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FranciaEuropa

Il Ps di nuovo nella bufera a causa di un libro

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Hold up, arnaques et trahisons, il libro scritto da due giornalisti che accusa di “rapina, imbrogli e tradimento” l’attuale direzione del Ps, sarà in libreria tra qualche giorno, ma il Ps è già di nuovo in piena tempesta. E’ durato poco il periodo di pace e di ripresa, avviato con le iniziative dell’università dell’estate a La Rochelle a fine agosto, con la proposta di organizzare delle primarie interne per designare il candidato alle presidenziali del 2012 e con l’offensiva contro la versione sarkozista della carbon tax. Il libro torna sulla guerra che era scoppiata il 21 novembre 2008, per l’elezione della segretaria Martine Aubry. C’erano state accuse di brogli elettorali da parte della rivale Ségolène Royal, una commissione era stata istituita per ricontare i voti, che avevano confermato la vittoria di Aubry (con soli 102 voti di scarto). Ma adesso il libro riprende quelle accuse e sostiene di portare nuove prove che le confermano.

Ségolène Royal, che sembrava nei giorni scorsi essersi riconciliata con Martine Aubry, ha affermato di rifiutare “di lasciar passare questo”: “sapevamo che c’era stato imbroglio – ha detto – ma non di questa ampiezza”. Royal farà una “dichiarazione solenne” nei prossimi giorni. Per il momento, ha dichiarato di volersi rivolgere a Robert Badinter, per chiedere un parere al grande saggio, ex ministro della giustizia di Mitterrand, che dopo lo scontro del novembre 2008  aveva proposto di far rivotare le federazioni dove il risultato appariva più controverso. Un’idea che era staat rifiutata dalla direzione che aveva ottenuto la vittoria.

Martine Aubry, presa in contropiede dalla polemica proprio quando sperava di cominciare a risalire la china, prende tempo. Prima di reagire, afferma, vuole “leggere la totalità del libro” e si protegge dietro le deliberazioni “di tutte le istanze del partito” , che hanno confermato la sua vittoria. Poi insiste: “dobbiamo metterci su un altro livello, se vogliamo andare avanti”. Per l’ex ministro delle finanze, Michel Sapin, è “un peccato che venga rinvangata questa vecchia storia”. Mentre l’ex primo ministro Laurent Fabius, accusato di essere stato tra i principali organizzatori del broglio, considera che  il libro non porta nessuna prova di questo.