a cena, davanti a delle sublimi polpette con purè di patate – che la famiglia è (come sembra condividere anche Ercolani) istituzione valoriale borghese. Totalmente appartenente alla cultura borghese. Ed è questo che la rende bersaglio privilegiato del capitalismo, il quale ultimo – secondo Fusaro – ha smesso da tempo di andare a spasso con la borghesia e ha invece da altrettanto tempo varato una complessa strategia di superamento/distruzione dei vincoli, dei limiti. Vincoli e limiti che la “coscienza infelice” borghese hanno comunque esercitato sulla tendenza del capitale a estendersi indefinitamente, fino ad annettere anche i territori dei diritti civili, trasformati in strumenti grimaldello per moltiplicare il processo di frantumazione, di precarizzazione, di atomizzazione della coscienza.
    Il problema, per Fusaro, non è il “diverso”. E’ la spetacolarizzazione del “diverso”. La sua funzionalizzazione nel “discorso” del “tutto è possibile”, che fornisce lo sfondo melmoso su cui si afferma continuamente la verità dogmatica che “è tutto necessario”. Necessariamente esistente. Come l’ordine capitalistico.

  • Giorgio Garzaniti

    Tutto giusto, e giustissimo insidiare il Fusaro del mainstream, che si è lasciato prendere troppo la mano dal successo dovuto alla tv capitalistica e generalista che lui stesso attacca con i suoi contenuti. Detto questo, anche uno studente al primo anno di filosofia sa che la libertà autentica in Hegel non si trova nella società (come lei afferma), ma in nello Stato che è appunto un superamento della società stessa. La invito a leggere il saggio di Marcuse su Hegel in L’autorità e la famiglia, forse è solo a partire da qui che ci si può fare una idea di chi sia il vero punto di riferimento del Fusaro. Nè Hegel, nè Marx e nè Gramsci, ma Marcuse… il che fa pensare!

  • maria

    Io di filosofia non so nulla. Ma posso dire due cose, lette dal sito filosofico.net curato da Fusaro: parto dalle sue parole, intanto. Forse lei per “societa’” intende famiglia (Hegel non credeva che la famiglia costituisse la base della societa’, era composta da individui), per Hegel l’individuo trovava la sua piena realizzazione nella societa’, nello stato.
    In secondo luogo: sottolineo il fatto che mi sembra alquanto improbabile che Fusaro che ha curato tutte le informazioni sul sito scivoli su Hegel, che spiega ampiamente, vada a vedere. Io ho preso info proprio da li’. Hegel e’ stato messo tra ” “, quindi vuol dire che citava un altro che parlava di Hegel. Era Marcuse? Bene, le virgolette allora avevano un senso. Mi chiedo se ci siano gli estremi per la condanna di Fusaro o, piuttosto, gli estremi per imparare a rispondere in modo, intelligentemente critico ed educato. Le faccio un esempio: Gentile Fusaro, e’ proprio sicuro che Hegel sia stato “omofobo” o le virgolette sono indizio di una citazione, ad esempio da Marcuse che legge Hegel? Questo e’ quello che ritengo un dibattito educato, intelligente e critico, ne’ squallido, ne’ insensatamente e stupidamente volgare.