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Il mostro tricefalo Pd, Pdl, Udc mette Monti nell’angolo

È una maggioranza senza governo e un governo senza maggioranza. E in serata a Palazzo Chigi Alfano sale da Monti per concordare l’agenda sulla giustizia. Quasi come ai tempi di Silvio Berlusconi. Ancora una volta l’epicentro del terremoto politico sono i processi del Cavaliere.

Il decreto liberalizzazioni, impallinato dagli avvocati del centrodestra in senato, cambierà sicuramente. La responsabilità civile dei magistrati viene approvata alla camera contro il parere del governo. Il decreto semplificazioni che nonostante gli annunci e le conferenze stampa sarà approvato soltanto oggi dal consiglio dei ministri.

Per Mario Monti governare somiglia sempre di più a una corsa a ostacoli. E a parte l’economia, delegata dai partiti al governo e dal governo a Bruxelles, non c’è tema parlamentare dove non si verifichino imboscate, trappole e incidenti.

Lasciato libero di sprigionare le sue pulsioni, il mostro «tricefalo» Pd-Pdl-terzo polo pattina sul ghiaccio. Mercoledì l’Udc ha votato con il Pdl a difesa di Nicola Cosentino ma è stato battuto dalla Lega che ha votato con Pd e Idv. E ieri il partito di Casini, insieme al Carroccio, si è accodato di nuovo al centrodestra buttando Pd, Idv e finiani all’opposizione.

L’emendamento del maroniano Pini sui giudici, insomma, è solo la punta dell’iceberg. L’inizio di una manovra di accerchiamento al governo fatta di Rai e toghe. Di fatto nelle varie commissioni l’unica forza “responsabile” della maggioranza è il Pd. Finora però. Perché presto anche il partito di Bersani inizierà a portare la sua croce, quando la ministra Fornero porterà avanti la riforma del lavoro e dell’articolo 18 «con o senza il consenso di tutti».

Le reazioni dei «big» alla sconfitta del governo sono esemplari. Bersani vede lo spettro della «vecchia» maggioranza: «Il governo – spiega il segretario Pd dopo il voto d’aula – deve porsi il problema: non può essere che c’è chi sostiene con lealtà il governo e chi si mantiene le mani libere. Noi -avverte- non assisteremo al riemergere di vecchie maggioranze sulla Rai e sui giudici. Il governo faccia il punto con le forze che lo sostengono».

I democratici difendono la linea della ministra Severino: il senato deve correggere la norma Pini. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Senza modifiche il Pd minaccia di non votare la legge comunitaria. Ma la reazione del capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto è inequivocabile: «Il voto non è contro il governo, è contro la prepotenza di chi ritiene di essere una sorta di dominus nella vita politica italiana», cioè i giudici.

Pier Casini è interlocutorio: da un lato ammette la possibilità di modifiche alla norma, dall’altro gela Bersani: «Non è resuscitata la maggioranza del passato, che è morta, ma c’è stata una sensibilità, un’ampia maggioranza parlamentare che va oltre Pdl e Lega».

Su queste parole l’Idv affonda contro Bersani, ma non infierisce: «Il Pd deve riflettere quando insiste a voler cercare alleanze diverse da quelle della foto di Vasto».

In questo bailamme dall’aria pre-elettorale, gli spazi di intervento per il governo sono sempre più stretti. E sulla giustizia la tensione è destinata ad arrivare alle stelle, visto che il 18 febbraio si saprà se il processo Mills contro Berlusconi arriverà a sentenza o sarà già prescritto.

Febbraio è anche l’unica «finestra» disponibile per chi vuole il voto anticipato. Sarà un mese di alta tensione. Che fa tornare a galla tutti i vizi di origine del governo dei professori.

Il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo racconta candidamente alla Zanzara, su Radio24, come è entrato nel governo Monti: «Semplice, ho dato il mio curriculum a Fabrizio Cicchitto, di cui ero consulente, dicendogli che ero disponibile a entrare. Lui lo avrà dato a Monti, che non conoscevo. Tutto qui». Sì ma da chi è stato indicato? «Beh, da Cicchitto, funziona così… Monti dopo avrà scelto sulla base delle mie competenze».

httpv://www.youtube.com/watch?v=AMNulKyBWIg

Polillo è meno candido però quando rivela le sue speranze per il futuro: «Spero che Monti continui a fare politica anche dopo la fine del governo, in qualsiasi ruolo». E Berlusconi? «Mi auguro possa fare il presidente della Repubblica. Io lo stimo, al paese ha dato tanto. E poi molti cambiano carattere quando arrivano al Colle, magari succede anche a Berlusconi … Intanto in questa fase ha avuto un grande senso di responsabilità facendo un passo indietro. Oppure potrebbe essere nominato senatore a vita, cosa ci sarebbe di male? … in fin dei conti di cosa è stato incriminato Berlusconi?». Monti a Palazzo Chigi e Berlusconi al Quirinale. Un sogno, per tanta parte del centrodestra. E un messaggio a Napolitano.

dal manifesto del 3 febbraio 2012