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losangelista

Il crepuscolo violento del Golfo

Nel link la diretta Horror della falla via il sito della BP.


Qualcuno ha detto che Bill Clinton davanti alla crisi del Golfo sarebbe da tempo stato fotografato sulle spiagge dell Louisiana con indosso una muta; l’istinto politico mediatico del 41mo presidente daltronde era leggendario  e noj si puo’ dire che Obama abbia lo stesso talento. La performance di Obama nell conferenza stampa sul disastro Deepwater  e’ stata probabilmente  il meglio che ci si potesse attendere date le circostanze catatstrofiche. Assunzione della responsabilita’, empatia e comprensione per la gente della Lousiana (“io vengo dalla Hawaii dove l’oceano e sacro”) e una stoccata  sarcastica allo slogan (“drill, baby drill”) della massaia populista dell’Alaska. Sarah Palin naturalmente e’ stata fra le piu’ entusiaste fautrici del teorema “il Golfo e’ la Katrina di Obama”; contro la demagogia della destra il presidente ha impiegato i suoi punti forti: razionalita’ e autorevolezza. Purtroppo non infallibili come strumenti politici specie se uniti ad una dose di realismo. Nuovamente investito di ambasciate infauste , Obama ha dipinto l’incidente BP come frutto dei rischi sempre maggiori richiesti nell’estrazione di una risorsa sempre piu’ rara, dichiarando in un senso ufficilmente aperta dell’era del tough oil, il “petrolio difficile” , come l’ha definita Michael Klare oppure  Peter Maass che ha chiamato i nostri tempi  “il crepuscolo violento” degli idrocarburi da cui dipendono le economie mondiali. Oggi il presidente e’ andato  sulle coste imbrattate del Delta per tentare di gestire ulteriormente davanti alle telecamere una crisi che molti (come Robert Redford qui) chiedono diventi lo spunto politico per riforme energetiche la cui necessita’ e’ tragicamente ormai sotto gli occhi di tutti.

  • marco cerioni

    Cosa può fare un Presidente come Obama di fronte ad una catastrofe naturale senza precedenti? Non è nel suo stile rispondere a muso duro alle infamie del genere “katrina Obama” di molti imbecilli dalla sua parte. Lui stesso ha condannnato la precedente condotta Bush, dove gli interessi petroliferi erano messi al di sopra di ogni priorità, sia etica che militare che ambientale. Può fare soltanto questo, il buon Presidente Obama, e cercare di fare pagare fino all’ultimo centesimo alla British Petroleum, (se non basta, al Governo Britannico) quello che quelle bestie hanno combinato, e far capire all’opinione pubblica americana che la colpa non è sua né del suo mandato, ma dei troppi interessi privati e forse anche di un dolo o una congiura attuata da chissà chi non vede di buon occhio quello che lui sta facendo per il Paese più democratico del mondo, che ora più che mai può, se vuole, capire le grandi verità che il Presidente Barack Obama sta dicendo al Paese che lui ama, gli Stati Uniti d’America. Il Presidente Obama, mai come ora, si trova costretto a fare di tutto per far aprire gli occhi alla sua Nazione e ai suoi Cittadini per far sentire loro quanto mai la loro più bella prerogativa: la coscienza unitaria nazionale, e farli riflettere sugli errori di Bush: le guerre, che ora Obama si trova costretto a portare a compimento rendendo Iraq e Afghanistan capaci di difendersi da soli prima di ritirare le truppe, e gestire la politica economica interna in modo da garantire prosperità al Paese. Ciò che ha sempre preoccupato l’America sono stati i suoi rapporti con il Medio Oriente e la lotta ai tempi della guerra fredda contro il Comunismo. Il secondo problema non esiste più, e gli Stati Uniti, condotti da questo Grande Presidente, debbono stare bene dentro i loro confini ed assicurare pace al Mondo intero. Possono farlo, gli Americani, se vogliono, e possono migliorare anche le condizioni dell’Europa e della nostra povera Italia con Berlusconi “in primis”, ma debbono assicurare pace al Mondo, aiuto a chi ha bisogno e stare bene dentro casa loro, assicurando lavoro e prospettive di pari opportunità a tutti, dentro e fuori i loro confini.