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losangelista

Il giornalismo ai tempi del populismo

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Due notizie oggi, collegate agli assestamenti tellurici del paesaggio mediatico politico americano. Lou Dobbs, mezzobusto della CNN, uno dei volti fondanti del network di Ted Turner ha annunciato a sorpresa durante la sua trasmissione le sue “dimissioni immediate” dalla rete che lo aveva lanciato inizialmente come autorevole volto della redazione economica e in seguito ospitato la sua progressiva deriva ad opinionista conservatore,  fino a leader del movmento anti immigrati. Alla fine Dobbs era un personaggio del tutto affine agli strilloni ideologici di Fox News specializzato in geremiadi contro la sovversione dell’ordine sociale ad opera delle masse di immgranti ispanici; il format cioe’ che nel frattempo ha fatto del canale conservatore di Murdoch il campione di audience. Il programma di Dobbs infarcito di invettive xenofobe e populiste era considerato un tentativo della CNN di recuperare terreno sul campo di un giornalismo sempre piu’ schierato ma aveva messo in serio imbarazzo la divisione news della rete che ha deciso di defenestrarlo. Il format ideologico cavalcato con successo dalla Fox ha d’altronde di recente indotto la casa bianca ad annunciare per bocca di Anita Dunn, communications director di Obama, che avrebbe rifiutato interviste e trattato Fox News “come si fa un partito avversario”. Un strategia la cui unica conseguenza era stata di giovare ulteriormente agli ascolti della  rete di Murdoch. L’altroieiri anche la Dunn ha rassegnato le dimissioni evidenziando la difficolta’ di formulare una efficace strategia contro gli attacchi neomaccartisti dei media di destra. A questi sviluppi si aggiunge il decurtamento annunciato ieri a San Francisco di ¼ dei dipendenti della Current TV e l’abbandono del formato “internettiano” , con ampio spazio al user generated content,  a favore di un modello piu’ tradizionalmente televisivo. Ovvero in qualche misura la perdita della scommessa di innovazione illuminata di Al Gore.