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Il Mondo Dopo Charlie

Ulrich Seidl

Ulrich Seidl

È come se la morte di un manipolo di sessantottini avesse rotto gli argini di un fiume in piena. Lasciamo stare le strumenatlizzazioni degli ipocriti – la loro missione di populismo e paura è chiara e semplice. L’esame di coscienza più arduo riguarda la “sinistra” che l’orrenda morte dei compagni di Charlie Hebdo ha messo sul piatto una questione complessa e trasversale.

Non dico che non sia giusto, forse anche necessario in questo momento di devastante elaborazione, considerare le autocritiche, tentare di assumere lo sguardo altrui e porsi anche la domanda sui possibili limiti “naturali” della satira – immaginarne l’offesa e considerare possibili arroganze culturali. Perfino Rossana Rossanda si interroga sulla saggezza di “lasciare ai caricaturisti un compito che per loro natura, volendo irridere a tutte le fedi, non possono esercitare” rischiando solo di gettare fiammiferi in un barile di benzina.

Se uno però da per scontato – come ha fatto Pino Cabras in questo post di Megachip – che estendere la dissacrazione alla religione mette in tensione delicati equilibri meglio lasciati a sopire e che “la satira trova una misura solo in se stessa”, ci si incammina mi pare su una china scivolosa.

Anche qui in USA d’altronde una fazione progressista, invoca una correttezza multiculturale con parole simili: i satiristi di Charlie Hebdo , si dice, sono involontariamente sconfinati in un suprematismo inconscio. Qui in America dove è sconosciuta la dissacrante cultura del BD francese e dove il politically correct è propedeutico ad una tenue convivenza multiculturale, molti hanno paragonato gli Arabi disegnati da Wolinski alle caricature antisemite dei nazisti.

Qui libertà di espressione e tolleranza religiosa sono temi si storicamente identitari – e inestricabilmente connessi . Il primo emendamento apposto alla costituzione già nel 1791 per esempio garantiva in uno stesso documento libertà di parola e libertà di religion, sancendo dall’inizio il paradosso della nazione occidentale fondata su illuminismo e al contempo il fanatismo religioso.

Non sorprende allora che in questo paese più profondamente religioso di tutto l’occidente, molti intellettuali scelgano di difendere Charlie Hebdo in principio ma non la sostanza “come si fa col diritto di espressione di un corteo nazista”, scrive il New Yorker (chissà Wolinski, da dove è, cosa pensa dei ripetuti accostamenti delle sue sboccate sconcerie ai nazionalsocialisti?).

Cabras parla di “islamofobia di sinistra” citando Bernard-Henry Lévi e addirittura figuri come Bill Krystol e Calderoli implicando che su qualche livello i disegnatori di Hebdo facessero il loro gioco – e questa francamente ci sembra un infamia.

Ma anche nelle sinistre molti si pongono il problema del “diritto di offesa” anche alcuni (molti) disegnatori e comici intervenuti negli ultimi giorni. Qui sul Guardian Joe Sacco offre una riflessione a vignette, e in fondo come congedare con facilità l’idea che Abu Ghraib e Guantanamo farebbero passare il buon umore a chiunque.

È difficile pure sostenere che lo scalpore occidentale non abbia una coda di paglia che, nella caso francese, arriva alla guerra in Algeria e ai secoli di suprematismo coloniale oltrechè all’imperialismo del ventesimo secolo. Ma l’estrapolazione da li ai peccati alla satira “scostumata” e irrispettosa” è semplice colpevolizzazione per associazione.

Sorge il dubbio di una compensazione eccessiva – in America si chiamerebbe white guilt. In questo mondo sottosopra tocca di trovarsi più d’accordo con un editorialista di destra come David Brooks che sul New York Times scrive sensatamente “ I provocatori smascherano la stupidità dei fondamentalisti (..) gente che prendo tutto alla lettera. La satira smaschera coloro che sono incapci di ridere di se stessi e insegnano a noi altri che faremmo bene a farlo”

Quindi siamo davvero disposti ad accordare all“oltraggio alla religione” uno statuto etico speciale? Non sono bastati i millenni dove proprio nel nome di questo dogma sono stati perpetrati le nefandezze più efferate? Senza contare che così si da licenza ai picchettatori dell’ L’Ultima Tentazione di Cristo o a quelli che fanno la fatwa ai Versetti Satanici – quelli ci sono sempre abbondanti.

Personalmente rivendicherei il diritto alla difesa della laicità, questa idea sempre più esile in un mondo preda di un rigurgito integralista globale. E la satira è uno strumento a cui non voglio rinunciare per irridere le religioni che in occidente ad esempio ci hanno dato secoli di inquisizioni, soprusi, torture e carnefici oscurantisti.

Dovendo assegnare virtù instrinseche mi sembra piuttosto che la risata sia un ottima candidata. A me interessa a questo punto salvare i comici, i fumettisti i Wolisnki e i Reiser che con le sconcerie più blasfeme ci hanno regalato risate anarchicamente liberatorie. Dai fratelli Marx a Monty Python a South Park, quelli che sbeffeggiano profeti e papi – e con una pernacchia spogliano nudi re ed imperatori – sono patrimonio del mondo.

E apparentente lo erano anche quei “sessantottini” così “irrilevanti” la cui morte ci ha portato ad un momento di riflessione senza precedenti