closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Poltergeist

Il Canada – Anche questa è America

Il Canada, dal punto di vista dagli statunitensi, è una felice landa abitata da compagnoni bonari e amanti di sport strani, come il curling, competizione dal fascino misterioso tra uomini con delle scope in mano, o il bob a quattro. Per gli americani a sud di questi territori ancora sotto la corona inglese, è la meta delle coppie di sposini che vogliono vivere il fascino a buon mercato della vacanza all’estero sulle cascate del Niagara e degli abitanti nelle zone di frontiera che vi si recano per comprare la birra (in Canada è permesso produrre e vendere birra con un tasso alcolico superiore a quello concesso negli Stati Uniti). Molte sono le serie televisive che prendono di mira i canadesi, descritti con la stessa aria di derisione e circospetta incomprensione con cui i cittadini avvicinano i campagnoli e, dal canto suo, la televisione canadese rappresenta spesso i ricchi cugini statunitensi, con deferenza ma a volte anche in modo graffiante. In generale, le serie canadesi sono girate come fossero statunitensi, facendo attenzione a non far capire a un pubblico non-nordamericano che i fatti raccontati si svolgono un po’ oltre la regione dei grandi laghi. La maggior parte di queste serie si limita a essere una imitazione di quelle prodotte negli Stati Uniti, ma qualche volta una fiction originale prende il pubblico di sorpresa e arriva a essere distribuita anche nei 51 stati della federazione più a sud. È stato il caso dell’eccellente Slings and Arrows, serie trasmessa dal 2003 al 2006 su un teatro con una stagione shakespeariana, e, recentemente, di The L.A. Complex, fiction ambientata e per buona parte girata a Los Angeles. Il titolo, com’è ormai d’uso e di abuso, è un gioco di parole che fa riferimento sia al complesso – in senso freudiano – di Los Angeles come città che offre la possibilità di realizzare i sogni dei giovani attori, che al “complesso” – in senso architettonico – in cui vivono alcuni di questi giovani sognatori. Un Motel condominiale, come se ne vedono solo negli Stati Uniti, con piscina comune e struttura “a ringhiera”, è infatti il vero protagonista della serie e un’efficace metafora del mondo americano. Ognuno ha una propria stanza – adatta ad accogliere una sola persona e dunque l’ambiente perfetto per la promozione dell’individualismo – che dà sulla ringhiera comune intorno alla piscina, centro della maggior parte dell’azione proprio perché è simbolo del forte senso di comunità americano. Non è possibile entrare o uscire dalla propria stanza senza essere visti e, anche se le proprie scelte sono sempre scelte individuali (la ragazza che decide di girare un film porno per far avanzare la sua carriera, per esempio, lo fa contro il consiglio del suo migliore amico e la star adolescente in declino restituisce il denaro a un produttore contro il desiderio degli sceneggiatori coinvolti nel progetto), sono compiute di fronte alla comunità che ne è testimone e giudice.

La rappresentazione degli Stati Uniti e del suo sogno più famoso, quello di diventare una star, è particolarmente realista e privo di melodramma, trademark delle produzioni televisive statunitensi. I personaggi respirano e agiscono le loro scelte in uno spazio e un tempo inusuali per la narrazione episodica che accorcia e semplifica il complicato intreccio tra le spinte della società e le necessità individuali e l’etica sociale vive sullo stesso piano della morale individuale.

Voto: A