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Rovesci d'Arte

Il crocifisso di Michelangelo? E chi l’ha più visto….

 

Ricordate il crocifisso ligneo attribuito in fretta e furia a Michelangelo e acquistato dallo stato italiano per 3, 2 milioni di euro, fra le polemiche? Bene, come ricorda La Repubblica, venne presentato in pompa magna a Montecitorio nei giorni di Natale del 2008 e poi scomparve nel nulla. Non è stato «rapito», esiste, ma è sigillato nei depositi della Soprintendenza del polo museale fiorentino. In realtà, doveva essere esposto al Bargello, attirando così i turisti affamati di opere del grande genio del Rinascimento. E perché mai non fa bella mostra di sé visto il suo costo da capogiro? Perché quel crocifisso è sotto inchiesta: la Corte dei Conti sta indagando – dopo un blitz al ministero per prelevare le carte relative alle trattative – sul prezzo pagato, ritenuto esorbitante. Lo Stato, infatti, comprò la scultura dal gallerista e antiquario torinese Giancarlo Gallino: in precedenza, gli altri ministri avevano rimandato al mittente l’opera. Troppo controversa. La prima richiesta dell’antiquario Gallino si aggirava addirittura sui 15 milioni di euro, ma era stata rifiutata sia dalla Casa Buonarroti di Firenze che dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Bondi invece volle il crocifisso a tutti i costi, consigliato dal team di studiosi del Mibac, Antonio Paolucci, Giancarlo Gentilini, Luciano Bellosi e Umberto Baldini. Ma altri storici dell’arte, come Mina Gregori, Paola Barocchi (che definì la scultura «opera seriale della tradizione lignea quattrocentesca»), James Beck e Frank Zoellener hanno sempre avanzato molti dubbi sull’autenticità di quel «pezzo». Ritenuto di scuola michelangiolesca e non di Michelangelo. Contro l’acquisto si era espressa più volte anche la Consulta nazionale degli storici dell’arte universitari.

  • Enrico Monzatti

    Il 3/12/2009 presso il Museo Diocesano di Napoli fu inaugurata una mostra con esposto il crocifisso in questione. Se ricordo bene l’evento proseguì fino alla metà di gennaio 2010.

  • maurizio carucci

    Tanto quelli che ne hanno caldeggiato l’acquisto mica lo pagavano loro.
    Anche a me , nella mia modesta competenza, quell’opera non sembra avere l’impronta del genio e poi Michelangelo sin da giovane operava su marmo.
    Il David è opera di ben altra fattura, mentre quel Crocifisso è opera di un diligente e dotato artigiano.
    Sarei curioso di saper se quelli che ne hanno caldeggiato l’acquisto hanno poi ricevuto , un “omaggio”.
    Non mi risulta poi che il sig Bondi sia un autorevole esperto di Michelangelo o di arte del rinascimento.

  • Spartacus

    Maurizio sembra dimenticare la squadra di esperti che era favorevole all’acquisto, le cui responsabilità sono certamente da ascrivere a quel mentecatto di Bondi ma anche a detti esperti (fra i quali figurano Bellosi e Paolucci).
    Una curiosità: quali sono i rapporti fra questo Crocifisso e quello di Santo Spirito che gli è prossimo stilisticamente e che è pure attribuito al giovane Michelangelo?
    Qualcuno ha la risposta ?

  • Spartacus

    Da una rapida ricerca in rete, sembrerebbe che il Crocefisso di Santo Spirito (Firenze) dati del 1493 (ed è in legno di tiglio), mentre il Crocifisso in questione, detto Gallino (dal nome dell’antiquario), sia del periodo 1495-97. Fra l’altro, l’attribuzione del primo a Michelangelo è dovuta anche a Gentilini, che figura fra i sostenitori della seconda attribuzione.
    È difficile giudicare e fare raffronti a partire da foto (ma quello di Santo Spirito lo conosco bene e l’ho analizzato visivamente a più riprese), ma ci sono molti elementi che avvicinano le due opere.
    Fermo restando che può trattarsi di una bufala – cosa che non mi sento di mettere in dubbio -, mi pare però difficile, come fa Paola Barocchi, di qualificare il Crocefisso Gallino come opera seriale della fine del Quattrocento. Ne conosce parecchi, la Barocchi, che scolpivano in questa maniera alla fine del Quattrocento?
    No, francamente c’è qualcosa che non torna in tutta questa faccenda.
    Vale quello che vale, ma a me pare più, eventualmente, un “falso” (o per dirla altrimenti, un’opera “alla maniera di Michelangelo giovane”) che un’opera seriale.

  • P.P. Penco

    Da quel che so, il Crocefisso di Santo Spirito è leggermente anteriore a quello della collezione Gallino. In effetti (concordo con Spartacus) i due crocefissi sono alquanto prossimi, stilisticamente.
    Sono anch’io sorpreso comunque dal fatto che studiosi come Bellosi, Paolucci o Gentilini siano stati “complici” di un’attribuzione quanto meno affrettata.
    D’altro canto sono sorpreso anche dalla dichiarazione di una studiosa del calibro di Paola Barocchi citata nell’articolo: “un’opera seriale della tradizione lignea quattrocentesca”. Se me ne indica un’altra della stessa qualità sono pronto a non prendere la sua dichiarazione come una battuta.