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losangelista

Il Rigurgito della Censura

L'"albero" di McCarthy a Parigi

L'”albero” di McCarthy a Parigi

È stata una settimana nera per l’arte contemporanea, violentemente attaccata in due della sue “capitali” a Parigi con la distruzione di un opera di Paul McCarthy e a New York con la contestazione della retrospettiva di Jeff Koons e di un’opera di John Adams. È cominciata con lo sgonfiamento di Tree il maxi sex toy di Paul McCarthy eretto a place Vendôme. L’ironico albero di natale/butt plug dell’artista losangelese era stato commissionata come parte della fiera d’arte contemporanea (FIAC) parigina ma ha scatenato la violenta reazione dei guardiani della morale e del decoro. La scorsa settiama McCarthy era stato fisicamente aggredito da un uomo che lo ha schiaffeggiato allo svelamento della statua. Un paio di giorni dopo i cavi di supporto della scultura sono stati recisi nottetempo da ignoti e l’opera è stata sgonfiata e rimossa. Sui social formazioni reazionare comePrintemps Français, nata col movimento anti-unioni gay, ha inneggiato all’eroico atto che ha ripristinato la dignità di Parigi , “sfigurata e umiliata” dall’opera “voluta dai socialisti”. McCarthy non è certo nuovo alle polemiche qualche anno fa era successo un putiferio quando aveva istallato il suo Santa Claus a Rotterdam un altro travisamento “natalizio” a forma di uno gnomo con in mano un simile divaricatore anale. Dopo mille proteste il collettivo olandese Wünderbaum ne aveva tratto un bellissimo “mockumentary teatrale” in cui una cittadina indignata si recava a LA per cercare di fare le sue rimostranze direttamente all’artista. Quella satira sull’indignazione moralista degenerava all fine in una delle orgiastiche e scatologiche performance per cui è noto McCarthy, un fautore oltre che di sculture trasgressive, di happening psicosessuali con eccesso di secrezioni corporee, ketchup, cioccolata fusa e quant’altro.

Nei suoi happening estremi che stremano il pubblico come nelle sue opere plastiche e video McCarthy sovverte l’immaginario pop postmoderno in rappresentazioni di eccesso e incongruità. Nella grande mostra alla Armory di New York ad esempio ha selvaggiamente dissacrato Biancaneve mettendo in scena una apocrifa iconografia compresa un orgia con Biancaneve e i sette nani orchestrate da un libidisnoso Walt Disney e un principe azzurro masturbatore. Come altri artisti – Cattellan ad esempio, o Mike Kelley – McCarthy opera in terreno sconcertante e inquietante che implica la polemica e la reazione, ma a Parigi la censura ha trionfato dando la misura della brutta aria di paranoia e restaurazione che tira in Europa e non solo.

Picchetti davanti al Met per "Klinghoffer"

Picchetti davanti al Met per “Klinghoffer”

Al Metropolitan Opera di New York una produzione di Death of Klinghoffer, l’opera di John Adams sul dirottamento dell’Achille Lauro ha scatenato proteste e picchetti davanti al teatro con l’intervento di numerosi politici conservatori come Rudolph Giuliani l’italoamericano ex sindaco paladino dell’ordine pubblico che si è unito ai manifestanti integralisti per protestare contro “l’apologia del terrorismo” compiuta da Adams per aver scelto di rappresentare il tragico assassinio del turista ebreo americano Leon Klinghoffer senza presumibilmente un sufficiente condanna dei dirottatori dell’OLP. Ovvero quell’“equivalenza morale” che è il peccato capitale di integralisti sionisti come dei falchi neocon che la respingono per i musulmani. L’arte dovrebbe invece secondo costoro conformarsi all’etica e alla morale “giuste”: i manifestanti hanno chiesto la chiusura immediata della rappresentazione giurando di non arrendersi fin quando non fosse “bruciata”.

I graffiti alla mostra di Koons al Whitney

I graffiti alla mostra di Koons al Whitney

Al coro censoreo ha fatto eco pochi isolate ad est – anche se in modo meno arcigno – dalla bomboletta spray del’uomo che ha “taggato” un muro del quarto oiano del Wghitney Museum nell’ultimo giorno della retrospettiva di Jeff Koons, un’altro abbbonato alla provocazione. Insomma sui due lati dell’oceano soffia un vento sinistro – un aria truce di chiusura di frontiere fisiche e mentali. E un rigurgito retrogrado che ci riporta a scomuniche e alle crociate benpensanti che avremmo voluto ormai vedere superate.

Il dildo giustiziato

Il dildo giustiziato