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La Lega ha un piede sulla porta, il Pdl cerca un nuovo premier

Il centrodestra smotta sul territorio ma non frana a Roma. E Tremonti tira dritto. Chiama Unicredit e si vende più di 300 caserme in barba a La Russa

«Non penso si vada avanti più di qualche mese, la Lega di pazienza ne ha avuta sin troppa». Il milanese Matteo Salvini, libero da vincoli parlamentari, ce la mette tutta per accreditare un Carroccio con un piede sulla porta a Roma. Ma non sarà con le giravolte dell’ultimo secondo che il Carroccio potrà sfilarsi dal crollo che incombe sul centrodestra.

In Veneto, ormai è in rivolta non solo lo zoccolo duro leghista ma anche la base ex democristiana del Pdl. «Qui c’è un’Italia che si fa il mazzo per arrivare a fine mese da una parte, e dall’altra uno che dà 20mila euro al mese a Tarantini per i suoi capricci – attacca il capogruppo comunale Pdl di Vicenza, Maurizio Franzina – ma scherziamo? Chi stiamo prendendo in giro? Serve un cambio». Soltanto l’immobilismo romanocentrico di mamma Rai impedisce di apprezzare in tutta la sua ampiezza il fallimento dell’asse Pdl-Lega. Dalla Sicilia al profondo Nord, centrodestra e «terzo polo» sembrano ovunque in ebollizione.

La maggioranza smotta ovunque ma non frana in parlamento. Non ancora. Il giorno dopo il salvataggio di Milanese, i frondisti del Pdl tuonano ancora contro l’assenza di Tremonti dalla camera. Pasdaran e peones – perfino Scilipoti – si affannano nel chiedere la testa del ministro. Un sentimento che a Berlusconi piacerebbe assai assecondare. Peccato che di possibili candidati per via XX settembre non si veda l’ombra. E sostituire il super-ministro senza avere in tasca un nome inattaccabile sarebbe l’ultima follia di re Silvio.

La corte del premier tuttavia insiste per una maggiore «collegialità» nelle scelte finanziarie. Vuole che al timone ci sia il premier in prima persona. Soprattutto se la campagna elettorale è alle porte e serve una minestra digeribile per un elettorato deluso da crisi, festini e iper-casta.

Il ministro è a Washington e tira dritto, fedele come sempre alla politica del fatto compiuto.

Giovedì prossimo affiderà a Unicredit e allo studio legale Bonelli Erede Pappalardo il ruolo di advisor nella creazione di un mega-fondo immobiliare che gestirà e venderà 300 tra caserme e arsenali.

Lo studio legale milanese ha assistito Alessandro Profumo per la sua super-liquidazione da Unicredit ed è lo stesso che, tra gli altri, ha gestito gli affari Cai-Alitalia e Bnl-Bnp. Una vendita a trattativa privata che fa infuriare, naturalmente, il frondista Guido Crosetto, sottosegretario di un ministero della Difesa che a quella riunione non è nemmeno stato invitato.

A inquinare ulteriormente la giornata, la polemica Alemanno-Lega sul peso nell’alleanza e il rifiuto di Alfano di sbilanciarsi sulla premiership del centrodestra. Rumori di fondo che il premier segue distratto. Forse dall’arrivo pomeridiano a Palazzo Grazioli di Sabina Began. L’«ape regina», coimputata con Gianpi Tarantini a Bari, è rimasta nell’edificio per un’ora e mezza. In serata un comunicato della «segreteria di Silvio Berlusconi» precisa che la signora voleva solo donare un libro al premier per il suo compleanno (il 29) ed è rimasta sempre in anticamera senza essere ricevuta.

dal manifesto del 24 settembre 2011