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losangelista

Il Papa-gate visto dall’America

Avvertiva qualche giorno fa Melinda Henneberger, ex vaticanista del New York Times,  in un dibattito televisivo sullo scandalo della pedofilia giunto confine a lambire i vertici dela chiesa, di non attendersi che le ultime rivelazioni avessero in Italia l’effetto che potrebbe essere prevedibile in altri paesi. Pochi giorni dopo, la reazione dell’Avvenire all’inchiesta proprio del New York Times,  le ha dato ragione illustrando bene una concezione squisitamente “italiana” del potere. Un potere, ecclesiastico o politico che sia, che se messo in discussione si appella naturalmente alla lesa maesta’, all’immunita’ dalle domande impertinenti e meschina evidenza di fatti, intercettazioni o testimonianze. Ecco che quelle raccolte dall’inchiesta  del New York Times (prosegue oggi sui binari paralleli degli eventi di Milawukee e di Monaco, ripresa anche da altri quotidiani) vengono definite dalla stampa cattolica “una frenesia strana di lanciare il sasso, di sporcare, di insinuare” e, nella prevedibile rincorsa alla solidarieta’ della politica,  “uno scandalismo a tutti i costi” dal ministro Frattini e dal presidente del senato Schifani “attacchi inaccettabili e indegni” al santo padre. Una attitudine cortigiana impermeabile al concetto di societa’ di diritto che prevale in paesi piu’ laici, e quando l’Avvenire parla di “scopo preciso: attaccare, nella persona del Papa, la Chiesa”, rivela in piu’ un concetto tutto nostrano del ruolo del giornalismo, inteso come suddito di moventi oscuri, pilotato servo di poteri forti. In questo caso una presunta vasta congiura antireligiosa una “feroce onda mediatica”, avvallata dal New York Times,  di cui sono vittime il papa la chiesa e la religione stessa. In questo senso quella che emana da citta’ del vaticano e’ una requisitoria contro la modernita’, un negazionismo ad oltranza simile all’antidarwinismo ed altre espressioni di fondamentalismo. Nel frattempo la stampa americana prosegue le inchieste,  ponendo le impertinenti domande imparate nel Watergate: “cosa sapeva il papa e quando lo sapeva?”, come ha titolato il Los Angeles Times, e insiste con i fatti e le date (e qui come fa notare sempre attento Fosforo,  il NYT mette in rete per chi volesse visionarli, i documenti relativi agli abusi di padre Murphy sui ragazzi sordomuti di Milwaukee)  che documentano il ruolo di una gererachia ecclesiastica che ha quantomeno sosttovalutato la portata di un problema evidentemente sistemico, parla di “errori di management”.  Un termine tecnico diremmo, piu’ che da sasso freneticamente lanciato, consapevole tuttavia dell’ottusa strategia adottata (col placet di Roma) dai cardinali in America  dove lo scandalo ha gia’ dieci anni. La tattica del muro di gomma rivelatasi catastrofica per diverse diocesi ridotte alla bancarotta una volta che inevitabilmente sono state esposte ai risarcimenti dalle cause civili per negligenza. L’assurda ultima variante a questa colpevole ignavia, e’ l’argomento che i preti non sono piu’ pedofili di altre categorie – singolare affermazione di un’istituzione che incarna per definizione un ruolo di guida etica e morale – che comunque ignora la vera responsabilita’: quella di omissione di intervento che ha esposto agli abusi ignote migliaia di innocenti bambini.  E’ il nocciolo della questione occultato per l’ennesima volta dagli attacchi preventivi del Vaticano. Come ha detto Bill Maher l’altro giorno, possiamo solo immaginare cosa sarebbe successo se si fosse comportata alla stessa maniera una catena di asili nido.

  • Wiliam

    Luca,
    la seguo da diverso tempo e approfitto per dirle che trovo i suoi pezzi SEMPRE interessanti, ben documentati, pensati e scritti.
    Venendo a questo suo ultimo articolo, Bill Maher ieri sera ha detto molte cose riguardo allo “scandalo” all’interno della chiesa cattolica (in apertura di programma, con Hitchens, durante il panel e in chiusura), anche usando parole “forti”, ma ovviamente vere. In molti Paesi, come la Germania e appunto gli Stati Uniti, la notizia e’ da prima pagina, ma non in Italia: da noi, c’e’ sempre il segreto e il proibito, una prassi da sillabo otto-novecentesco (le dichiarazioni da lei riportate, ma anche altre come quella di Giovanardi). Da cardinale, Ratzinger ha insabbiato tutto, visto che era anche indagato in USA (ma si avvalse dell’immunita’ da capo di Stato, col beneplacito dell’amministrazione Bush). Da papa fa anche peggio.
    Com’e’ possibile tutto questo? Possibile che nel 2010 si abbia ancora reticenza a parlare di tutto cio’ apertamente in Italia, anche se purtroppo non abbiamo un Bill Maher?

  • paolo1984

    Il nostro Bill Maher si chiama Daniele Luttazzi, ma, chissà perchè, l’hanno cacciato dalla Tv.
    Ovviamente condivido quanto scritto da Luca Celada.

  • martino

    Immagino un’assemblea di fedeli, in chiesa, che cominci a urlare contro il prete di turno e che queste proteste si diffondano come un’onda inarrestabile per tutto il paese, costringendo finalmente i prelati al dialogo e non piu’ ai predicozzi dall’alto dei loro pulpiti. Quel che mi fa impressione è vedere vescovi, cardinali, preti, rilascaire dichiarazioni sprezzanti senza mai abbassarsi ad andare al contatto un po’ come marionette televisive.

  • carlo arnone

    ho letto l’articolo “il Papa – gate visto dall’America :

    Siete grandi , avete avuto un gran coraggio, che i Direttori delle altre testate di giornale nazionali, no avrebbero avute le palle per farlo .

  • martino

    Al peggio in Italia non c’è mai fine:adesso esponenti del vaticano parlano di lobby al lavoro riguardo al NYT,sottinteso lobby ebraiche.Ci manca solo il riferimento al complotto plutogiudaicomassonico e potremo dire di avere una chiesa ariana.