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Lo scienziato borderline

Il futuro della Grecia

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Era mattina presto, sul punto più a nord dell’isola. Tipo mezzogiorno e mezza. Già: sonnacchiosa nazione! Pecora nera, che scandalo! Sigà sigà, that is: pianopiano.

Intanto, in Padania, i metro-a-sexual milanesi si accalcavano per la pausa pranzo negli orribili baretti-mattatoio del centro. Col panino, eh. O “l’insalatona”: che non la trovi più, manco a chiederla, “un’insalata”, vero. Solo insalatone. Il segreto? È nel prezzo, ovvio, non dissimile dal prezzo in Grecia di un pranzo comediocomanda.

Lui si era svegliato da non molto, nella casa bianca e fresca, dato che, la sera prima, la cena, basata più che altro su carne di agnello e capra, si era conclusa verso le due. Dopo, il dopocena, che però era appena cosparso di un velo alcolico che sfumava un po’ i contorni.

Le scatole vuote di toscani, toscanelli, marvellous marlboros, nonché altre tracce di prodotti naturali da fumo, tuttavia, testimoniavano di lunghe discussioni con gli autoctoni sul destino del mondo e su come migliorare il debito pubblico locale: sulla base di tasse, su tutto quanto piace ai ricchi: tranne bacco, tabacco e venere, ovvio. Lui aveva fatto la proposta definitiva: tassa di lusso sull’insalatona. Approvato all’unanimità dal sinedrio dei saggi presenti. Kalinicta.

Ecco! Nel frattempo, in Padania, che succede? Tutti non potevano dormire, al riguardo, là sull’Egeo. Ma blandamente.
Lo spiedo – anche in Grecia – girava sui ceppi accesi scoppiettando, ma purtroppo non c’era nessuna cazzo di nebbia agli irti colli; e “piovvigginando” lì era una parola italiana di significato sconosciuto.

Trattavasi invece di preparazia alla cottura di seafood, se proprio dobbiamo specificarlo, che nella nassa e nelle reti ancora nel mare sottostante attendeva rassegnato la sentenza capitale, ad accennar di dito. Lui equanime ma impassibile come un giudice di Wimbledon, aveva scelto il pranzo.

Ah: chiarimento per quelli dell’insalatona: sottostante vuol dir lì, a due passi, non una macchietta blu fra i palazzoni e il grandotel, fra i bagni 47 e i bagni 48. Colore dell’acqua? Ci son cose che è bello tacere.
Actually, c’era un’acqua magnifica, a Heronissos, isola di Sifnos, Cicladi, Grecia, Europa (l’ultima parola, parlando con pardòn) e stava alzandosi un leggero venticello.

Bagno. Venticello. Ouzo. Olive. Davidoff gold.

Cambio di scena. Arriva la bianca tovaglia di carta. Kaparosalata. Octapodi. Un attimo di pazienza. Langosta. Karpousaki. Cypuro. Elleniko café, sketo. Sigaro. Scivolìo verso le sei nella pennichella del primo pomeriggio.

Il problema – discusso nei cazzo di consessi lassù a Bruxelles, Berlino, Parigi (e basta: Roma, no) è poi questo: sopravviverà, la Grecia?
Nonostante voi, dei bar-mattatoio col panino e l’insalatona: nonostante voi a Bruxelles, che dovreste impiccarvici, con la vostra cravatta, per rendere il mondo migliore: certo.

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