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Rovesci d'Arte

Il Guernica s’ispirò a Hemingway e al cinema

Per dipingere il suo “Guernica”, l’opera che denuncia gli orrori delle milizie franchiste e dei loro alleati hitleriani nella Guerra Civile spagnola (1936-39), Pablo Picasso si ispirò a un film di Hollywood, «L’addio alle armi» del regista Frank Borzage, uscito nel 1933: è questo ciò che afferma lo spagnolo Josè Luis Alcaine, collaboratore al cinema di Pedro Almodovar e Victor Erice. Per alcuni personaggi centrali della grande tela di Picasso, presentata per la Spagna repubblicana all’Esposizione Universale di Parigi del 1937 Picasso si sarebbe ispirato ad alcuni fotogrammi della pellicola, liberamente tratta dal romanzo di Ernst Hemingway. Tre immagini dell’opera (che si trova al Reina Sofia di Madrid) creano il link con il cinema: la mano bianca di un moribondo, i cavalli terrorizzati e la donna che grida alzando le mani verso il cielo. Il film racconta la fuga nella notte di una colonna di militari e di civili lungo una strada bombardata da aerei nemici. Picasso dipinse Guernica a Parigi. «Evidentemente ha visto il film, non solo per la sua amicizia con Hemingway, ma anche perché allora si andava moltissimo al cinema, era anche un modo per documentarsi sulle realtà» afferma Alcaine. Il celebre quadro di Picasso, rimasto in esilio durante la dittatura franchista, è tornato in Spagna solo dopo la morte del tiranno. Arrivò  30 anni fa, il 10 settembre

  • adamo

    Si cerca di sminuire ridurre ridimensionare Pablo Picasso.Altro che cinema.Miserevoli persone come Bonito Oliva inputano all’opera Guernica di essere dei poster invece che delle opere d’arte.Guernica risponde alla pittura ed alla storia opera che come è stato detto fu dipinta dai nazisti cioè dai responsabili delle atrocità.Voglio dire agli artisti:Picasso sapeva dipingere in tutti i modi e le maniere in cui l’umanità sapeva fino a lui dipingere.Ha forse plagiato l’arte africana-certo-cosa diversa da come artisti d’oggi copiano arte del passato per incamerare la sicurezza di fare cose già accettate sul nascere.Picasso ha inventato ed innovato altre volte prima di lui il cubismo non c’era poi ha innovato non ha più inventato.Dicono che il cubismo sia vicino alla teoria della relatività in fisica.Non si capisce con artisti come Picasso e Duchamp se aprano ad altre rivolzuionarie possibilità l’arte o se scusate dopo di loro non c’è altro da fare.Il cinema non sempre è arte e se l’occhio del maestro ma come dire ha visto il capolavoro Guernica è solo suo e non di un cineasta.Persone che non amano l’arte ma la sociologia accampano tesi che sminuiscono i pittori che certo sono fuori tempo storico.

  • cicciobenzina

    Da buon spagnolo, Pablo Ruiz Blasco y Picasso amava le corride. Fu, dunque, sconvolto dalla tragica morte di un suo beniamino, il famoso torero Joselito. Per celebrarne la memoria, mise in cantiere un’enorme tela di 8 metri per 3 e mezzo, che gremì di figure tragicamente atteggiate, a colori luttuosi. Finita che l’ebbe, la chiamò “En muerte del torero Joselito”. Correva però il 1937, in Spagna infuriava la guerra civile e il governo anarco-social-comunista si rivolse a Picasso per avere da lui un quadro per il padiglione repubblicano all’Esposizione Universale in programma a Parigi per l’anno dopo. Il Picasso (che diventerà, non a caso, uno degli artisti più ricchi della storia) ebbe una pensata geniale: fece qualche modifica alla tela per il torero, la ribattezzò Guernica (dal nome della città basca bombardata dall’aviazione tedesca e italiana) e la vendette al governo «popolare» per la non modica cifra di 300.000 pesetas dell’epoca. Qualcosa come qualche miliardo – pare due o tre – di lire di oggi, che furono versati da Stalin attraverso il Comintern. Contento Picasso, ovviamente; contenti anche i socialcomunisti, che di quel quadro di tori e toreri fecero un simbolo che è giunto sino a noi ed è continuamente riprodotto, con emozione, come simbolo della protesta dell’umanità civile contro la barbarie nazifascista. Stando e molti critici d’arte, Guernica è il più celebre quadro del secolo. E, ciò, grazie proprio alla “sponsorizzazione” da parte delle sinistre, a cominciare dai liberals occidentali: la tela picassiana ebbe una sala tutta per sé al Metropolitan Museum di New York e vide milioni di “pellegrini” sfilare in un religioso silenzio. Si arriva al grottesco di interpretazioni come quella – un esempio a caso tra mille – della pur pregevole enciclopedia Rizzoli-Larousse che alla tela dedica oltre venti, fitte righe, nelle quali si dice, tra l’altro: “Motivo centrale, l’angoscia della testa del cavallo che sovrasta il duro lastricato dei cadaveri: in alto, a sinistra, l’antico simbolo della violenza, il Minotauro”. Ora, il presunto “Minotauro” altro non è che il toro che uccise Joselito; e il cavallo è quello del picadòr, sventrato nell’arena dallo stesso animale. Una storia, dunque, di tauromachìa, dove la “protesta civile”, la “passione politica” non c’entrano nulla, se non, forse, in qualche particolare aggiunto per rifilare il quadro, a suon di miliardi, alle generose Izquierdas iberiche».; Ma se il quadro di Picasso è una sorta di truffa, non si può certo dire che la verità trionfi nella realtà che gli ha dato il nome. Quando infatti si parla del bombardamento di Guernica si pensa a chissà quali stragi od orrori compiuti, in una sorta di Hiroshima spagnola. E questo è purtroppo confermato dai molti libri di storia. Addirittura nella Storia della guerra civile spagnola di Hugh Thomas risulta che “Guernica era una cittadina sacra ai baschi, perché sotto il suo albero i re di Spagna giuravano di rispettare le libertà della regione. Durante la guerra civile, malgrado fosse indifesa e non rappresentasse un obbiettivo militare, il 26 aprile 1937 fu distrutta da un selvaggio bombardamento dell’aviazione tedesca che voleva sperimentare nuove tecniche e nuovi velivoli. Per sadismo, fu scelto il lunedì, giorno di mercato: ci furono così ben 1654 morti e 889 feriti, tutti vecchi, bambini, donne perché gli uomini erano a combattere contro Franco.” La realtà è del tutto differente, come hanno stabilito anche commissioni internazioni di inchiesta. Ma basta più semplicemente andare a sbirciare su wikipedia per rendersi conto di cosa avvenne realmente quel giorno e di come la storia nella abbia fatto un mito, a discapito del vero.
    Guernica costituiva un normale obbiettivo militare, come ben sapeva anche il governo spagnolo che vi aveva installato pezzi contraerei e scavato sette rifugi collettivi. In effetti la città era sede di due importanti fabbriche, d’armi leggere e di bombe d’aviazione. Inoltre era nodo stradale e ferroviario per i repubblicani che combattevano ad una dozzina di chilometri dalla città. Qui già la prima presunta verità viene smentita, quando si afferma che la città non era un obbiettivo militare e fu bombardata per sadismo. Alcuni bombardieri peraltro di vecchio tipo inviati dalla Germania e 18 aerei, tra pesanti e leggeri, del Corpo di spedizione italiano, nel pomeriggio di quel 26 aprile 1937 fecero alcuni passaggi per distruggere il ponte di Renteria, sul fiume Oca e ostacolare così i movimenti dei repubblicani. La maggioranza dell’esplosivo italo-tedesco cadde sul nodo stradale attorno al ponte e solo alcune bombe sulla città: su 39 crateri individuati dalla ricognizione aerea, solo 7 risultano nell’abitato. I morti realmente accertati furono 93, e seppure il numero non può essere considerato assolutamente certo è comunque ben lontano dai 1654 proclamati dalla propaganda repubblicana e riportati su numerosi manuali di storia. Bilancio quindi potremmo definire di routine nella più sanguinosa guerra civile della storia che alla fine contò quasi un milione di morti. Non ci devono inoltre ingannare i documenti fotografici che ci mostrano la città semidistrutta, in quanto fu appurato che prima di ritirarsi furono gli stessi socialcomunisti e anarchici che cosparsero di benzina tutto ciò che poterono e vi diedero fuoco (che poi è la stessa tecnica che usarono i tedeschi durante la ritirata nella campagna di Russia). Fu provato inoltre che i minatori anatchici delle Asturie, fuggendo, fecero saltare con la dinamite, di cui disponevano in abbondanza, molti edifici per creare ostacoli alle truppe franchiste.
    Ma come nacque la leggenda, giunta fino a noi, malgrado le inchieste internazionali e il lavoro di qualche storico rimasto per lo più inascoltato?
    All’inizio della manipolazione della verità c’è un corrispondente di guerra inglese, George L. Steer, il quale, pur non essendo sul posto quel giorno, spedì da Bilbao (dopo essersi accordato con tre colleghi e connazionali per non smentirsi a vicenda) una cronaca fantasiosa al suo giornale di Londra. Dai soldati baschi, Steer aveva appreso che il lunedì a Guernica, si teneva un affollato mercato; e poiché quel 26 aprile era, appunto, un lunedì lavorò di fantasia immaginando le inermi massaie e vecchi contadini perire sotto le bombe tedesche (tra l’altro da allora, parlando di Guernica, si disse solo dei tedeschi, tacendo sugli italiani che furono invece presenti in forze sul ponte con tre moderni bombardieri S79 e con 15 caccia CR32). Per tornare al corrispondente inglese: egli non sapevano, come non lo sapevano neanche i colleghi con cui era accordato, che il mercato quel lunedì non si era svolto, poiché il Delegato militare del governo basco lo aveva vietato, temendo appunto azioni di guerra. In ogni caso non avrebbe potuto essere colpito, visto che il mercato terminava sul mezzogiorno e l’azione italo-tedesca si svolse a partire dalle 16.15.
    Della corrispondenza fantasiosa di Steer e dei colleghi si impadronirono subito due propagande: quella anarco-comunista naturalmente, ma anche quella britannica, poiché l’allora governo di Chamberlain doveva convincere l’opinione pubblica della necessità di affrontare grandi spese per il riarmo, vista la potenza di fuoco dell’esercito tedesco (da qui la convinzione che Guernica fosse stata colpita da modernissimi velivoli). Il lucroso falso di Picasso completò la leggenda che tutti hanno preso per storia vera.