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Antiviolenza

Il papà di Stefania Noce s’inc** su Fb

E’ con sommo piacere che pubblico sul blog l’articolo apparso sul sito di Femminismo a sud, dal titolo “Il papà di Stefania Noce ai maschilisti: Non in suo nome!”, in cui viene denunciato, per l’ennesima volta, la pagina di Facebook dove, sotto mentite spoglie, si celano contenuti maschilisti e violenti. La pagina, che si presenta come  “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE”, un nome che fa venire la voglia di essere cliccato con un “mi piace” a chiunque, è in realtà, come testimonia “Femminismo a sud”, una pagina diffamatoria contro le donne ed è un trabocchetto che ha fruttato alla pagina circa 400mila gradimenti. Contenuti sessisti, al limite della violenza, che sono sparsi e ripetuti anche in altri siti come per esempio “Bollettino di guerra“, che ha letteralmente scippato il nome a uno dei più interessanti blog sul femicidio, il vero “bollettino-di-guerra” che appunto si è dovuto preoccupare di specificare di non aver niente a che fare con il suddetto “clone”; oppure “Cominicazione di genere” (clone del sito di “Un altro genere di comunicazione“) che su facebook ha una pagina che recita “Uomini e donne uniti contro la cultura nazifemminista”; o ancora “False accuse“, sito che non solo si occupa di segnalare “persone ingiustamente accusate di reati mai commessi: omicidio e tentato omicidio, stalking, stupro, violenza di genere”, ma che mi ha direttamente messo in causa, circa la video inchiesta che ho girato qualche tempo fa nel nido del carcere di Rebibbia a Roma (“Il carcere sotto i tre anni di vita”) – con testimonianze delle recluse ma anche della direttrice del carcere femminile, Lucia Zainaghi, e dell’educatrice, Eugenia Fiorillo – di aver manipolato i casi e di far parte della “combriccola di Roberta Lerici”, una bravissima professionista, ma che io purtroppo conosco solo di nome. Il padre, non a caso, di tutti questi mostri sembra però essere un sito dal nome emblematico di “nazifemminismo“, che chiarisce bene cosa tramano in verità le donne: lo sterminio degli uomini. Un bel quadretto che non solo spiega la rabbia del padre di Stefania Noce, uccisa a coltellate dall’ex fidanzato il 26 dicembre 2011, ma anche le 12 donne che dall’inizio dell’anno a oggi sono state uccise, da parte di mariti o ex, in Italia: 12 donne in 15 giorni che sono quasi una al giorno.

da Femminismo a sud

“Il papà di Stefania Noce ai maschilisti: Non in suo nome! – Da due giorni, mentre raccontiamo del numero altissimo di vittime della violenza maschile, che oggi sono diventate #12 per il 2012, denunciamo (QUI e QUI) il fatto che la pagina NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE (pagina facebook di 400mila e rotti affiliat*), gestita da maschilisti e padri separati, antiabortisti, misogini, lesbofobi e costantemente impegnati a evitare di parlare di lotta contro la violenza sulle donne, a diffamare le femministe, a divulgare link di cloni peggiorativi dei blog che lottano contro la violenza sulle donne, a parlare male delle donne uccise imputando quelle morti al fatto che sarebbero state cattive con gli ex mariti, a parlare malissimo dei centri antiviolenza e mille altre cose ancora che potete verificare voi stess*, in quella pagina, insomma, dove i padri di figlie uccise da uomini violenti valgono meno di zero, viene strumentalizzato il nome di Stefania Noce, vittima di un brutale femminicidio compiuto dal suo ex fidanzato, per accreditare gli argomenti che Stefania avrebbe certamente aborrito. E’ stata creata una pagina su Stefania che in due giorni, da che abbiamo segnalato la questione, ha cambiato vari nomi. Quello che sappiamo è che chi gestisce la pagina fake sulla violenza sulle donne ha l’abitudine di attivare pagine fuorvianti per poi continuare a diffondere contenuti misogini, antifemministi e sui padri separati. Il papà di Stefania, certamente addolorato e sicuramente ancora più turbato del fatto che in un momento di così grande dolore qualcuno possa avere anche il solo pensiero di strumentalizzare il nome di sua figlia in questo modo, è intervenuto sulla pagina dei maschilisti per chiedere in modo eloquente che non venga MAI più fatto il nome di sua figlia. Di contro ha trovato risposte vaghe, non c’ero e se c’ero dormivo, e infine chi gestisce la pagina dopo aver cancellato un po’ di commenti sparsi, che noi avevamo comunque screenshottato, l’ha messa in standby (opzione “visibile solo agli admin”) per avere il tempo di cancellare, rassettare e forse informarsi con l’avvocato e poter dare una delle sue risposte cicliche (“siamo stati diffamati… querelemo e bla bla bla”) e chissà che altro. Gli verrà mai in mente che deve solo mollare il nome di Stefania e continuare la sua crociata antifemminista e integralista senza strumentalizzare una donna vittima di quel genere di uomini che in quella pagina trovano giustificazione e conforto? Con la disponibilità del papà di Stefania, al quale manifestiamo la nostra più grande solidarietà e al quale rivolgiamo, a lui e a tutte le persone alle quali Stefania era cara, un abbraccio sincero, pubblichiamo gli screenshot dell’intera conversazione, almeno fino a quando la pagina è stata visibile”.