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losangelista

Il New Yorker su Berlusconi

dal New Yorker

E’ linkatissimo in rete questa settimana il lungo articolo del New Yorker sull’Italia berlusconiana. Sotto al titolo di “Basta Bunga Bunga” quello che Business Insider qualifica come “epico reportage di 11 pagine” e’ un compendio di berlusconiade decifrata per letttori americani, abituati cioe’ a seguire l’attualita’ che emana dal belpaese come astrusi frammenti di reality che corredano servizi di colore ma che rimangono in gran parte incomprensibili. La Levy, critica culturale specializzata in questioni gender, di moralismo e moralita’ postfemminista (questioni indagate nel suo libro,  Sporche femmine scioviniste. Le donne e l’irresistibile ascesa della Raunch Culture) confeziona il questa “letter from Italy” un compendio di berlusconismo riassumendo le puntate principali della vicenda nazionale e delineandone le propaggini culturali e di costume attraverso la cronaca di rubygate, stralci di intercettazioni, interviste con Lele Mora, Fedele Confalonieri, Cristina e Francesca Comencini, Giuliano Ferrara, Marco Ventura, Flavia Perina e Emma Bonino. Un bignami dell’opera buffa che da mani pulite ci ha portato a via Olgettina e reso oggetto di fascino nel mondo.

  • lectiones

    Che il settantatreenne Cavaliere sia oggetto del sarcasmo newiorkese non è una sorpresa, ma che le avventure del Kennedy “fucilato” a Dallas vengano dimenticate, questa sì potrebbe essere una sorpresa. Per non sembrare imparziali dovremmo anche ricordarci di chi la fellatio se la teneva sotto la scrivania, fra una telefonata e l’altra con i potenti della terra, godeva del doppio orgasmo: il potere e l’emore. “Omnia munda mundis”, ma con ciò non è che vagheggi il paradiso per il nostro Silvio. Diciamo che sappiamo bene, noi, a che dobbiamo la debacle.

  • lectiones

    ERRATA-CORRIGE
    Per non sembrare PARZIALI.

  • http://lucacelada.com Luca Celada

    Si, tutto il mondo sara’ pure paese ma un paese, allo stato attuale, e’ decisamente piu’ “paese” degli altri. Ovvero fra le varie misure della “debacle” e’ giusto contare anche il ludibrio (o comunue la stupita attenzione) suscitato fuori dai confini nazionali. Segnaliamo l’articolo del New Yorker non solo perche’ e’ fonte di giornalismo ragionato, ma perche’ evidenzia come l’Italia sia un paese in orbita politica e culturale propria, passibile, piu’ che di sarcasmo, di legittima osservazione sociologica. Non si tratta di competere con le ipocrisie altrui (se e’ per questo il sacro padre fondatore Thomas Jefferson, mentre progettava la piu’ grande democrazia occidentale, procreava con la propria schiava) ma di realizzare che l’anomalia italiana va al di la dell’aneddoto e della cronaca al punto di essere oggetto di articoli, libri e corsi universitari.