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in the cloud

il manifesto intervista Richard Stallman

Nella Rete crescono le insidie di chi vuol affermare la libertà dei singoli dal potere degli stati e delle imprese. E se Wikileaks e Julian Assange svelano l’insopportabilità del segreto industriale e di stato, i social network raccolgono tuttavia informazioni individuali per trasformarle in merce da vendere al migliore offerente. Un’intervista con Richard Stallman, il ricercatore e attivista del software libero dalle norme dominanti sulla proprietà intellettuale.

di Giulia Pacifici

Il freddo di questo altalenante inverno romano non impedisce a Richard Stallman di presentarsi all’incontro indossando una camicia a fiori a mezze maniche. Chi lo conosce, tuttavia, non si stupisce certo del look. Nume tutelare del software libero, Stallman è tutt’ora un guru dell’attitudine hacher, ruolo che ricopre da quando nel 1983 ha sbattuto la porta al Massachusetts Institute of Technology per sviluppare un sistema operativo per computer non sottoposto alle norme dominanti sul copyright. Da allora ha fatto molte cose, tra cui fondare la Free Software Fondation, una fondazione no-profit che promuove un uso non vincolato alla logica proprietaria che regolano la produzione e la cendita dei programmi informatici. A lui si deve la licenza Gpl (General Public Licence) che garantisce la libera distribuzione del software.

Dopo trenta anni, ritiene che la diffusione di software libero abbia avuto effetti «collaterali» non previsti?
Sono avvenute molte cose non prevedibili allora. Ad esempio, non potevo certo prevedere che alcune persone, in nome di alcuni ideali alla base del software libero, abbiano dato vita a imprese basate su programmi open source per fare profitti. Allo stesso tempo non potevo certo immaginare che la Microsoft avrebbe spinto aziende, governi e stati ad adottare i suoi programmi e che poi li abbia mobilitati contro l’adozione di programmi informatici free. Inoltre, i computer sono diventati sempre più una tecnologia segreta: nel 1983, infatti, quando compravi un computer o una periferica, avevi tutte le specifiche necessarie per scrivere il software da usare, mentre adesso tali informazioni rimangono segrete. Infine, trenta anni fa, non era immaginabile che i computer sarebbero diventati macchine usate da centinaia, se non miliardi di persone.
In ogni caso, ritengo che le quattro libertà garantite dal software libero siano ancora un obiettivo per cui vale la pena battersi. La libertà di utilizzare il programma, per qualsiasi scopo; la libertà di studiare come lavora il programma, e cambiarlo nella maniera che si preferisce, apportando modifiche; la libertà di redistribuire le copie in modo da aiutare chi vuole utilizzare lo stesso programma; la libertà di distribuire copie della propria versione modificata per far partecipi tutti gli altri dei miglioramenti apportati: sono tutti elementi che hanno ancora una loro validità.

Wikileaks può essere un simbolo della libertà d’informazione? Cosa ne pensa delle vicende che coinvolgono Julian Assange?
Wikileaks è l’esempio di come Internet abbia le potenzialità per resistere al pericolo della tirannia. La sporca guerra statunitense per oscurare Wikileaks e bloccarne il finanziamento mostra che la tirannia è potente, e la resistenza a questa non ha garanzie di successo senza il nostro aiuto. Nel frattempo Assange viene accusato di agire come un macho da due ammiratrici. Penso che quelle donne siano state usate per creare la parvenza di uno scandalo intorno ad Assange. Lo scopo è di distogliere l’attenzione dagli scandali reali rivelati da Wikileaks.

Il web sostituirà l’informazione cartacea?
Non prevedo il futuro. Mi limito a sottolineare alcuni dei pericolosi sviluppi che stanno verificandosi nel presente. Molti giornali sono migrati sul web, e ciò è stato un fenomeno utile per la diffusione delle informazioni. Allo stesso tempo, c’è però il pericolo di un aumento delle restrizioni o della sorveglianza sul loro uso. Così, ad esempio, non sempre puoi pagare le informazioni sul web in forma anonima, perché devi usare le carte di credito. I pagamenti sono infatti «tracciati». In aggiunta, non ci sono regole condivise: lo testimonia come PayPal, Mastercard e la Banca d’America hanno tagliato le donazioni a Wikileaks. Per questa ragione non uso quasi mai la mia carta di credito tranne che come ultima risorsa per piccole spese inaspettate. E se un sito vuole un pagamento per l’accesso, non lo uso, non fino a che posso pagare in maniera anonima. La pubblicazione digitale può minacciare i tuoi diritti anche in altri modi. Spesso si utilizzano formati con dati appositamente criptati per limitarne l’uso da parte degli utenti. (La maggior parte dei Dvd ne è un esempio, e così molti dei libri elettronici, i cosiddetti e-books). E agli utenti può essere chiesto di firmare licenze che impongono restrizioni maggiori che non le norme che regolano il copyright, come accade per molti società che producono e vendono e-books. Io rifiuto questo tipo di media limitanti, perché penso che limitano la mia libertà.

A proposito della diffusione di nuovi supporti tecnologici, come l’ iPad o i nuovi cellulari, che permettono la fruizione delle informazioni sul web….
I recenti prodotti della Apple come l’iPad rappresentano un pioneristico progresso nell’imposizione di restrizioni agli utenti. Con questi malevoli prodotti, gli utenti non sono liberi di installare qualsiasi applicazione essi vogliano. Questa è la strada del software proprietario. Un programma non libero crea un sistema di potere ingiusto. Questo è quello che l’Apple ha fatto con l’iPhone e l’iPad.

La filosofia del free software è compatibile con il nuovo fenomeno dei social network?
Gli uomini e le donne hanno sempre vissuto in social network, cioè in reti sociali. Non c’è dunque niente di fondamentalmente sbagliato nei social network digitali. Uso la mail da decenni, e anche questa può essere considerata una forma di socialità digitale. Il problema è che alcuni di questi siti sono dannosi, nel senso che non ne condivido i metodi.
Questi siti lavorano bene con vari freesoftware, eccetto quando distribuiscono video in formato Flash Player (che è un programma proprietario) mentre potrebbero funzionare anche con il Free Gnash Player. Comunque il fatto che puoi usare Facebook con un free browser non significa che dovresti farlo. Facebook non è un tuo amico. Il suo modello di business è basato sul collezionare informazioni personali di moltissime persone per trarne benefici. Quindi ne sconsiglio l’uso.

In Europa la crisi e le conseguenti misure governative di austerity stanno provocando molte proteste popolari in numerose città, da Atene a Londra, da Roma a Prigi. In America c’è un approccio diverso agli stessi problemi?
È un errore chiamare queste misure di austerity «conseguenti», perchè non sono conseguenze della crisi. Sono semplici istanze di cattivo governo. Il modo per porre fine a una crisi economica è con il deficit della spesa. Quindi perchè invece i governi propongono tagli? Perchè i governi hanno tradito i paesi che dichiaravano di servire. Sono i governi dell’occupazione fondata sull’impero del business globale. Per restaurare la democrazia dobbiamo sbarazzarci dell’impero e distruggerlo.
Obama ha tentato, all’inizio del suo mandato, di aumentare la spesa e portare gli Usa fuori dalla crisi economica, ma i repubblicani non l’hanno permesso. Ora vogliono tagliare i fondi alla spesa pubblica, con una eccezione: hanno richiesto, e avuto, sgravi fiscali per i più abbienti. Non si può dire che siano nemici dei ricchi.


Dal «computer al popolo» all’attivismo digitale
Richard Stallman è una figura importante nella cultura hacker. Ricercatore al Massachusetts Institute of Technology fino al 1983, lasciò il laboratorio in cui lavorava in polemica per l’uso di programmi informatici sottoposti a copyright, fattore che riteneva lesivo della libertà individuale. Da allora è divenuto un globe-trotter di quel eclettico movimento che ritiene che il software deve essere alla portata di tutti, cioè che chiunque lo usi possa modificarlo e distribuirlo, apportando eventualmente dei miglioramenti. In forte polemica con la Microsoft, lanciò il progetto di sviluppare un sistema operativo «free» in sostituzione da quello venduto dalla società di Bill Gates. All’interno di questo progetto, chiamato Gnu, furono sviluppati alcuni programmi informatici. Ma l’opera di Stallman più riuscita fu la fondazione della «Free Software Foundation» e la stesura della licenza per l’uso «libero» del software chiamata General Public Licence (Gpl). In Italia, la casa editrice Stampa alternativa ha pubblicato «Software libero pensiero libero», due volumi che raccolgono tutti gli scritti di Stallman.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 19 gennaio 2011