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Il duro lavoro della Fiom

Oggi l’incontro con tutti i big di partito. A Roma Landini mette tutto il centrosinistra intorno a un tavolo. Si discute di cose serie: diritti e manomissione dell’articolo 18. Di Pietro studia il piano B con Grillo

Ieri in direzione Bersani ha detto di sì a tutti, dalle liste di Repubblica a quelle di Vendola, da Casini e Renzi fino a Veltroni. A tutti tranne ad Antonio Di Pietro. L’aut aut del segretario democratico all’ex pm è (quasi) definitivo: deve «decidere se vuole insultarci e attaccarci ogni giorno e mancare di rispetto alle istituzioni della Repubblica o fare l’accordo. O l’una o l’altra». Un ultimatum perfino rafforzato nella relazione conclusiva: alcune «dichiarazioni di Di Pietro sono irraggiungibili persino per Grillo. C’è un limite a tutto».

Se non è un’espulsione dall’alleanza di centrosinistra poco ci manca. Il leader dell’Idv però va dritto per la sua strada: «L’alleanza col Pd noi l’abbiamo già fatta e vogliamo mantenerla giacché si è dimostrata l’unica vincente e in grado di offrire un’alternativa di governo. Ma prima di poterla confermare nuovamente vogliamo capire quale sia il programma reale ed effettivo che intende portare avanti il Pd». L’interrogativo dell’ex pm sul programma democratico è comune a tutti coloro – e non sono pochi – che si oppongono al governo Monti.

A cominciare dalla Fiom, che oggi a Roma (ore 10, hotel Parco dei Principi) è riuscita a mettere intorno a un tavolo i leader di tutti i partiti, movimenti e associazioni (da Bersani a Ferrero, da Paolo Flores D’Arcais a Marco Revelli) che potrebbero rientrare nel futuro centrosinistra.

Primarie di programma, per così dire, più che per la premiership. La sostanza più che la forma. Sul piatto c’è il domandone che riassume tutto: chi rappresenta il lavoro? Che farà il centrosinistra contro la precarietà? «Perché – spiegano nel sindacato di Landini – se poi cambia il governo ma per i lavoratori non cambia nulla…». Dove i puntini di sospensione sono voluti. Intenzionali. Ad ascoltare dirigenti di partito e personalità dei movimenti ci saranno 500 delegati metalmeccanici. Maurizio Landini parlerà all’inizio e alla fine dell’incontro e i dirigenti politici che risponderanno dal palco si alterneranno agli esponenti della società civile.

Di fatto, è il primo appuntamento concreto per le future primarie di coalizione. Molto atteso soprattutto per coloro che Bersani e il gotha del Pd vorrebbero fare fuori, dalla Federazione della sinistra all’Idv. Antonio Di Pietro non ne nasconde l’importanza: «Poche volte è accaduto che dei leader politici del centrosinistra si mettessero intorno a un tavolo per parlare dell’Italia reale. Il tema del lavoro è l’unica vera emergenza a cui, oggi, deve guardare la politica per far ripartire l’economia». Anche Oliviero Diliberto (Pdci) e Angelo Bonelli (Verdi) invitano i democratici a parlare di programmi concreti più che di schemi politologici.

«La proposta di Bersani è seria – dice il segretario dei comunisti italiani – ma per adesso indica il ‘contenitore’ della coalizione e non i contenuti. Il Pdci è interessato al confronto programmatico e propone che le forze politiche oggi all’opposizione del governo Monti, Fds, Sel, Idv e sociali, prima fra tutte la Fiom, ad iniziare dall’assemblea di domani (oggi, ndr), avviino il confronto di merito sui problemi drammatici del paese e individuino concrete proposte di soluzione».

Più facile a dirsi che a farsi. Perché è inutile dire che tra tutti gli ospiti di Landini quello col ruolo più scomodo sarà Bersani, che dopo la riforma delle pensioni si appresta a cancellare l’articolo 18 con una «riforma» del mercato del lavoro che la Fiom avversa in ogni modo.

Le sinistre sono fuori dal parlamento e Di Pietro è l’unico tra gli ospiti che ha la possibilità di votare contro. Dopo l’ultimatum bersaniano l’Idv non molla. Il Pd ci sbatte fuori dal centrosinistra? «Intanto noi siamo all’opposizione del governo Monti e un dialogo con Grillo ce l’abbiamo sempre».

A differenza di Sel, l’Italia dei valori un piano B ce l’ha. E di questi tempi non è poco. «In coalizione col moVimento 5 stelle potremmo essere la prima forza del prossimo parlamento», sussurra qualche dipietrista sognante. In effetti tra Grillo e Di Pietro non ci sono né avance né scintille da mesi. E in questi casi niente nuove buone nuove. «Il loro programma per metà è identico al nostro», fanno notare gli uomini dell’ex pm. In caso di rottura del Pd, l’Idv potrebbe diventare l’ariete in parlamento delle nuove forze grilline.

dal manifesto del 9 giugno 2012