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Il discorso fantasma di Scilipoti

Domenico Scilipoti è ormai una star nel parlamento nazionale. Oscuro deputato siciliano dell’Italia dei valori (vedi il suo blog) è uno degli artefici della “vittoria” di Berlusconi il 14 dicembre.

Gli altri, per la memoria futura, sono: Antonio Razzi (ex Idv eletto all’estero oggi in Noi Sud), Massimo Calearo (Ex Federmecanica, scelto da Veltroni come capolista del Pd in Veneto poi passato all’Api e ora nel misto), Bruno Cesario (ex Margherita, ex Pd, ex Api oggi anche lui nel misto) e tre ex finiani (Siliquini, Moffa e Polidori). 

Scilipoti, celebre per aver convinto alcuni immigrati a fingersi suoi sostenitori il giorno del voto alla camera, ha avuto solo un minuto per motivare il tradimento del suo mandato elettorale. Questo il suo intervento in aula: 

“Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi noi del Movimento di responsabilità nazionale con il nostro voto vogliamo presentare e consegnare alla storia una scelta dolorosa e traumatica, ma rivoluzionaria, giusta e significativa, che va oltre il limite della comprensione da parte di alcuni cittadini italiani e di parlamentari presenti in Aula: il Paese, la patria e il popolo prima di qualsiasi interesse di gruppo o di partito (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia, I Popolari di Italia Domani).
Per ragioni di tempo, signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto”.

Volevamo saperne di più di questa “scelta che va oltre il limite della comprensione”. Ecco il testo integrale del discorso mai pronunciato allegato agli atti della seduta.

«Esistono forme di coraggio e una di queste consiste nel saper dire la verità quando gli uomini non l’ascoltano»: È la frase pronunciata da Saragat, a Palazzo Barberini, quando, per non portare l’Italia verso il baratro, fece la scissione dolorosa ma necessaria all’interno del partito socialista per liberare i socialisti e il popolo italiano dalle utopie del comunismo, salvando la democrazia e il futuro degli italiani dal disastro.

La nostra scelta di oggi è molto sofferta ma necessaria, anche se siamo coscienti di esporci al rischio di compromettere il nostro futuro di deputati.

Una breve considerazione personale desidero fare sul gruppo Italia dei Valori, partito in cui ho militato per molti anni. Il partito Italia dei Valori è stato ed è un contenitore trasversale di idee, che però negli ultimi tempi, disattendendo le attese di quanti hanno creduto e sperato in una politica costruttiva ed allargata a tutti i settori della vita politica, si sta spostando sempre più verso una sinistra oltranzista ed anche oltre, mentre io sono e mi riconosco appieno negli ideali cristiani di area moderata. Ho sempre affermato che, quando gli interessi del partito contrastano con gli interessi dei cittadini e del popolo, è nobile avere il coraggio di abbandonare il partito e schierarsi dalla parte della gente. Se oggi io non attuassi quanto ripetuto più volte nelle mie conferenze non sarei più credibile. Chiusa la considerazione sul partito Italia dei Valori.

La mancanza di un’area moderata socialdemocratica cristiana forte all’interno del Parlamento ci porta oggi ad assumere decisioni sofferte, ma di grande responsabilità.
La diaspora interna alla maggioranza, l’instabilità politica, conseguenza di continui fuochi incrociati, mirati a demolire le scelte dell’esecutivo, ha condotto l’Italia verso una pericolosa deriva che porta inesorabilmente ad un futuro di gravissime incertezze con, per meta finale, la disfatta dell’economia e la consegna del Paese e delle sorti dei cittadini nelle mani di un sistema bancario sempre più vorace e speculativo.

Per salvare la democrazia, per non trasformare una pur seria malattia (economica) in una epidemia mortale, per iniziare a risollevare le sorti dell’economia, per dare sicurezza al popolo, scegliamo, in questo momento, di preferire il male minore, e cioè la possibilità di garantire il sostegno ad un Governo responsabile che assicuri certezza e continuità di azione, che crei un clima positivo e riporti serenità alla nazione.

Siamo chiaramente favorevoli al testamento biologico: sì alla legge, con regole certe, e cioè che si assista il malato e che non vengano legittimate o garantite forme camuffate di eutanasia. Sulla libertà di cura, ribadiamo concetti fermi: garantire che la cura non nuoccia, che ci sia un consenso informato e che si possa avere una informazione completa su ogni possibilità di terapia e di cura anche con trattamenti non convenzionali.

Siamo favorevoli all’accoglienza di immigrati e profughi, ma chiediamo controlli seri e accurati per la sicurezza nazionale.

Vogliamo che la legge elettorale, con il totale coinvolgimento e condivisione del Parlamento, sia modificata al più presto, garantendo ad ogni cittadino italiano libertà di voto e di scelta del proprio rappresentante.

Per agire con responsabilità, quando si vuole far cadere un Governo in momenti critici come quelli in cui si trovano l’Italia e l’economia mondiale, si impone la necessità di poter fare affidamento sull’alternativa di un Governo che sia espresso sempre dal popolo e non attraverso un ribaltone che, come dimostra l’evidenza, si tradurrebbe in atto di grande scorrettezza verso il corpo elettorale che ha legittimato la maggioranza, che è stata quindi qualificata per esprimere, all’interno di regole prestabilite, un Governo a guida del Paese.

Nel vedere solo ragioni soggettive, il nostro sforzo tenta di evitare una crisi al buio, nella evidenza dell’approntarsi del cosiddetto ribaltone, che in realtà tradisce e annulla il consenso elettorale della maggioranza degli elettori e di tutto il popolo italiano per trasformarlo in un Governo che farebbe tutto tranne che governare.
Se poi un centrosinistra affidabile vuole andare al Governo, deve costruire un percorso che dimostri di possedere argomenti politici che coinvolgano e convincano gli italiani ad esprimere una maggioranza vincente, in caso di elezioni. Per questo, le maggioranze di ogni regione del nostro Paese, dalla Lombardia alla Sicilia, devono essere legittimate da elezioni e non da compromessi inspiegabili agli elettori. In questo momento esiste, a mio giudizio, un’area di centrosinistra confusa, che lavora attualmente male.

Così pure le alternative, che devono essere create attraverso il consenso popolare, perché, o si parla il linguaggio del popolo, o si assiste al coinvolgente crollo di istituzioni e comunità statale. E il linguaggio del popolo, oggi, è il desiderio di vedersi assicurare stabilità, certezze, sicurezza, futuro sociale, lavoro ai giovani e meno giovani, potere d’acquisto, nuovo benessere: tutto questo in nome dei cittadini e nell’interesse dell’intero popolo italiano.

E quale benessere può apportare il caricare sulle spalle di un popolo, già gravato da difficilissime situazioni economiche, la spesa di 800 milioni di euro, necessari a finanziare una nuova inutile campagna elettorale dai risultati già scontati fin da questo momento, più i nuovi rimborsi ai partiti i cui protagonisti sono sempre gli stessi e con i medesimi argomenti? Si vuole cambiare tutto per non cambiare niente, come pensava il principe di Salina, nel romanzo Il gattopardo?

Si vuole decretare la fine politica di questo Governo e di tutta un’era? Ma non c’è il nuovo che avanza. questa soluzione presenta anche un secondo risvolto: la contemporanea fine politica di esponenti di partiti, protagonisti ed artefici di un’era superata che vede la loro compresenza, in un modo o nell’altro, con l’attuale Presidente del Consiglio dei ministri, e che li acclara portatori, ma anche mittenti, di un modo di fare politica, di programmi, di strategie e di soluzioni che hanno portato il Paese nelle condizioni in cui si trova.

È dunque l’ora di voltare pagina. Ma anche di lasciare fuori, all’alba di una nuova era, questi volti che, dopo decenni, ad ogni elezione, si ripresentano, puntuali, per proporre di nuovo democrazia e sociale, sempre pronti a fare un passo avanti, e mai indietro.

È questo un momento in cui noi parlamentari italiani dobbiamo votare nell’interesse della nazione e nell’interesse della Repubblica e della terra che noi rappresentiamo.
La nostra lotta è la lotta per la rinascita del nostro Paese, il suo rinnovamento politico, economico e sociale.
È nostro desiderio che si realizzi una autentica unità politica e morale di tutta la nazione. E chi è stato artefice del proprio male non potrà essere la cura.
Ma non può esistere giustizia sociale ed economica senza libertà politica, di questo era convinto Giuseppe Saragat. E anch’io.

La nostra forza e il nostro coraggio devono permetterci di affermare che poter scegliere è un diritto di ciascun eletto, perché essere parlamentari della Repubblica (e non di un partito), come prevedono gli articoli 67 e 68, comma 1, della Carta costituzionale, impegna il deputato a esprimersi, nell’esercizio delle sue funzioni, secondo la caratterizzante logica del bene del Paese. La politica non deve parlare alla pancia del Paese, ma alla testa. Deve svolgere il difficile compito di essere al servizio dei cittadini, al di sopra di ogni interesse di parte.

Il Parlamento è, e resta, il cervello pensante di una istituzione, lo Stato, il cui cuore batte unicamente per fare gli interessi di tutti gli italiani e noi tutti abbiamo l’obbligo di lavorare per unire concretamente, per risvegliare le grandi doti, per indirizzare le energie e le immense potenzialità del Paese.

In un giorno così difficile, che resterà sicuramente nella storia della Repubblica italiana, crediamo e siamo certi di dare il nostro contributo per far rinascere, anche all’interno del Parlamento, un’area moderata cristiana di responsabilità nazionale, che oggi potrà non essere capita, come accadde nel 1947, quando la scelta di Saragat non fu immediatamente recepita, ma che già allora si è rivelata utile, ed epocale, per il Paese, e per questo necessita di essere pienamente riproposta.
Il nostro intendimento era ed è di costruire qualcosa per il Paese e non di sfasciare, motivo per il quale ci assumiamo il grande atto di responsabilità senza orgoglio vanitoso. Siamo amministratori temporanei, ma seriamente consapevoli, di questa nostra Patria che amiamo: l’Italia.

dagli atti della camera del 14 dicembre 2010 

  • http://tnepd.blogspot.com/ TNEPD

    Ciao,
    anche il mio spazio e’ stato “attaccato” da Scilipoti, ma non col messaggio segnalato sui principali quotidiani.
    Testo sconclusionato, palesemente fuori tema se non per la presenza di Scilipoti nel post e profilo del commentatore irraggiungibile.
    Dubito di essere il solo ad aver goduto di questa release…

    Il testo dello spamming, per chi fosse interessato, e’ qui:

    http://tnepd.blogspot.com/2010/12/anche-tnepd-sotto-lattacco-crackeratico.html

    Ciao