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Poltergeist

Il male che viene dallo schermo

Non abbiamo fatto ancora in tempo ad abituarci alla quarta dimensione (per non parlare della quinta, che probabilmente non entrerà mai nell’immaginario collettivo) che abbiamo già perso la terza.

La mente umana, legata alla percezione del nostro sguardo che ha sempre confuso la profondità con la prospettiva e anche il volume, trova spesso piacevole tornare a forme di visione meno problematiche della prospettiva (per dirne una) a molti fuochi, e si rilassa a guardare immagini pensate in due dimensioni fintamente volumetriche, che i disegnatori della Pixar, buontemponi che sono, hanno chiamato immagini 3D.

Micromax_LED

Gli schermi televisivi oggi non sono che un divano per gli occhi – e la mente – e semplificano quanto possibile le immagini che riproducono. E’ sintomatico che il pubblico non si renda conto della straordinaria differenza tra un’immagine cinematografica vista al cinema e la stessa immagine vista in questi nuovi schermi. Del resto, siamo stati sistematicamente diseducati al riconoscimento delle forme, e la realtà ci viene oggi riproposta in forme sempre rilassanti, mai formalmente complesse. Del resto il nostro schermo di riferimento è quello di un telefono, un piccolo led che proprone la profondità attraverso semplici gradazioni di luce.

Se guardiamo in televisione quali sono i cartoni animati che guardano i nostri figli, dovremmo di fronte alla banalità, sciatteria e spaventosa semplificazione delle immagini che guardano ogni giorno. In primo luogo, queste immagini non hanno mai alcuna complessità di punto di vista. Le inquadrature sono sempre a livello, riproducono il punto di vista del bambino e non gliene mostrano altri, creando così una generazione che non solo non ama guardare immagini complesse, ma che non è nemmeno in grado di discernerle.

cartoon

Questa immagine di un interno è strutturata per volumi semplici, non attraverso una prospettiva. La colorazione non fa che accentuare questa sua qualità: il giallo in primo piano a destra dell’animale riverso sul divano è riprodotto tale e quale sulle pareti in fondo a sinistra creando un effetto di schiacciamento che porta il secondo piano allo stesso livello del primo piano – di fatto, dunque, presentando un’immagine in due dimensioni.

Madeline

In uno dei disegni di Ludwig Bemelmans, il disegnatore austro-americano che negli anni Venti e Trenta creò il popolare personaggio di Madeline, si vede chiaramente la differenza con il cartone in 3D. Prima di tutto, il punto di vista è rialzato, preso da un tetto e di scorcio, creando un imbuto visivo che deve essere ricostruito dall’occhio che deve distinguere il primo piano dal fondo attraverso il corretto posizionamento degli oggetti: il lampione è più lontano del comignolo, l’uomo è ancora più lontano e per questo della stessa grandezza del muretto in primo piano. E a proposito del primo piano, a sinistra il muretto del comignolo è colorato in modo che il lato in ombra sia di un colore completamente diverso da quello in luce. E’ un modo post-impressionista di tratteggiare quelle che Seurat chiamava le ombre colorate, tecnica che derivava dalle teorie sul cerchio cromatico di Charles Blanc. Riguardo all’esempio in questione, l’ombra si compone del colore complementare a quello della superficie in luce. Nel disegno in 3D, invece, le ombre sono solo delle gradazioni cromatiche più scure del colore in luce.

Kandinsky-Blue_Rider

Una prolungata esposizione a queste immagini semplificate ci impedisce di capire immagini come il Cavaliere Blu (der Blaue Reiter, che darà il nome al movimento artistico) di Kandisnsy, celebre per l’ombreggiatura violetta con puntini arancioni del verdissimo prato. Incidentalmente, questa corrente inaugurò l’uso del tratteggio pesante, una spessa linea nera di colore, attorno alle figure, ispessendo l’elegante linea che Matisse e i suoi Fauves stavano usando, e creando un effetto molto simile a quello ricercato da Bemelmans.

Non si riuscirà di seguito a discernere

Franz Marc

i cavalli di altri Blaue Reiter, come quelli di Franz Marc, fino a essere incapaci di distiguere i cavalieri coloratissimi di un altro dipinto di Kandinsky.

kandinsky_L2_1_z

Non saremo, in altre parole, più in grado, come non lo erano ancora i contemporanei di quegli artisti, di comprendere la complessità di una figurazione che richiede al cervello di fare una serie di operazioni complesse di decodificazione.

E a forza di vedere telefilm che interprentano la profondità come in quest’immagine di Law and Order Special Victims Unit 

svu_0

troveremo difficoltà ad apprezzarne una più complessa – una prospettiva a molti fuochi – come questa di Breaking Bad, una serie dalla fotografia superba.

Saul

Finiremo per non provare più niente e non apprezzare un’immagine come questa di Goodfellas.

Goodfellas3

In questa scena dal film di Scorses la prospettiva, invece di venire banalmente sostituita dalla profondità come in quella di Law and Order (il tavolo rettangolare messo di traverso) è suggerita da una complessa paletta cromatica: in primissimo piano, con una direttrice di colore che parte in basso a destra e finisce in alto a sinistra, c’è un grappolo rosso sangue, segue il vino di rosso più chiaro e infine, sul fondo, la carta da parati rosa costruisce efficacemente un senso di profondità basato sul diluirsi una sola tonalità.