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Il comitato anti-tortura contro la Grecia

Immigrati in Grecia trattati peggio che a Guantanamo. L’affollamento incontrollato delle carceri e le condizioni indicibili in cui sono detenuti migliaia di migranti hanno costretto il Comitato anti-tortura di Strasburgo (Cpt) a una denuncia pubblica contro la repubblica ellenica. Secondo il massimo organismo europeo in difesa dei diritti umani – presieduto dall’italiano Mauro Palma – la situazione più critica è nella regione di Evros, al confine settentrionale con la Turchia.

Il cosiddetto public statement contro uno stato è una misura estrema ed eccezionale per il comitato del Consiglio d’Europa. Su 300 ispezioni complessive fatte dal 1989 a oggi, il Cpt ha emesso condanne di questo tipo solo altre 5 volte: 2 negli anni ’90 contro la Turchia per la «questione kurda» e 3 negli anni 2000 contro la Russia per la guerra in Cecenia. E’ dunque la prima volta in assoluto che una denuncia di questo tipo riguarda situazioni “pacifiche” e ordinarie in un paese occidentale dell’Unione europea.

I fatti sono noti e ben documentati nei vari rapporti sulla Grecia pubblicati sul sito del Cpt (www.cpt.coe.int). La lettura è agghiacciante. Gli immigrati tenuti a decine di migliaia «per settimane o anche mesi in condizioni che possono essere considerate disumane e degradanti». Quasi rinchiusi in strutture “provvisorie”«non ventilate, non arredate e scarsamente illuminate, senza la possibilità dell’ora d’aria quotidiana o di un minimo di attività che li possa tenere occupati nella giornata».

Nella stazione di polizia di Soufli gli ispettori del Cpt hanno dovuto «letteralmente camminare sopra i corpi delle persone ammassate nei corridoi» e una volta dentro hanno toccato con mano un girone dantesco: «146 persone affollavano un unico ambiente di 110 metri quadri, senza accesso all’aria esterna e senza alcuna possibilità fisica di muoversi, con un solo bagno e una doccia a loro disposizione». Come polli in batteria, in queste condizioni da settimane, alcuni anche da sei mesi.

Motivando la scelta della denuncia pubblica, il presidente del Cpt Mauro Palma ha specificato che «non è l’effetto di una visita spot ma il frutto di una lunga serie di ispezioni e di un continuo dialogo con le autorità elleniche»: «Nel corso degli anni abbiamo fatto precise raccomandazioni alla Grecia per evitare situazioni che non garantiscono nemmeno la minima dignità umana. Però i vari governi non hanno mai affrontato veramente la situazione e in qualche caso ci hanno perfino fornito informazioni inattendibili».

Il governo greco insomma ha provato a mentire alle autorità europee, che hanno dovuto verificare sul campo un vero e proprio disastro umanitario: «Le stazioni di polizia e di frontiera continuano a raccogliere una quantità crescente di migranti irregolari in condizioni sempre peggiori». Molto spesso donne, uomini e perfino centinaia di minorenni sono costretti a convivere negli stessi ambienti iper-affollati. Sempre senza poter uscire né svolgere alcuna attività. Altre strutture critiche visitate dal Cpt riguardano le carceri e le zone di detenzione degli immigrati nel Pireo e nell’aeroporto di Atene.

Il problema immigrazione in Grecia è serio e reale. Dopo la “fine” degli sbarchi in Spagna e in Italia, l’accesso via Istanbul è la porta preferita per l’Europa. I dati ufficiali del governo parlano di 135.524 immigrati arrestati nel 2010 (126.145 nel 2009). La maggior parte albanesi, afghani e maghrebini. Numeri giganteschi che ridicolizzano il bailamme del governo italiano per gli ultimi sbarchi a Lampedusa.

dal manifesto del 16 marzo 2011