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Il Pdl “modello Tedesco”

Il «caso Tedesco» è ormai un caso nazionale. La vicenda giudiziaria e politica del fin qui poco noto ex assessore alla sanità della prima giunta Vendola travalica i confini della cronaca pugliese e precipita in scenari kafkiani. Dove il diritto è il rovescio e ogni mossa allude a un’altra in un infinito gioco di specchi dove non si distingue più la norma dall’eccezione.

Lo scenario del nuovo cubo di Rubik tra politica e giustizia è il senato. Mezzanotte di mercoledì, dopo oltre sei ore di riunione a porte chiuse, la giunta per le autorizzazioni di palazzo Madama ha deciso con un voto contrastato (10 a 9) che Alberto Tedesco, senatore del Pd dal luglio del 2009, in linea teorica può essere arrestato e portato in carcere come chiedono i pm di Bari guidati da Desireé Di Geronimo. Ma non si sa ancora né se né come né perché.

Sulla carta il voto è semplice. Compatta l’opposizione: favorevoli all’arresto tutti e 8 i senatori del Pd, 1 esponente dell’Idv e 1 dell’Udc (astenuto il presidente della Giunta Marco Follini del Pd). Contrari alle manette i 9 del Pdl. Ma la maggioranza si divide: decisivi nel “condannare” Tedesco (e le tattiche del Pdl) i 2 senatori leghisti che escono e non partecipano al voto.

Tutto risolto? Al contrario. Formalmente la Giunta non ha deliberato nulla. Ha semplicemente bocciato la tesi «iper-castale» del vicepresidente della giunta Alberto Balboni. Il Pdl difendeva Tedesco sostenendo berlusconianamente che i reati contestati – tra gli altri: concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, corruzione, falso ideologico – non sono particolarmente gravi e che con lui in carcere si sarebbe violata l’integrità del Parlamento. Una tesi lunare e soprattutto irricevibile per il Pd e le opposizioni. Indigesta anche per lo stesso Tedesco, che a più riprese ha chiesto al senato di concedere l’arresto ed ha continuato a difendersi con nuove carte processuali che lo riguardano presentate sul filo di lana e che lo hanno visto assolto come Vendola.

Chi le ha lette conferma che Tedesco in oltre due anni di inchiesta non è mai stato interrogato dai pm e che in effetti «le indagini sono un po’ a zig zag»: su fatti molto simili (nomine Asl) alcuni pm hanno archiviato la posizione del senatore-ex assessore considerandola una disdicevole ingerenza politica mentre quelli che lo vogliono arrestare ci leggono reati fatti e finiti.

La discussione è stata assai vivace. Il Pdl voleva costringere il Pd a schierarsi contro i giudici per “salvare” uno dei suoi. Una contraddizione che non ha prezzo sul mercato politico. Per questo è una missione prioritaria. Tanto che i capigruppo in senato Gasparri e Quagliariello hanno atteso fino a notte fonda fuori dalla porta per sapere se Balboni era riuscito a portare a casa il risultato. Le pressioni devono essere state notevoli perché Balboni in crisi è arrivato a minacciare le dimissioni. La maggioranza ha anche provato un accordo sottobanco chiedendo al Pd di votare prima le conclusioni contro i giudici e poi di sedersi insieme a tavolino per stendere le motivazioni. Tra il nervosismo crescente e qualche crisi isterica, la seduta è stata sospesa più volte fino alla sconfitta del Pdl.

Siamo ancora al primo round e tutto è ancora possibile. La guerriglia è solo rimandata. La Giunta si riunirà la settimana prossima. Marco Follini ha convocato l’ufficio di presidenza della giunta per martedì.

L’oggetto del contendere è ora la data del voto. Il Pd ha ottenuto un po’ di tempo prima di arrivare al doloroso passo: vorrebbe attendere la decisione che prenderà il Tribunale del riesame di Bari nell’udienza del prossimo 14 aprile. I giudici devono pronunciarsi sia sul ricorso di Tedesco contro l’arresto sia su quello dei pm contro l’archiviazione immediata del reato più grave, l’associazione a delinquere. Per prassi (e per logica) la giunta deve nominare un nuovo relatore, che dovrebbe essere scelto tra coloro che hanno bocciato la «relazione Balboni». Cioè sarà un senatore o del Pd, o dell’Udc o dell’Idv. E’ probabile che Follini sceglierà quest’ultimo (Li Gotti).

«Suo malgrado Tedesco è diventato un simbolo», si rammarica un senatore democratico. Gasparri e Quagliariello avvertono che il Pdl farà fuoco e fiamme per ottenere il voto della Giunta prima del del riesame: il Piave è la totale indipendenza della politica dai giudici. La linea della capogruppo del Pd Anna Finocchiaro è opposta: «Non ci sostituiremo alla magistratura».

dal manifesto dell’8 aprile 2011