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losangelista

Il Partito dei Blasfemi

Il giudice del processo Maometto v. Google (di cui sotto) ha respinto l’istanza di ritirare il video infama-profeta da Youtube. In America infatti non e’ contemplato il reato di vilipendio alla religione o comunque viene data precedenza alla liberta’ di espressione. Per un  paese cosi’ ossessionato da dio, nelle scuole, nell aretorica, negli inni e sulle monete, le corti federali sono state curiosamente costanti nella tutela del diritto di esprimere a parole un opinione per quanto idiotica od odiosa – o blasfema. In sentenze dopo sentenze hanno citato l’nalienabile diritto di parola sancito dal primo emendamento della costituzione nel rifiutarsi di restringerlo. L’offesa alla sensibilita’, reputazione o religione altrui, piu’ che in quasi ogni paese, viene considerata subordinata al diritto di espressione, eccezione fatta per il dimostrabile ed imminenete pericolo fisico ad altri: il famoso grido di “fuoco” in un cinema affollato (ah, si poi ci sono quelle due o tre liste nere per apologia di comunismo, ma e’ un’altra storia). La posizione del “partito blasfemo” che va da Charlie Hebdo ad alcuni settori della laicita’ liberal, in sostanza che l’opposizione politica al fondamentalismo deve  contenere questo diritto alla blasfemia e’ articolata qui da Sam Harris che rivendica la possibilita’ di sfottere l’Islam quanto il mormonismo di Romney.

  • Galaverna

    Già, negli USA esiste la libertà di espressione e la legge la tutela da sempre. Sorpresona, vero?
    In Francia hanno almeno la satira. Una coraggiosa quanto encomiabile satira che non teme di dare disturbo a bigotti di ogni risma e religione.
    E in Italia che abbiamo?
    L’autocensura!

  • http://amorteilmongelli.tumblr.com wuffi

    Credo che l’america sia un esperimento sociale per sfuggire, negandolo, al peccato originale… ovvio che ci vuole tempo.

  • lina

    @wuffi
    credo che sia vero proprio il contrario.
    Il peccato originale – che nel Corano non esiste, anche se vi si legge che Adamo venne allontanato dal Paradiso terrestre, senza darne motivazione – è proprio un richiamo alla responsabilità individuale.

    La colpa collettiva, per la quale è lecito ammazzare un infedele o il membro di un’altra tribù, qualora si considerasse un suo membro colpevole di sacrilegio, è una categoria mentale profondamente insita nella cultura del mondo arabo-beduino.

    Si tratta di decidere se quello è il destino che anche la sinistra italica preferisce o aborre.
    Come donna, mi auguro la scelta non favorisca quel mondo.

  • Paolo1984

    questo giudice federale ha assolutamente ragione

  • Lord Franklin

    Il diritto di criticare e anche di mettere in burla la Chiesa Cattolica, talvolta anche al punto di offendere il sentimento religioso, è stato sempre esercitato senza risparmiarsi dai rappresentanti della sinistra: a mo’ di esempio posso ricordare, ma è un esempio fra mille, le vignette di Vauro, molte delle quali pubblicate dal Manifesto, in cui il più alto e importante simbolo della cristianità, Gesù in croce, è stato raffigurato in modo quanto meno irriverente….

    Il cristo di Vauro non ha mai destato scompiglio. Quando queste vignette appaiono nessuno si da pena del sentimento dei cristiani e, soprattutto, nessuno si attende che una folla di cattolici inferociti dia l’assalto alla redazione del Manifesto, nessuno invoca la morte di Vauro, il quale continua a disegnare con tranquillità, senza temere per la propria incolumità fisica.
    Nessuno mette una taglia sulla testa del disegnatore livornese.
    E’ il segno che siamo in democrazia. Che si accettano – in un paese in cui la religione cattolica è la più diffusa – anche le visioni del mondo radicalmente diverse dalle nostre, anche quelle che possono risultare spiacevoli.

    Questa stessa sinistra, quando l’oggetto di una rappresentazione critica o irriverente è Maometto o la religione musulmana, si mostra molto più sensibile alla spiritalità: bisogna capire lo sdegno dei credenti nel vedere i simboli della propria religione sbeffeggiati e vilipesi.
    Ecco che la sacrosanta libertà di manifestazione del pensiero, tante volte sbandierata e declamata come inalienabile ed incomprimibile, si fa più sfumata, si affievolisce, si carica di problematiche e restringe i propri confini: deve essere limitata, arginata di fronte a superiori principi, bilanciata con la sensibilità di chi crede.
    Ecco che si punta l’indice contro il “partito dei blasfemi” (mi piacerebbe sapere se l’autore del blog abbia iscritto d’ufficio anche Vauro a questo partito)

    E’ la solita sinistra dei due pesi e delle due misure. Gli americani sempre cattivi, anche quando un giudice afferma in un procedimento il diritto di espressione, garantito dalla costituzione USA e cardine di ogni sistema democratico.
    Gli arabi sempre buoni, o comunque bisogna comprenderli, anche quando incendiano le bandiere, anche quando danno fuoco alle ambasciate e a chi ci sta dentro, anche quando reclamano a gran voce la morte di un regista offrendo del denaro all’eventuale killer.

    L’autore del blog arriva all’assurdo e al grottesco di lagnarsi contemporaneamente del fatto che gli americani siano ossessionati dalla religione e del fatto che questa ossessione non sia così pervasiva da mettere in discussione i principi costituzionali, riaffermati in modo “curiosamente costante” – dice lui – giustamente – dico io – dal giudice che si è occupato del film “L’innocenza dei mussulmani”.

  • luca celada

    Certo che essere cosi’ completamente fraintesi significa davero non essere dei gran comunicatori. L’autore di questo blog non ha scritto a Vauro, tantomeno d’ufficio, perche’ concorda enstusiasticamente col suo diritto di dileggiare e perfino vilipendere la religione cristiana. Disegnasse pure cento vignette al giorno difficilmente basterebbero a bilanciare la spropositata e indebita ingerenza della chiesa nella cultura e democrazia italiane. Esatto, il post, evidentemente assai inadeguato, voleva encomiare iI partito dei blasfemi, non criticarlo. Quando scrivo ” l’opposizione politica al fondamentalismo deve contenere (il) diritto alla blasfemia” esprimo una mia opinione etica e politica, cioe’ mi allineo con Charlie Hebdo e Salman Rushdie e i vignettisti danesi, contro i fanatici emanatori di fatwa che esprimono l’intrinseca, liberticida e dottrinaria supponenza delle religioni. Credo sia un posizione doverosa, in particolare per la sinistra, e articolabile al di la delle critiche sulla esecrabile condotta geopolitica delle potenze occidentali (ma pure Russi e Cinesi non scherzano) nei confronti degli Arabi. Visto che siamo blasfemi continuiamo: mentre ho grandi problemi con la concezione massimalista e punitiva della giustizia negli Stati Uniti, concordo in pieno con l’illuminata posizione sulla liberta’ di espressione “a priori” (curiosa, si, data la religiosita’ molto presente in questa cultura – e quindi ancor piu’ indice di una volonta’ laica dello stato). Il garantismo americano in quanto all’espressione pubblica di opinioni e’ stato riaffermato ieiri dal presdiente del paese nel discosro alle nazioni unite, concordiamo con lui quando si dice pronto a battersi per il diritto di chiunque di infamarlo a mezzo stampa e siamo ancora piu’ daccordo perche’ lo ha detto il giorno in cui la cassazione confermava la condanna di reclusione contro il direttore de Il Giornale. Si, siamo per la liberta’ di stampa di tutti compreso Sallusti e possiamo solo augurarci che un giorno giungera’ anche Italia.

  • Augusto