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losangelista

Il (non grandissimo) Dittatore

Ci sono dei momenti genuinamente esilaranti ne Il Dittatore di Sacha Baron Cohen – come la scena della corsa podistica in cui il despota dello stato immaginario di “Wadiya” partecipa alla gara ma spara anche il colpo della partenza e poi usa la pistola per fare strage di concorrenti sulla pista. Oppure la scena nello studio medico in cui il dottore riferisce al paziente l’esito delle analisi: “le devo dire che rusluta “aladeen” all’ HIV” ma dato per meglomania il dittatore ha commuttato dozzine di parole del dizionario wadiyano nel proprio nome (Aladeen) – comprese “positivo” e “negativo”  – il diagnosticato, angosciatissimo,  non sa che pesci prendere. Una scena che poteva starci tale e quale nel Dittatore dello Stato Libero di Bananas di Woody Allen e l’ultimo film di Cohen e’ un omaggio, piu’ ancora che al Grande Dittatore di Chaplin (da cui prende in prestito l’idea del sosia), all’avanspettacolo del primo Allen e ai fratelli Marx – cioe’  la grande tradizione comica jewish americana. L’ultimo film dell’ autore di Borat e’ cioe’ una commedia convenzionale in cui Cohen mette in campo innegabili talenti di clown, tempismo  satira ma pur sempre in una  trama sceneggiata: a tratti fantozzianamente efficace ma  ben lontana dall situazionismo sovversivo e geniale di Borat. Riportato su un terreno di commedia convenzionale, di gag su ascelle pelose e battute sulla masturbazione Cohen e’ semplicemente un comico come molti altri – in un film che solleva tra l’altro anche la questione di un comico devotamente ebreo che sfotte personaggi islamici. La forza di Sacha Baron Cohen rimangono le provocazioni estemporanee, gli interventi sulla realta’,  come quelle messe in atto per la promozione del film: l’apparizione nei panni del dittatore sul tappeto rosso degli oscar o quella di domenica su Saturday Night Live, sempre in veste di Aladeen che per l’occasione aveva come testimonial Martin Scorsese, obbligato ad elogiare il film a forza di scariche elettriche.

  • Paolo1984

    un film non si dovrebbe mai giudicare dal trailer ma a me sembra che Baron Cohen prenda in giro pure gli americani, non solo i leader medio-orientali. E già in Borat nel mirino era proprio la società USA, non certo il Kazakistan (anche se si sono offesi lo stesso)

  • bozo4

    Mah magari e’ un brillante film che fa pensare … ma non sarebbe piu’ urgente pensare al neoliberismo adesso ?