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losangelista

Il Drone Spaziale

 

l’x-37B

Il lancio questa settimana del primo satellite orbitale nordcoreano  ha suscitato panico, indignazione e scalpore  in tutto il mondo – oltre alla sorpesa per l’apparente corretto funzionamento del razzo dello scalcinato stato canaglia. Unanime la condanna dei governi e allineata la stampa secondo il meccanisno per cui la vera minaccia alla sopravvivenza dell’umanita’ non sono le guerre segrete (o virtuali) condotte dagli eserciti piu’ potenti del mondo ma a turno una centrifuga persiana, un fusto di yellowcake africano o un satellite nordcoreano che a occhio e croce vola per miracolo. Di certo non compete col famigerato x-37B, lo shuttle robotico militare  supersegreto della US Air Force che e’ decollato giusto 24 ore prima del lancio del  temibile Kwangmyongson-3. A differenza di quest’ultimo il drone spaziale americano non ha pero’ suscitato molti stracciamenti i vesti – e la stampa perlopiu’ non se n’e’ accorta – malgrado si stratti del prototipo di punta per la  militarizzazione unilaterale e illegale dello spazio. Secondo il governo americano naturalmente le missioni del x-37B sono “scientifiche” – forse per questo i lanci avvengono senza preavviso col veicolo nascosto nella pancia di un razzo Atlas V, lontano da occhi indiscreti e avvolti nel mistero piu’ assoluto, anche per l’agenzia spaziale civile NASA.  Il rassicurante drone spaziale e’ gia’ alla terza missione di “ricognizione”, nelle due precedenti era rimasto in orbita rispettivamente per 270 e 469 giorni prima di rientrare alla base segreta di Vanderberg   sopra Santa Barbara. Forse l’esperimento consiste nel dare alla popolazione dell’intero pianeta la sensazione che provano i contadini di certi villaggi pakistani che sono costantemente sorvolati da droni armati telecomandati. Non che la cosa ci debba interssare piu’ di tanto – l’importante e’ tenere d’occhio la caffettiera volante  di Kim Jong Un.

  • Galaverna

    L’x37B non è poi così segreto se ne parla (da anni) Wikipedia, con dettagli su tecnica e prestazioni. La sua esistenza dimostra -se non altro- che il pensiero scientifico USA è ancora in grado di condurre la “corsa allo spazio”. Una corsa che, fin dal suo inizio, ha avuto anche implicazioni militari.
    Naturalmente non è l’unico progetto a dimostrare la vitalità spaziale degli USA: basti pensare ai rover marziani o alle centinaia di esoplaneti scoperti da Kepler. Una attività scientifica che allarga i confini della conoscenza umana, che ha, come ha avuto in passato, importanti ricadute scientifiche e che ha (anche) aspetti militari.
    Quali orizzonti apre, invece, il programma nucleare iraniano?
    O il lancio di un missile balistico nordcoreano?
    La differenza ai miei occhi è chiara. E lo sono anche le ragioni per cui è molto auspicabile che la possibilità di lanciare ordigni nucleari in orbita, capaci di colpire tutto il pianeta, sia negata a monarchie assolute come è il regime di Pyongyang o regimi teocratici, come è quello di Teheran.