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Il Pdl di «lotta» avverte il governo Monti

Dopo lo scontro con Monti, Alfano accelera e presenta oggi il suo ddl per le imprese Berlusconi mette in conto una sconfitta domenica e offre fiducia «condizionata» a questi ministri «provvisori».

Berlusconi e il Pdl sono prigionieri di questa maggioranza e di questo governo, l’unico senza propri ministri che nella loro lunga storia non hanno (finora) tacciato di essere comunista, ladro o illegittimo. Ma a giudicare da come stanno andando le cose (male), anche questa anomalia del rispetto delle forme istituzionali è prossima alla scomparsa.

Alfano chiude a modo suo il durissimo scambio con Monti sull’Imu e il nodo dei mancati pagamenti alle imprese da parte dello stato. Il segretario del Pdl prima dice che con il premier «il caso è chiuso» dalle colonne del Corsera. Poi fa sapere che già domattina presenterà il suo ddl in parlamento: la «proposta sulla compensazione dei crediti non si tocca».

È possibile che ben presto la vecchia maggioranza Pdl-Lega-“responsabili” si rimaterializzi e il governo sarà costretto a scendere a patti (o a rispettarli) con il Cavaliere.

Sul tavolo dei berlusconiani pesano soprattutto due dossier: le tv e le nomine Rai-Agcom e il salvataggio di Berlusconi dai processi. In entrambi i casi, finora, Monti se non ha affondato il colpo sul conflitto di interessi (anche lui come Prodi) non ha però concesso molto al suo predecessore. A conti fatti, quindi, dal suo punto di vista il Pdl si sta dissanguando elettoralmente per sostenere il Professore senza riceverne alcuna contropartita visibile.

Da qui il nervosismo crescente di tutte le bande, anime e correnti del partito di maggioranza relativa. Preoccupazioni aggravate dalle elezioni di domenica e, soprattutto, da quelle politiche che verranno al più tardi nel 2013. In cui nessuno – tra big e peones – ha la certezza di trovare di nuovo un posto in parlamento.

Silvio Berlusconi ieri pomeriggio è andato a Monza (dov’è di casa) per il suo primo e unico appuntamento elettorale previsto in questa campagna. Una tornata che non lo vedrà nemmeno in Italia, visto che domenica vola dall’«amico Putin» per la sua cerimonia di insediamento al Cremlino.

Il leader del Pdl vede la batosta in arrivo e mette le mani avanti: «Queste elezioni – dice al comizio – non hanno un valore politico, perché c’è una grandissima percentuale di cittadini che è confusa e non sa per chi o per cosa votare».

La sconfitta però è già preventivata: la causa è la separazione con la Lega, che anche se il Cavaliere giura rimediabile è «una scelta sbagliata che i risultati delle elezioni confermeranno». Con lo sguardo fisso ai sondaggi disastrosi e alla crisi economica sia delle sue aziende che dell’Europa (in quest’ordine) secondo Berlusconi i cittadini si domandano «se valga ancora la pena di votare in un momento di parentesi della democrazia e con questo governo provvisorio. Dobbiamo vedere più avanti – precisa l’ex premier – sperando che i sacrifici che abbiamo fatto dimettendoci portino al risultato che abbiamo da sempre inseguito, che è quello del cambiamento dell’architettura istituzionale del paese».

Il canovaccio è quello di sempre quando gioco forza è all’opposizione: dialogo e «grandi riforme» (quelle che non ha mai fatto in decenni di governo). E poi se butta male c’è sempre la scusa dei comunisti. «Io vi ho salvato dai comunisti nel ’94 – ricorda il premier tra qualche contestazione – ma ci sono ancora anche se hanno cambiato nome».

Berlusconi copre il tentativo di «lotta e di governo» del suo Pdl e guardando avanti dice ai suoi che «bisogna essere in grado di arrivare alle elezioni nazionali pronti a mostrare un risultato concreto. È quello che stiamo cercando di perseguire in questi giorni».

Il Pdl continuerà a sostenere il governo con una fiducia condizionata: «Fino a quando sarà necessario per concludere le riforme istituzionali». E poi – aggiunge Berlusconi – «non potremo continuare a farlo se i provvedimenti che il governo chiederà al parlamento saranno difformi a quello che noi riteniamo il bene del paese».

La ricerca di uscire dall’angolo è disperata. Ma il governo dei Professori – in caduta libera di risultati e di idee, come dimostra la richiesta di informazioni sui tagli ai cittadini – offre occasioni di rinascita insperate.

Il commissario ai tagli Enrico Bondi esulta per le 40mila segnalazioni arrivate in un giorno da singoli cittadini (1 ogni 4 secondi, come e chi le leggerà?) ma si attira le critiche – oltre che del Pdl e di mezzo Pd – anche del garante per la privacy Francesco Pizzetti, che lamenta di non essere stato consultato e critica il form troppo generico e aperto alla possibile denigrazione offerto dal governo sul suo sito.

dal manifesto del 4 maggio 2012