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FranciaEuropa

Il nucleare di terza generazione soffocato dai costi

La ministra dell’ecologia (!) Delphine Batho lo conferma: l’Epr, la centrale nucleare di terza generazione in costruzione a Flamanville aprirà, come previsto, nel 2016. Ma i costi esplodono e potrebbero rimettere in forse il progetto. Edf ha ammesso che le previsioni di spesa sono state rivalutate di 2,5 miliardi, cioè sono salite del 42% rispetto al lancio dell’Epr. Complessivamente, il costo del solo esemplare di Epr che verrà costruito in Francia (il secondo, a Penly, è ormai di fatto abbandonato con la presidenza Hollande) sarà di 8,5 miliardi. Nel 2005, quando il progetto era stato varato, le previsioni erano state di 3,3 miliardi. Nel frattempo, c’è stato l’incidente di Fukushima. I criteri di sicurezza sono stati rivisti. Il cantiere ha avuto dei problemi. A 8,5 miliardi, si chiede Jean-François Julliard di Greenpeace France, “chi puo’ ancora difendere un’energia nucleare poco cara?”. L’eolico, considerato caro, costerebbe meno. Edf, con le regole europee della concorrenza, sarà obbligata a vendere l’eccesso di produzione di elettricità in perdita. L’ammortizzazione dei costi attraverso la costruzione di varie centrali non avrà luogo: non solo in Francia non ci sarà un altro  sito nucleare di terza generazione, ma anche l’esportazione è in dubbio. I costi dell’Epr esportato in Finlandia si sono moltiplicati e i tempi di costruzione allungati. L’italiana Enel starebbe per abbandonare la partecipazione nell’Epr, di cui aveva dal 2007 il 12,5%.

Gli ecologisti chiedono l’abbandono del progetto. Ma per il momento i due ministri ecologisti di EEIV non lasceranno il governo di Jean-Marc Ayrault, anche se devono già ingoiare il rospo dello scontro sul nuovo aeroporto di Nantes. Ma fanno pressione per l’abbandono del progetto, considerato “faraonico, imposto senza dibattuto democratico e invendibile” all’estero. “Questo significa definitivamente l’incapacità della filiera nucleare a dimostrare di avere ancora un avvenire” afferma il capogruppo dei Verdi all’Assemblea, François de Rugy.