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FranciaEuropa

Il Mox blocca l’accordo socialisti-verdi

L’accordo elettorale tra Ps e Europa Ecologia-Verdi per le legislative che seguiranno le presidenziali nella prossima primavera è bloccato. L’oggetto del contendere è il Mox, ma la polemica riguarda più in generale tutta la filiera nucleare. Socialisti e écolos presentano entrambi un candidato al primo turno delle presidenziali, François Hollande per gli uni, Eva Joly per i secondi. Ma alle legislative che seguiranno dovrebbero avere liste comuni. L’obiettivo è favorire il riporto dei voti verdi su Hollande al secondo turno da un lato e dall’altro permettere agli ecologisti di avere un gruppo parlamentare all’Assemblea. Ma ora tutto è in alto mare. Martedi’ era stato concluso un testo di accordo, ma i due partiti hanno nelle mani due versioni diverse: nel testo socialista è stata cancellata una frase che faceva riferimento al Mox, di cui era annunciata la progressiva sospensione della produzione. Secondo i Verdi, il Ps ha ceduto alla “lobby nucleare”. Areva ha ammesso di aver preso contatti con il Ps, Edf ha spiegato ad alta voce che un’uscita dal nucleare significherebbe un milione di posti di lavoro in meno in Francia. A La Hague, dove vengono ritrattate le scorie non solo francesi, sono impiegate 5mila persone e altre 1300 lavorano alla Melox nel Gard, dove è prodotto il Mox. Per gli ecologisti, il Mox, che contiene plutonio, è altamente radioattivo e va progressivamente abbandonato. Ma l’Epr, il reattore di ultima generazione – che la Francia spera di esportare (per ora solo la Finlandia ne ha comprato uno, ma i lavori sono in ritardo di anni e i costi in crescita esponenziale) – funziona con il Mox. Europa Ecologia-i Verdi avevano accettato a malincuore di rinunciare a chiedere l’arresto della costruzione della centrale nucleare Epr a Flamanville, ma volevano almeno evitare che funzionasse con il Mox (ma questo eliminerebbe i vantaggi dell’Epr, dicono a Edf).  Il Ps, che mantiene un fondo nuclearista, aveva accettato di promettere la chiusura di 24 centrali, le più vecchie (a cominciare da Fessenheim), sulle 58 che conta la Francia e di diminuire la dipendenza dell’elettricità dal nucleare dal 75% attuale al 50% entro il 2025. Adesso Hollande sostiene che “Edf e Areva sono imprese pubbliche, sono posti di lavoro, ci sono sindacati, c’è del personale che si pone delle domande. Dobbiamo rassicurarli”. La portavoce dei Verdi, Cécile Duflot, risponde che c’era “la parola data”, che va rispettata e che c’era un’intesa sullo sviluppo di energie verdi, che avrebbero portato posti di lavoro. Il conflitto tra Ps e Europa Ecologia si è anche esteso alla questione dell’attribuzione delle circoscrizioni elettorali per le legislative: in particolare, il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, e la sua vice, Anne Hidalgo (candidata alla sua successione) vedono di cattivo occhio che Cécle Duflot, che non abita a Parigi, venga paracadutata nella circoscrizione “sicurissima” dell’XI arrondissement, spingendo fuori la deputata socialista uscente. Gli ecologisti sono chiamati a votare sabato su questa bozza di accordo con il Ps, ma ora regna la confusione.

La destra esulta e accusa Hollande di ambiguità e incompetenza. Lo scontro a sinistra sul nucleare rende Sarkozy felice, perché spera di apparire “serio”, come difensore di posti di lavoro e di una delle poche filiere di esportazione francesi, mentre i socialisti appaiono confusi e indecisi (quindi inadatti a governare). Per i Verdi, questa indecisione è il frutto delle pressioni della potente lobby nucleare francese, che interviene cosi’ in modo pesante a sei mesi dalla presidenziale.