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Rovesci d'Arte

Il caso infinito dell’Atleta di Lisippo

L’infinita querelle che vede al centro un bene conteso non da poco come la statua dell’Atleta di Lisippo continuerà a marzo: l’udienza in Cassazione sul caso è infatti slittata alla prossima primavera. La Corte ha rinviato al 16 marzo l’udienza in calendario per il 18 gennaio sul ricorso presentato dal museo Getty contro l’ordinanza del gip di Pesaro che, nel febbraio scorso, aveva disposto la confisca della pregiata scultura attribuita a Lisippo, ripescata nel 1964 al largo di Fano e acquistata illegalmente, secondo la magistratura italiana, dal museo Usa. L’udienza si terrà in camera di consiglio, con requisitorie scritte: l’Avvocatura dello stato, rappresentata dal legale Maurizio Fiorilli, ha depositato la sua memoria scritta dopo un confronto con il pm di Pesaro Silvia Cecchi, che nel 2007 riaprì le indagini sulle peripezie dell’Atleta vittorioso dopo un esposto dell’Associazione culturale marchigiana Le Cento Città. Per Procura e Avvocatura dello stato il ricorso del Getty è «inammissibile». Il gip Lorena Mussoni ha infatti stabilito che il bronzo è patrimonio indisponibile dello stato e dunque bene extra commercium; la sua esportazione clandestina negli Stati Uniti inoltre è sufficientemente provata. Il museo di Los Angeles si è già visto bocciare da un altro gip un’istanza di sospensione dell’ordinanza di confisca, depositata nel tentativo di bloccare la rogatoria internazionale. Ora torna alla carica in Cassazione, insistendo sulla correttezza dell’acquisto, perfezionato per 3,9 milioni di dollari, e la buona fede del museo. Intanto però, mentre sempre dal Getty rientra in Sicilia la Venere di Morgantina, lo storico fanese e delle Cento Città Alberto Berardi è preoccupato: «Quando la statua tornerà a Fano dovremo dire agli americani che non sappiamo dove metterlo, e magari che lo tengano ancora un po’  loro».  Non c’è, infatti, un progetto per la sua sistemazione. La Cassa di Risparmio ha messo a disposizione in via temporanea il complesso di San Michele, ma non può essere quella la collocazione definitiva.