closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Nuvoletta rossa

Il diritto d’autore secondo Fumetto d’autore: quando il copyright tiene la destra

“Fazioso” secondo la definizione del dizionario Sabatini-Coletti: “Che sostiene con intransigenza, senza obiettività il proprio partito o le proprie tesi; animato da spirito di parte: un giornale f.; un politico f.; parziale: un arbitro f.”. E per estensione: “Aggressivo, estremista”. Un’etichetta che alcuni polemisti incarnano all’osso, ma che come in un tic freudiano amano appiccicare a destra e a manca senza troppi complimenti. È il caso di Giorgio Messina di Fumetto d’autore. Che, sull’onda della sua personalissima crociata contro i salotti radical-progressisti della nona arte, cita in giudizio “il manifesto” per l’elogio nei confronti dei militanti di Rivoluzione Civile firmato da Nicola Martinelli sul giornale dello scorso 15 gennaio. Capo d’accusa: aver simpatizzato per la campagna virale a fumetti realizzata a babbo morto dai supporter di Antonio Ingroia. A sorpresa, c’è anche una chiamata a correo preventiva per il sottoscritto, con l’invito a presentarmi nella amena questura di FdA per chiarire la mia posizione sul pasticciaccio brutto di via Bargoni. E soprattutto, a prendere le distanze dai soliti facinorosi. Perché casomai rifiutassi di stigmatizzare quanto pubblicato dal “mio” quotidiano, insabbierei la verità. Addirittura.
Lusingato dalle attenzioni inattese di Messina, volentieri mi presto a chiarire il mio punto di vista. Magari, approfittandone per concedergli una piccola precisazione sul lessico fra Settantasette e dintorni – “espropriazione proletaria” è un neologismo che neanche Renzo Bossi al settimo Negroni sbagliato. Altro che soccorso rosso, signora mia. Qui ci vogliono gli alcolisti anonimi.
Tornando a bomba: mi dichiaro, e da tempi non sospetti, solennemente contrario all’espropriazione proletaria di qualunque opera d’ingegno. Quanto sopra vale anche per lo sfruttamento dell’immagine di personaggi fittizi o realmente esistenti. In questo senso, più che Rivoluzione Civile potè l’erede di Carl Barks, Don Rosa, che proprio in questi giorni si ritira a vita privata schiantato dalla rabbia di una ennesima “Don Rosa Collection” per la quale non gli è stato riconosciuto nemmeno un colpo di telefono. Una notizia che la dice lunga sul diritto d’autore e sui diritti tout-court ai tempi del turbocapitalismo.
Resta da commentare il pezzo di Martinelli. Non, come ringhia il nostro, il manifesto anarcoinsurrezionalista del copyright infringement. Ma come recita il titolo “Cartoon d’elezione. I supereroi protagonisti della politica su web 2.0”, un excursus non troppo serioso sull’efficacia del linguaggio fumettistico nella propaganda elettorale ai tempi di Twitter e Facebook. Fra parentesi, è innegabile che al quotidiano “diretto da Nora Rangeri” (sic) si consideri il copyleft con simpatia, e all’occorrenza vi si ricorra con liberalità: ne sanno qualcosa tutti i collaboratori che militano per la testata a titolo gratuito, me compreso. E i redattori interni che negli ultimi travagliatissimi anni hanno rinunciato in tutto o in parte al proprio magro stipendio pur di tenere in vita il giornale. Ma postulare un’istigazione giornalistica all’appropriazione indebita a partire da un pezzo di colore è un bell’esempio di malafede.
Che dire: ognuno ha la libertà di stampa che si merita.
Prima di chiudere, un pensiero sulle manganellate inferte da “Moleskine” anche a chi nel 2011 ha collaborato a Gang Bang, e adesso “si erge a paladino del diritto d’autore”. Vale la pena di far notare al fustigatore di costumi di FdA che dietro il supplemento a fumetti per i 40 anni del quotidiano c’erano accordi precisi sia sui diritti di prima pubblicazione, che su un simbolico ma non troppo gettone di presenza – accordi che a oggi sono ancora nel limbo del passaggio fra la vecchia e la nuova gestione. È una “traversata nel deserto” che però tutti gli sceneggiatori e gli artisti coinvolti stanno affrontando con infinita pazienza e senza barricate mediatiche. Da qui il legittimo sospetto che i bersagli prediletti dell’inspector Messina della Suretè siano più moderati di lui. Una autentica iattura, per una penna all’arrabbiata del nuovo cinema paranoia. O forse, la strategia della tensione serve solo a far girare il contatore di un Web Magazine che, nonostante l’impegno di molti suoi collaboratori e la ricchezza dei suoi contenuti, continua a godere di pessima fama. Questo, ovviamente, per colpa di noi comunisti: una razza considerata estinta da tutti, anche dalla sinistra italiana, che però, misteriosamente, continua a far danni. Cose che capitano, a Cartoonia.