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Il Colle: “Basta risse”

Uno spettacolo «indegno». Giorgio Napolitano ha seguito risse e insulti dagli Stati uniti e al ritorno da New York prova a mettere ordine nel caos velenoso e paralizzante in cui sono precipitati governo e parlamento. In serata il Quirinale convoca separatamente e in rapida successione tutti i capigruppo dei principali partiti. Prima Gasparri e Cicchitto del Pdl, poi Cesa e Casini dell’Udc, infine Franceschini e Finocchiaro per il Pd. Oggi sarà la volta degli altri. Un giro di «consultazioni» informale molto simile a quello che si fa durante le crisi di governo.

A tutti i dirigenti politici il presidente della Repubblica ha ripetuto la stessa antifona: basta tensioni, il clima di rissa deve finire. La minaccia di uno scioglimento anticipato delle camere per evidente paralisi dell’azione di governo è costituzionalmente ambigua ma sempre presente negli incubi berlusconiani. Negli incontri con i vari partiti, Napolitano finora si è limitato alla «moral suasion», facendo notare che in questo modo non si può andare avanti. Si riserva però le sue conclusioni per la settimana prossima, quando il clima incendiario di questi giorni potrebbe impallidire di fronte al premier processato a Milano, le sanzioni a La Russa e i due voti in rapida successione su Ruby e la «prescrizione breve».

Tre indizi non faranno una prova ma il divario tra la volontà fascistizzante del governo e la realtà dei lavori in parlamento è plateale. Basta osservare il gruppo dei «responsabili» per capire che siamo vicini alle comiche finali. Razzi e Scilipoti, due cip e ciop in attesa del premio di Berlusconi, entrano sempre in aula per ultimi . Si fanno notare, sfilano come a segnalare al padrone che i loro voti, stavolta, ci sono, che la seduta può cominciare. Una scena grottesca: vedere per credere.

Più preoccupanti e più pericolose per Berlusconi sono invece le divisioni crescenti dentro al Pdl. Il gruppo di Scajola – forte, dicono, di almeno 18 deputati – ha iniziato le grandi manovre. Se i vari «Brancaleone» dei «responsabili» possono ambire al governo perché il divo Claudio deve essere fuori da tutto a cominciare dal partito? Scajola è stato lo zar organizzativo di Forza Italia. Dietro gli insulti di mercoledì a La Russa c’è, soprattutto, il malumore per come viene gestito il moloch azzurro.

I nodi politici indicati da Fini in fondo stanno ancora lì: come amalgamare Forza Italia e An? Chi comanda al di sotto di Berlusconi?

Nel suo piccolo, Mario Pepe, l’ex Pdl prestato ai responsabili, parla di un «La Russa stanco, non si possono occupare due cariche importanti come quella di ministro della difesa con una guerra in corso, e contemporaneamente interessarsi delle liste per le amministrative come uno dei tre coordinatori nazionali». Parole che hanno fatto infuriare il vero boss del Pdl, Denis Verdini.

Il problema è che a livello nazionale Berlusconi rappresenta tutti. Ma sul territorio la faccia di ciascuno conta ancora e i voti vanno presi uno per uno. Chi fa le liste per le amministrative? Ieri un deputato del Pdl sacramentava per le varie purghe in atto senza che si sappia a che santo votarsi.

Si spiegano anche così le dimissioni da sottosegretario agli Interni di Alfredo Mantovano, uomo forte in Puglia e non solo della corrente di Alemanno. Mantovano ha la delega per l’immigrazione e a Manduria è andato mettendoci la faccia. Poi Maroni e Bossi hanno deciso il contrario. Il sindaco di Roma e i suoi fedelissimi chiedono un incontro urgente a Berlusconi. Edmondo Cirielli parla per tutti: «Se non rientra il caso Mantovano non garantiremo più la presenza in aula». Per ora non pare. Maroni si cuce la bocca: «No comment» E Bossi mostra il pollice verso: «Mantovano si è dimesso? Peggio per lui». Brutti segnali. Il consiglio dei ministri ieri non ha respinto le sue dimissioni, come forse Mantovano si augurava, ma in serata Berlusconi l’ha ricevuto a palazzo Grazioli per provare a mediare.

dal manifesto del 1 aprile 2011

update: in nottata Mantovano lasciando palazzo Grazioli dopo l’incontro con Berlusconi ha affermato che “al momento non ci sono le condizioni per ritirare le sue dimissioni”. Si attendono dunque risposte dal presidente del consiglio.