closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Antiviolenza

Il femminicidio diventa “arte attiva”

Il femminicidio diventa “arte attiva” e lo fa in diversi modi: in tutta Italia, attraverso voci di donne, e in un crescendo di eventi che precedono o seguono la data del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Alcuni di questi spettacoli sostengono anche la Convenzione No More! che chiede politiche immediate sul femminicidio e lo fa non attraverso slogan o petizioni generiche ma indicando punto per punto i termini dell’intervento e chiedendo un’interlocuzione immediata con il governo affinché riveda il Piano nazionale antiviolenza varato nel 2011 dalla ex ministra delle pari opportunità, Mara Carfagna. Come “Ferite a morte” di Serena Dandini, che sostiene No More! e che va in scena a Palermo il 24 novembre, a Bologna il 30 e a Genova il 9 dicembre, con una specie di Spoon River del femminicidio in cui parlano le donne uccise che raccontano le loro storie e lo fanno attraverso la voce di Angela Finocchiaro, Lilli Gruber, Anna Bonaiuto, Lella Costa e Geppi Cucciari, ma anche di Susanna Camusso, Fiorenza Sarzanini, Sonia Bergamasco e Malika Ayane.

Storie che si ripetono ma che nel raccontarle hanno l’obiettivo di mettere fine a una vera e propria mattanza che a oggi, dall’inizio dell’anno, conta 113 vittime, comprese quelle collaterali. Storie narrate per destare le coscienze, come quelle di “Teodora e le altre. Storie di donne vittime di violenze”, scritto e diretto da Stefania Catallo – già andato in scena a Roma al teatro di Tor Bella Monaca – e che il 25 novembre andrà nuovamente sul palco alla Sala Convegni della “città dell’altra economia” dell’ex Mattatoio di Testaccio (Largo Dino Frisullo). 6 attrici e un attore (Giusi Celestini, Sara Corelli, Flavia Moretti, Sarah  Nicolucci, Giulio  Pierotti, Maddalena Rizzi, Filomena Tolino), per una piéce fatta dalle testimonianze reali e autentiche raccolte nel Centro di Ascolto di Tor Bella Monaca, e tradotte in un viaggio di voci fatto dalle donne che si sono liberate dalla violenza e che per questo si confrontano con quello che hanno vissuto, abbandonando il silenzio e la vergogna di quello che sono state costrette a subire.

E ancora monologhi teatrali, letture, video e musica fanno da sfondo alla presentazione della graphic novel “Roberta Lanzino, Ragazza” – fumetto della collana Libeccio, per i tipi di Round Robin – che si svolge a Palermo domani 20 novembre, a Cosenza il 23 novembre, e a Roma giovedì 22 (20,30 al teatro Centrale Preneste – via Alberto da Giussano, 58 – zona Pigneto) in una serata che è parte della campagna dell’associazione daSud, “Femminicidio: La prossima potrei essere io” – che aderisce alla Convenzione No More! – e in cui parteciperanno anche Elettra Deiana della rete “Ragazze interrotte” e l’attrice Paola Minaccioni.  Sceneggiato da Celeste Costantino, disegnata da Marina Comandini, e con la prefazione di Carlo Lucarelli, il primo fumetto italiano dedicato a una vittima della violenza maschile disegna la storia di Roberta: una ragazza di 19 anni che il 26 luglio del 1988 scompare mentre va con il suo motorino verso la casa al mare partendo dalla casa di Rende, in provincia di Cosenza. Il suo corpo sarà ritrovato alle 6.30 del mattino dopo in una radura con ferite da coltello al collo e alla testa, e con una spallina in gola per strozzare le urla della ragazza che prima di essere uccisa viene stuprata. Muore soffocata Roberta e di questo femmincidio, a distanza di più di 20 anni, non si ha ancora un colpevole: il processo è ancora in svolgimento. “Roberta – spiega l’autrice Celeste Costantino – è una ragazza di 19 anni che ha un motorino come tante di noi. E, come noi, a quell’età pensa di avere tutta la vita davanti. La sua storia poteva essere la mia. E chi non lo capisce si rende complice di questa morte. E di tutti i femminicidi che come un bollettino di guerra scandiscono la vita del nostro Paese nell’indifferenza generale”.

  • luziferszorn

    L’inasprimento delle pene (ergastolo) sarebbe la risposta culturale promossa da Carfagna e la Bongiorno (cfr FattoQ).