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Anziparla

Il corpo delle donne

L’Atlantic ha pubblicato un articolo intitolato “Argomenti sociali e giuridici per consentire alle donne di mostrarsi a seno nudo in pubblico”. Il dibattito, sebbene molto interno agli Stati Uniti, non è del tutto sterile. Seguiamo l’articolo.

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Nei primi giorni di agosto, una donna di 33 anni,  Phoenix Feeley, è stata arrestata ed è rimasta in carcere per 16 giorni nel New Jersey perché si è rifiutata di pagare una multa di 816 dollari presa nella primavera del 2008 per aver preso il sole a seno nudo su una spiaggia in riva al lago. Prima di essere rilasciata ha trascorso nove giorni in sciopero della fame. Per Feeley non era la prima volta. Nel 2005, citò in giudizio (con successo, ricevendo un risarcimento di 29 mila dollari) la polizia di New York dopo che venne arrestata perché camminava a seno nudo lungo una strada di New York, dove era ufficialmente legale farlo. New York, con la maggior parte degli altri stati Usa, ha leggi che prevedono una posizione di parità di genere sulla nudità in pubblico per cui non è illegale per una donna stare a seno nudo dove lo può fare anche un un uomo. Il New Jersey, dove Feeley è stata arrestata nell’agosto del 2013, è invece uno di quegli stati (sono circa una dozzina) con leggi ambigue in materia: se solo l’Indiana, lo Utah e il Tennessee continuano ad avere un divieto assoluto, molte città (comprese quelle del New Jersey) aggirano le leggi con ordinanze locali che rendono l’esposizione del seno femminile punibile con multe o con la reclusione.

Feeley fa parte del movimento Go Topless, un’organizzazione statunitense (non l’unica) che sostiene il diritto al topless delle donne sulla base della parità di genere. Il gruppo afferma che l’obiettivo è quello di combattere una violazione del diritto costituzionale (l’eguale protezione prevista dal Quattordicesimo Emendamento) a non essere discriminate davanti alla legge sulla base del sesso. Cosa che invece avviene, soprattutto quando c’è il corpo di mezzo.

Nel 1986 vi fu una sentenza esemplare che chiarisce bene la posizione: nove donne vennero arrestate a Rochester, New York, perché erano in topless all’interno di un parco, in un’area isolata, quando era in vigore una legge che lo vietava. Il giudice Herman Walz, uno dei primi a trattare il caso che venne definitivamente chiuso dopo sei anni dalla Corte d’Appello, precisò che l’obiettivo della legge era quello di «proteggere la sensibilità del pubblico» e semplicemente rispecchiava «gli standard della comunità» per quel che riguardava la nudità femminile. L’obiettivo in sé non era quello di promuovere direttamente uno stereotipo e non era dunque illegittimo. Il giudice scrisse anche che quegli standard non consideravano «l’esposizione del petto maschile» come qualche cosa di offensivo (a differenza di quello femminile, era il sottinteso): pertanto non vi era alcun interesse a prevenirne l’esposizione.

Questa linea di ragionamento venne in definitiva respinta dalla Corte d’Appello, che stabilì come in quel caso non venne dimostrata la violazione di un reale «interesse pubblico». Ma sancì anche che la differenza di genere era sostanzialmente legata a quello stesso interesse pubblico. Alcuni giuristi ed esperti, commentando il caso, rifiutarono esplicitamente che “la sensibilità pubblica” potesse essere invocata e spiegarono che se usata in contesti di quel tipo avrebbe potuto rappresentare solo il riflesso di una serie di preconcetti. Uno degli scopi più importanti del Quattordicesimo Emendamento, concludevano, avrebbe dovuto essere quello di non sancire definitivamente il replicarsi di pregiudizi e stereotipi. Compreso quello che il topless femminile fosse in qualche modo diverso dal topless maschile, idea profondamente radicata nell’immaginario collettivo.

Con la sentenza del 1986 si stabilì il fatto che ciò che contava era solo il potenziale spettatore. Tutta l’attenzione era insomma sulla reazione maschile di fronte al corpo di una donna, senza alcuna considerazione per l’attore, meglio per l’attrice. Al contrario, quando era il corpo maschile ad essere in gioco, non veniva considerato affatto il suo impatto sulle possibili spettatrici. Questa sensibilità pubblica (portatrice di una sostanziale disparità) e un particolare punto di vista vennero tradotti e ottennero una convalida legale. Il messaggio di fondo è che i corpi delle donne sono visti come intrinsecamente sessuali e non solo sessuati, in un perpetuo stato di coinvolgimento sessuale: oggetti, insomma, per l’uso sessuale di lui.

Una delle curiosità interne al dibattito è che entrambe le parti sostengono di combattere l’oggettivazione del corpo della donna. La posizione di Go Topless è più che chiara. Coloro che si oppongono al topless in pubblico dicono invece, rovesciando completamente la questione, che è l’esposizione stessa dei seni che sessualizza le donne. La questione riguarda, infine, il rapporto che le leggi dovrebbero avere con la società: è più opportuno che si occupino della protezione delle donne in un mondo che percepisce già i loro corpi come oggetti sessuali o dovrebbero sfidare i preconcetti e favorire un’evoluzione nella percezione del corpo femminile?

Le sostenitrici di Go Topless come Phoenix Feeley sono decisamente convinte della seconda: utilizzando la legge come uno strumento di cambiamento pensano che la politica e il governo, anche a livello locale, dovrebbero facilitare la “normalizzazione” dei corpi femminili, per favorire un cambiamento radicale della società, cosa che potrebbe avere delle conseguenze positive anche sui numeri della violenza di genere.

Twitter: @glsiviero