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Lo scienziato borderline

Il nucleare non dovrebbe aver bisogno di eroi

Masao Yoshida, il direttore dello stabilimento che rimase al suo posto presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, che è stata devastata da un terremoto e dallo tsunami nel marzo 2011, è morto di cancroall’esofago la scorsa settimana a a Tokyo. Aveva 58 anni.

Yoshida ha svolto un ruolo importante nella mitigazione dell’incidente di Fukushima: la sua decisione di sfidare gli ordini della proprietà della centrale (la TEPCO), che voleva impedire di iniettare acqua di mare nel reattore danneggiato, ha certamente impedito un incidente ben più catastrofico.

Masao Yoshida

Masao Yoshida

Yoshida era a Fukushima l’11 marzo 2011, quando le onde altissime dello tsunami hanno sommerso i motori diesel di emergenza, ultimo sistema di raffreddamento rimasto a disposizione delle centrali nucleari dopo il terremoto e l’interruzione dell’alimentazione elettrica esterna. A quel punto più nulla restava per contrastare l’aumento di temperatura nei noccioli dei reattori dovuto al calore di decadimento. Yoshida non ha abbandonato il suo posto, come d’altra parte tutti i lavoratori delle centrali, ed ha guidato la lotta per portare i reattori sotto controllo dopo l’incidente.

La sera seguente, 12 marzo, il primo ministro giapponese Naoto Kan stava cercando di decidere – ascoltando il parere di vari esperti – se ordinare di iniettare acqua di mare nel reattore in situazione più difficile fra quelli dell’impianto, per provare a raffreddarlo ed evitare che un eccessivo riscaldamento portasse ad una ulteriore fusione del nocciolo, alla produzione di grandi quantità di idrogeno esplosivo, e ad esplosioni che arrivassero a compromettere la tenuta dei contenitori primari, esponendo il nocciolo del reattore all’esterno ed aumentando in questo modo di molto i rilasci radioattivi.

Il management della centrale nucleare, la TEPCO, ordinò a Yoshida di iniziare quell’operazione, ma solo 21 minuti più tardi giunse il contrordine: aveva prevalso la fazione, nella TEPCO, che voleva assurdamente provare a “preservare” il reattore, evitando di gettare su di esso acqua di mare, estremo rimedio che avrebbe sicuramente reso inutilizzabili i componenti venuti a contatto con quell’acqua. Peccato si trattasse di una pura illusione criminale, dato che i reattori erano comunque già danneggiati ed inutilizzabili in futuro a causa dell’incidente, e l’acqua di mare non avrebbe certo contribuito a danneggiarli ulteriormente. La logica del preservare il capitale a rischio della salute della popolazione aveva prevalso ancora una volta.

Ma Yoshida, essendo convinto che le iniezioni di acqua di mare fossero l’unico modo per raffreddare il reattore e che non farlo si sarebbe tradotto in una serie di disastri peggiori, disobbedì  all’ordine e procedette con la refrigerazione con acqua marina. Fu una decisione che gli esperti dicono quasi certamente impedì una più grave sequenza di disastri.  Yoshida, pur giustamente un fervido sostenitore dell’energia nucleare data la sua posizione, divenne però “un eroe improbabile”, come lo definì il New York Times.

Nel novembre del 2011, Yoshida dichiarò ai giornalisti che lui riteneva che sarebbe morto durante la prima settimana della crisi di Fukushima. Il mese successivo,  lascia il suo posto da manager dopo la diagnosi di cancro esofageo. In un video mostrato l’anno scorso, Yoshida ha detto che prevedeva di tornare a lavorare presso l’impianto quando si fosse ripreso.

La TEPCO, Tokyo Electric Power Company, gestore dell’impianto, non ha trovato nulla di meglio, per ringraziare quest’uomo, di affrettarsi a negare che il cancro di Yoshida sia stato causato da esposizione alle radiazioni derivanti dall’incidente. L’azienda afferma che sarebbero voluti almeno cinque anni per sviluppare il cancro esofageo di Yoshida  a seguito dell’esposizione a radiazioni prese nel 2011. Infatti: il tempo di latenza medio per questo tipo di tumore è di 5 anni. Mi risulta però che il signor Yoshida abbia lavorato in  campo nucleare per alcuni decenni. E mi risulta che la probabilità di insorgenza di queste patologie non abbia soglia, se gli effetti delle radiazioni ionizzanti a lungo termine non sono un’opinione, ma una triste certezza. Comunque non ha importanza eccessiva attribuire la causa della morte di Yoshida a questa o quella ragione: ha importanza la desolante mancanza di stile e di umanità di costoro. 

Il nucleare non dovrebbe aver bisogno di eroi. Ma – a quanto pare – non se li merita neppure.