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losangelista

Il McArthur di Obama

Vale la pena leggerlo il profile su Stanley McChrystal pubblicato da Rolling Stone che e’ costato il posto al generale “manager” della guerra Afgana, convocato nello studio ovale da Obama e licenziato in tronco per insubordinazione.  L’articolo e’ un classico reportage “ad personam” nella tradizione del giornale sulle cui pagine Hunter S. Thompson  creo’ il gonzo journalism. A parte essere stato l’articolo piu’ efficace dell’anno  in termini di effetti concreti, il pezzo di Michael Hastings, ex corrispondente di guerra di Newsweek, conferma che la decisione di Obama era del tutto inevitabile dopo la pubblicazione del ritratto del generale “ribelle”. Fotografia di un “pattoniano” dell’era antiterrorista circondato da uno stato maggiore di agenti cia e dei delle “forze speciali”- una sporca dozzina fanaticamente leale al generale teorico dela counterinsurgency. Pupillo di Bush e Rumsfeld ideatore della truffa Tillman – il ranger stella della NFL ucciso da fuoco amico e spacciato per eroe dal pentagono, il  McChrystal  dell’articolo e’ una “canaglia” abituata a giocare in fuorigioco assurto a profeta di quella che e’ “l’antinsurrezione”:  guerra sporca e ibrida, fatta di occupazione, “black ops”, bombardamenti “mirati”, rastrellamenti e “violenza umanitaria” in nome   di una presunta ricostruzione democratica. Una policy  ‘a somma zero’ che emana dal generale che considera un incontro cui e’ tenuto con un ministro francese  “roba da finocchi”  che deride le “colombe” Holbrooke e Biden, la cui insofferenza verso l’autorita’ politica rasenta cioe’ volentieri un’insubordinazione non vista dai tempi di McArthtur. Eppure la strategia architettata da McChrystal e’ stata adottata da Obama  che gli ha concesso l’escalation delle truppe fino alla sua caduta che e’ uno sguarcio sul caos che regna nell’amministrazione. Ad emergere soprattutto nell’articolo, come da ogni analisi ragionata e reportage approfondito dal fronte, e’ l’assoluta “invincibilita’” della guerra americana piu’ lunga che per durata ha appena superato il Vietnam, l’altro “pantano intergenerazionale” cui Hastings inevitabilmente l’accosta. Una campagna futile destinata a finire senza vittoria, forse in sconfitta cocente, sicuramente in sanguinosa polemica come ammettono gli stessi funzionari del pentagono intervistati dal giornalista. E’ l’unica possibile conclusione razionale – e il dato fondamentale che putroppo non cambiera’ con la gestione passata a Petraeus (altro falco antinsurrezionale) ne a qualunque futuro “direttorio” di guerra  incaricato di condurre una guerra impossibile.