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in the cloud

il manifesto, zitti per un giorno (grazie a Fastweb)

Ventiquattr’ore di black out totale. Telefoni muti, Internet inesistente, computer ridotti a obsolete macchine da scrivere, cellulari ingolfati da tutti coloro che non riuscivano più a mettersi in contatto col giornale. Lunedì al manifesto è stata una vera e inedita giornata di passione.

Dalle 14.30 di lunedì alle 12 di ieri siamo rimasti quasi completamente off line. La rottura delle linee Fastweb ci ha gettato in un’era post atomica o pre telegrafo in cui il mondo che ogni giorno si rovescia in redazione è diventato improvvisamente lontanissimo e irraggiungibile.

Ormai abbiamo affrontato di tutto, dalla bomba a via Tomacelli ai sequestri in Iraq, dalla nostra cronica povertà francescana alla liquidazione coatta, ma in 41 anni non ci era mai successo di non riuscire a spedire il giornale fuori dalle stanze della redazione. Mai. Inutile dire che a via Bargoni e dintorni il morale non è alle stelle. Soprattutto perché sabato scorso il giornale non è arrivato in mezza Italia per un guasto alla rotativa di Roma.

Ieri fin dal primo mattino abbiamo ricevuto centinaia di telefonate di lettori e abbonati preoccupatissimi per non averci trovato in edicola dopo l’assenza ordinaria del lunedì (Sì, esistono anche gli abbonati a un giornale sull’orlo del fallimento. E non li ringrazieremo mai abbastanza). «Ma che i liquidatori vi hanno già chiuso?», chiedono in tanti. No, non ancora. «Ma che è successo? Un altro guasto in tipografia?». Stavolta è stata una rottura telematica, impalpabile ma altrettanto disastrosa.

Il guasto sulle linee Fastweb ci ha impedito di consegnarvi su carta e su Web il giornale che per tutto il giorno abbiamo immaginato e disegnato in innumerevoli versioni, da quella completa a una «ultra light» di emergenza.

Alle 14.30 di lunedì, improvvisamente, i nostri telefoni e computer sono spariti dal mondo conosciuto. Niente più telefonate a Michele Giorgio sotto le bombe a Gaza (anche se il caporedattore di turno ha bruciato tutto il credito del suo cellulare pur di conoscere i fatti e concordare i «pezzi» fino all’ultimo), impossibilità di coordinare le consegne con i collaboratori e corrispondenti. Impensabile perfino scaricare e archiviare le foto della Reuters e delle altre agenzie fotografiche.

A proposito, anche i fotoreporter – come tutti i nostri collaboratori – da febbraio «scattano» gratis o quasi, come sottoscrizione al manifesto. Pensate anche e soprattutto al loro straordinario lavoro quando apprezzate le nostre copertine o i reportage.

«Zitti no», abbiamo detto con orgoglio per tutto quest’anno di liquidazione coatta. E invece per un giorno siamo rimasti muti. Attoniti. Non era mai successo.

Di fronte alle peripezie quotidiane della chiusura del giornale in redazione, ci diciamo sempre «pagine bianche non sono mai uscite». E in qualche modo – nonostante neve, alluvioni, attentati, disastri tecnologici o redazionali – alla fine ai nostri lettori siamo sempre arrivati.

Non sapendo se e quando il guasto sarebbe stato riparato abbiamo lavorato fiduciosi fino alle 21 come se il giornale esistesse. Una fiducia malriposta: l’assistenza tecnica di Fastweb si è rivelata carente e inadeguata (sospettiamo anche di non essere l’unica testata ad averne sofferto le conseguenze, solo che noi siamo più fragili di fronte all’emergenza e quindi ogni giorno è un lancio «senza paracadute»).

Mentre aspettavamo la buona notizia, abbiamo lavorato a mano sul menabò insieme ai grafici cercando di avere tutto pronto per quando la linea fosse tornata. I nostri tempi di chiusura in tipografia, come sapete, sono piuttosto stretti. Verso le 19 abbiamo anche ridotto il «timone» (lo «sfoglio» del giornale) ad appena 8 pagine. E anche senza poter disporre delle foto per la prima stavamo immaginando alla nostra maniera il titolo su Gaza. Pensando a come salvaguardare, almeno, il lavoro prezioso sul campo di Michele.

Era tutto pronto. Ma i minuti passavano maledettamente veloci. E intorno alle 20.40 abbiamo dovuto gettare la spugna e pubblicare sul sito almeno una selezione degli articoli che avreste trovato nella prima pagina di ieri.

Un’impaginazione di emergenza perché anche il sito, come il resto del giornale, gli allegati e i social network, subisce i turni di cassa integrazione. Per la prima volta da secoli, abbiamo cenato di lunedì a un orario “normale” e non dopo l’ok della tipografia che conclude il nostro lavoro quotidiano per ciascuno di voi.

Niente copie in edicola, niente pdf per gli abbonati on line, niente prima pagina irriverente nelle rassegne tv. Per un giorno avete visto com’è il mondo senza manifesto. A noi non è piaciuto. Aiutiamoci a fare di tutto perché non accada mai più.

editoriale del manifesto, 21 novembre 2012