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il manifesto, le cose da fare

Presi dal passaggio di consegne e contratti tra commissari liquidatori e nuova cooperativa non siamo ancora riusciti a rendere conto a voi, cari lettori e lettrici, delle tante cose, positive, che stiamo cercando di realizzare tra mille difficoltà. Anche perché siamo impegnati in un’impresa mai tentata finora da un quotidiano in fallimento e non vogliamo perdere neanche un giorno in edicola con voi.

Johnny Depp per il manifesto – foto di Luca Celada

La prima leggenda da sfatare è quella dell’imprenditore o del socio privato che starebbe comprando e/o finanziando questa testata. Contrariamente a sospetti e a timori incontrollati che circolano su Internet, il manifesto non è stato comprato da nessuno ed è tuttora pubblicato, come sempre, dal collettivo di redattori e collaboratori che stampa il giornale in totale autonomia.

Dal 1 gennaio la testata è stata affittata alla nuova cooperativa nata il 18 dicembre sulle ceneri della vecchia secondo tutte le procedure stabilite dalla legge 416 del 1981. Come prima, più di prima, siamo soltanto noi e voi a sostenere la vita di queste pagine.

Della nuova coop hanno chiesto di far parte finora 35 giornalisti e 10 poligrafici dipendenti della vecchia coop in fallimento (su 67) ma le adesioni sono in corso e resteranno aperte a tutti i soci, firme storiche ed ex lavoratori del giornale. Siamo un gruppo politico e di lavoro che vuole consentire al manifesto di avere una seconda chance dopo la liquidazione coatta decretata un anno fa.

Stiamo lavorando al sito Internet, sui social network, su Alias, Alias della Domenica e Le Monde Diplomatique. Non è prevista né voluta nessuna chiusura di questi prodotti. Nonostante le ristrettezze economiche tutt’altro che risolte con la nuova coop, continuano a essere pubblicati come prima. Di tutti questi «prodotti», però, stiamo verificando ogni singolo aspetto economico e produttivo per evitare gli errori di gestione finanziaria del passato.

Stavolta non vogliamo sbagliare né fare passi più lunghi della gamba. Forse per la prima volta nella sua storia, il manifesto non ha un euro di debito. È un’impresa piccola eppure ambiziosa, che non rinuncia alla sua originalità politica ed editoriale, un’impresa unica in Italia e con pochissimi simili in Europa e nel mondo.

Il parto del nuovo giornale è un processo faticoso e molto doloroso per tutti noi, che per 41 anni abbiamo lavorato insieme tra mille difficoltà. Ci siamo divisi per motivi politici e ci siamo dovuti separare per motivi economici.

Purtroppo non tutti i lavoratori della vecchia cooperativa avranno un contratto nella nuova. Settori e funzioni non più sostenibili sono stati chiusi, quelli rimasti invece verranno riorganizzati nel modo più efficace possibile. Non vogliamo che questa impresa fallisca e non possiamo più contare sull’indebitamento bancario come abbiamo fatto per i primi 40 anni della nostra vita. Stampa, pubblicità, distribuzione, assistenza legale e contabile, servizi tecnici, sede, collaborazioni: tutto viene ricontrattato e verificato alla luce delle nuove necessità e disponibilità.

È un lavoro immane ma lo facciamo perché vogliamo camminare verso di voi con le nostre gambe e la schiena diritta. Un incontro/scontro quotidiano che presto, speriamo, rinnoverà contenuti politici e forme editoriali di questo giornale e dei suoi «prodotti», tutti, a cominciare dal sito.

In cantiere abbiamo nuovi sogni da condividere con voi. Lo faremo pubblicamente raccontandovene ogni aspetto. Una nuova storia non inizia se non con un’operazione di verità. E i fatti, come vedrete, basteranno da soli a sgombrare il campo da sospetti, illazioni, paure e diffidenze che ancora circolano attorno a queste pagine e al loro futuro.
Cosa potete fare voi, nel frattempo? Abbiamo finalmente un conto corrente bancario nostro, non più gestito dai commissari liquidatori. I riferimenti li trovate sul sito e sulla gerenza del giornale. Presto lanceremo la campagna abbonamenti che l’anno scorso non abbiamo potuto fare a causa della liquidazione e del rischio, concretissimo ancora a natale, della cessazione definitiva delle pubblicazioni. Proveremo a fare una campagna abbonamenti e di sottoscrizione come non l’avete mai vista. Preparatevi. Noi siamo (quasi) pronti.