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Poltergeist

Il razzismo delle favole – Homeland

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Alcuni artisti islamici – e sono loro a definirsi così, lasciando che cioè sia la religione a definirli – hanno attaccato il telefilm Homeland perché rappresenta in modo distorto il mondo arabo. Il Guardian per primo, e poi a gara tutti i maggiori giornali e centri di informazione del mondo, hanno diffuso la notizia creando quello che nella Roma papalina si chiamava un gran romore. Islamisti, opinionisti, storici e commentatori del mondo dello spettacolo hanno più o meno tutti detto la stessa cosa: Homeland è una serie bellissima, ma è di parte. Tutti dando per scontato che una serie a sfondo politico sia neutrale, che più in generale una serie sia un documentario e che, in assoluto, la fiction americana non sia, in fondo, una favola. Le tante serie americane che rielaborano favole sono solo la proverbiale punta dell’iceberg poiché la parte più consistente di questa tendenza narrativa è rappresentata praticamente da tutte le altre serie (parliamo di una produzione che supera il centinaio) che non sono altro che storie non improntate al racconto moderno come lo conosciamo, ma alla narrazione favolistica. La caratteristica della favola è di avere dei buoni e dei cattivi, delle storie esemplari e un contenuto pesantemente volto all’insegnamento di una morale. È esattamente per questo motivo che rimaniamo colpiti da una puntata in cui i buoni sono messi in crisi e non riescono a vincere in modo incondizionato sul male, non perché quella puntata o quella serie siano particolarmente moderne o ingegnose, ma perché ci aspettiamo di sentirci raccontare una favola. È vero che la tendenza comune oggi è di improntare le storie delle singole puntate su fatti di cronaca, dando così l’impressione che le serie rappresentino la realtà. Le serie la rappresentano quanto la può rappresentare la favola di Cappuccetto Rosso che, certamente, fa un interessante ritratto della vita di una bambina nel medioevo mitteleuropeo, ma di certo la federazione dei lupi non può criticarla perché sono ritratti in modo falsato, lontano dalla realtà. Il lupo di Cappuccetto Rosso non vuole rappresentare il comportamento dei lupi; è invece metafora dei pericoli in cui incorre l’infanzia quando incontra il mondo degli adulti. Homeland, dal canto suo, è una favola molto complessa, in cui i buoni sono pieni di ombre e i cattivi hanno volti non sempre facilmente leggibili. Questo ha fatto pensare ai tanti giornalisti che una critica al suo naturalismo fosse lecita, avesse senso. È del resto probabile che gli autori stessi della serie siano convinti di fare un ritratto fedele, o comunque convincente, dei rapporti tra Medioriente e Stati Uniti. Il Medioriente è diventato quello che la Russia era per gli Stati Uniti durante la guerra fredda: il nemico. In questo senso, non ci si può aspettare che il nemico abbia davvero tante sfaccettature, il nemico è il nemico, altrimenti se gli diamo troppa umanità non riusciamo a combatterlo con l’efferatezza che ci è consueta. Questa formula non è nemmeno estranea al cinema americano. American Sniper, l’ultimo film di Clint Eastwood – tanto per fare un esempio – demonizza perfino i bambini del nemico. In una scena il tiratore scelto deve sparare contro il bambino armato; tuttavia, nel resto del film, non vediamo bambini non armati e in ogni caso non hanno la presenza scenica e l’importanza di quel Bambino Armato, che diventa quindi un simbolo, distaccandosi dalla realtà della vita quotidiana.

La reazione degli artisti islamici, tuttavia, è giustificata, quando si tiene conto del fatto che le serie sono un potentissimo mezzo di propaganda, che sono esportate ovunque e che hanno un potere sull’immaginario collettivo come nessun’altra produzione artistica contemporanea.

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In questo senso, la reazione degli artisti che erano stati reclutati dalla produzione per apporre scritte sui muri di scena e renderli così più “veri”, è sintomatica ed è stata simile a quella di tutti i popoli oppressi della storia: hanno cioè raccontato la loro versione dei fatti (per opporla a quella potente dei vincitori) nascondendola in scritture che i vincitori non capivano, in disegni che non comprendevano, in forme di rivolta implicite volte a scardinare l’assedio. Gli artisti islamici reclutati dalla Showtime hanno scritto sui muri di scena “Homeland è una barzelletta, e non ci fa ridere”, oppure “Homeland è razzista”. Lo hanno rivelato solo ora che le puntate girate in quei luoghi sono già uscite, e gli oppressori non ci possono più fare niente: tanto più forte è la loro infiltrazione in tutte le case del regno occidentale, tanto più alta è diventata la voce di questi brillanti eversivi.

  • luca celada

    Meravigliosa l’irruzione del reale nella fiaba!

  • SP

    Gran bel pezzo! E uno sguardo finalmente diverso dal solito sulle serie televisive, vivaddio!

  • Alessandro Farolfi

    C’é un’altra serie televisiva,che a mio parere é ancora più inverosimile di Homeland,che di pecche sia tecniche e geopolitiche ne possiede da vendere,soprattutto a chi come me si diletta nello studio della storia militare e dell’intelligence come corollario,come anche nella storia e nella tecnica degli armamenti,ed ha un quadro abbastanza reale del comportamento e della psicologia degli Arabi o dei Musulmani in genere.
    Ebbene questa é Tyrant,la quale nel rendere le figure e la psicologia come anche lo stile di vita,degli Arabo-Islamici,ne traccia un quadro che definire pressapochista,falso ed anche poco credibile,come si dice”sbrocca” continuamente,i personaggi sembrano addirittura presi direttamente,da una serie USA sulla criminalità organizzata di stile mafioso occidentale(come i Soprano)Ma voi li vedete Musulmani che bevono vino,birra e superalcolici in pubblico,si badi bene non qui in occidente ma nel loro paese(cosa che alcuni forse lo fanno ma in privato e ben nascosti in casa loro!)
    E poi i vari personaggi sia i cd”buoni”(come il fratello medico del dittatore di turno)sono o vengono sempre dagli USA,che sono”sempre” in prima linea nel sostenere le”istanze di democrazia”del popolo (ma mi facciano il piacere!)e giammai sono favorevoli al dittatore cd”sanguinario” che comanda nell’immediato,come ogni buon “esportatore di democrazia “ben sa.
    Sì ed io sono babbo natale!
    un saluto
    Alexfaro