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Islamismo

Il burkini? Puro esibizionismo

In questi giorni sui giornai imperversa la foto di donne in burkini. Permettere che entrino in piscina oppure no? Mi sembra che il problema se lo dovrebbero porre loro (le donne in questione) che piacere può provare una donna così vestita dentro una piscina? Non può certo esercitarsi nel nuoto (ci sono altre tute molto caste e più appropriate) e se vuole refrigerarsi meglio nuda sotto la propria doccia, o no? Comunque il burkin non ha nulla a che vedere con il corano che non prescrive esplicitamente nemmeno l’obbligo del velo. Forse tanto esibizionismo è più contrario all’islam di un normale costume da bagno, che molte donne musulmane vestono senza problemi. Dare credibilità (e lo fanno anche femministe di casa nostra) a simili esibizioni di “libertà” non serve alla causa delle donne anche musulmane.

giuliana

  • danilo

    Ciao Giuliana,
    se chi mette il burkini si facesse le domande che tu poni, probabilmente avrebbe già dato fuoco al burkini e a chi gliel’ha venduto. Sarebbe la soluzione migliore, ma se penso a quanta acqua sotto i ponti è passata prima che che le donne occidentali bruciassero i reggiseni (perdonami la metafora ardita), credo che chiediamo troppo all’accelerazione culturale.
    Confesso che in un primo momento ho caldeggiato la posizione francese: laicità, cittadinanza e principi uguali per tutti.
    Poi però mi sono chiesto quanto sia utile, a loro e a noi, vietare la frequentazione di spazi sociali a chi, per scelta propria o altrui, segue precetti integralisti. Pragmaticamente mi sono risposto che solo permettendo l’accesso, la mescolanza e il confronto quelle donne possono fare la loro rivoluzione. Purtroppo non in un giorno. E’ questa la bomba a orologeria che gli integralisti (maschi e di ogni religione) temono.
    Poi c’è chi esibisce il burkini come esibirebbe un piercing o un qualsiasi altro segno distintivo, ma questo è un altro tema.
    Questo per quanto riguarda il nostro mondo.
    Ma mi interesserebbe però sapere da te cosa succede nei paesi musulmani. In quelli che ho visitato come turista (marocco, siria, egitto, turchia) ho visto situazioni diverse ma non ho potuto cogliere i movimenti sottopelle.
    grazie

  • gerardo

    Vi scrivo dall’Australia dove il burkini e’ sttao inventato e dove il suo uso non ha provocato alcuna polemica. I vostri commenti finora non hanno colto l’aspetto essenziale del problema: il burkini non e’ un abito necessariamente islamico: e’ un indumento che sottrae il corpo delle donne dall’imperialismo fallocratico e mercificante del sistema economico capitalista(per non parlare dei raggi solari cancerogene). Lo scandalo – tutto europeo finora – nasce proprio da questo rifiuto di esporre il proprio corpo in una societa’ (quella ‘occidentale’ anche se su questo termine ci sarebbe da discutere) dove il corpo spogliato e’ diventato strumento di potere per chi guarda e di oppressione per chi si scopre. Ben venga il burkini anche per i maschi!!!!!

  • Antonella

    Non mi convince l’ipotesi per cui il burkini, il burka o qualunque indumento che abbia lo scopo di sottrarre allo sguardo altrui il corpo delle “proprie” donne, abbia una ragione, per così dire, antiperialista.
    Non mi convince innanzitutto perché è pensato come esclusivamente femminile. E questo la dice lunga sulla sua natura: rassicurare le paure degli uomini a proposito di un diritto “proprietario” da esercitare sulle donne. Diritto proprietario che, nelle società occidentali, si è affievolito cambiando forma.
    Sicuramente non penso che la mia cultura, quella “occidentale”, sia la migliore di tutti. Anzi…l’Italia è un paese avanzatissimo quanto all’uso delle immagini del corpo femminile come veicolo di messaggi di qualunque tipo. Quando non diventa vero e proprio uso materiale.
    Ma c’è una differenza e sta nella possibilità della scelta che spesso, alle donne di altre culture, è completamente negata.

  • Melania

    Approvo totalmente quanto scritto da Danilo nel post scritto prima del mio. Giuliana, mi fa veramente specie quello che scrivi, sul serio, è di una superficialità da Corriere della Padania quanto affermi…disarmante!
    Come fai a sostenere questa storia dell’esibizionismo? Dove la metti la volontà di preservare l’integrità del proprio corpo? perchè pensi che non possa essere una vera scelta o anche un’esigenza legata alla propria cultura? o percezione di sè. Come ti permetti di sostenere queste baggianate? Io vivo in Yemen, il paese più arcaico e tradizionalista di tutti i paesi islamici, e da quando sono qui ho preso coscienza che esiste davvero un altro modo di sentirsi bene o “di percepire piacere” da parte delle donne islamiche differente da come lo IMPONI tu per tutte! Inoltre, dovresti specificare che l’ISLAM non è un tutt’uno ma ci sono varie maniere di viverlo e di intenderlo. Non si può appiattire tutto in questa maniera insulsa. Forse dovresti approfondire l’argomento! Sono disgustata.

  • Gabriella O.

    Brava Giuliana!
    Io non mi sento oppressa se espongo il mio corpo dove, quando e con chi voglio, più o meno a seconda delle situazioni. E’ veramente assurdo che la naturalezza del nuoto (abbiamo dimenticato dove passiamo i primi nove mesi della nostra vita?)non possa essere vissuta sulla propria nuda pelle. E’ frutto di ipocrisia cattolica/religiosa/maschilista la mentalità che persino al mare fa sì che le giovani donne indossino costumi (interi, due pezzi, burkini, non fa differenza)guardando con sospetto chi osa togliersi il reggiseno e che gli uomini adoperino dei ridicoli mutandoni penzolanti!
    Se c’è chi vede il male nel corpo umano e delle donne in particolare e lo mercifica questo non deve impedirci di viverlo come preferiamo, altrimenti la partita è persa.
    Il burkini non è perciò mai un segnale di libertà ma il risultato di oppressione!

  • Nibelunga

    Quanto si scalda Melania:Giuliana ha solo espresso un’opinione che oltretutto mi sembra molto sensata,non si capisce il perche’ di tanta acidita’ e tanto risentimento.E’ mai possibile che in Italia appena si accenni ad un minimo di dissenso nei confronti di un’usanza musulmana si
    venga ricoperti di insulti?L’islam e’ una religione che pone la donna in
    posizione subordinata rispetto all’uomo,se a te Melania va bene cosi’ siamo
    tutte contente,ma non dare della superficiale a chi dissente.

  • Frank

    Vorrei fare un commento per tutti quelli che affermano che il burkini sia un sottrarre il corpo femminile alla mercificazione.
    Quale tipo di mercificazione si potrebbe fare in una piscina o in una spiaggia vedendo una ragazza mussulmana con il normale costume da bagno???
    Non è forse che proprio in quei paesi dove si copre il corpo femminile che le donne ancora vivono in una manifesta inferiorità sociale e culturale???
    E a mio avviso solo il naturale svolgersi del tempo per un cambiamento sociale come da noi è avvenuto,provate a guardare le vecchie foto di donne del sud Italia come erano vestite,gonne lunghissime e fazzoletti a coprire i capelli!!! Siamo stati anche noi talebani!!!!
    Il burkini è solo un’espediente inconscio per rivoluzionare a piccoli passi un modello di pensiero a noi già appartenuto anni e anni addietro.
    Forza per le donne mussulmane !!! Solo loro hanno la possibilità di integrare e di integrarsi appieno nel nuovo mondo in cui ora vivono.
    Si al burkini dunque per la piccola percentuale di donne che vogliono o devono indossarlo per obbligo della famiglia,perche costituisce un passo verso una integrazione tra giovani ragazze altrimenti impossibile ma non tiriamo fuori la storia della mercificazione della donna.

  • Claudio

    ciao
    se io andassi in piscina a nuotare indossando una muta da sub, qualcuno avrebbe da ridire qualcosa? che differenza ci sarebbe tra una muta e il burkini? non sono libero di indossare ciò che voglio? le avvertenze dicono in piscina “bisogna fare la doccia prima di entrare e bisogna indossare la cuffia”, non altro mi sembra
    mi fa molto più pensare una bambina di 3 anni con un due pezzi e il pareo, al mare. A 3 anni è già, inconsapevole, una donna che consuma e si adegua alle norme imposte che le sono state propinate

    Claudio

  • mauro

    io non mi sento di avere una verità assoluta e credo che nessuno possa averla e scrivo per cercare di porre un altro elemento forse utile alla riflessione: anni fa (era il 1982) in una spiaggia allora perduta del peloponneso (vicino al paesino di dimonia) io con la mia compagna avevamo fatto capeggio libero e ci godevamo il sole completamente nudi. Dopo qualche giorno di permanenza in quel paradiso, una mattina mentre facevamo il bagno alcune anziane donne, crisiane ortodosse, vennero a fare il bagno: si immergevano completamente vestite di nero, per trarre rfrigerio dalla calura di agosto, ma secondo i loro costumi, senza degnarci di uno sguardo. Noi, imbarazzati, ci siamo verstiti e neanche per un momento mi ha sfiorato l’idea di una nostra superiorità culturale. Un paio di anni fa, girando la turchia mi sono trovato spesso a fare il bagno in spiagge nelle quali gli unici ‘stranieri’ eravamo noi (la mia compagna, mio figlio ed io) e tutte le donne facevano il bagno in birkini. Ho avuto modo di osservarle, assolutamente libere, che parlavano fitto fra loro e dalle loro espressioni in assoluta libertà; così i bambini, lasciati a loro stessi avevano molta più libertà di organizzare giochi e scherzi senza interferenze di adulti.. e così anche gli uomini. Ora, no, non era la società perfetta, ma, accidenti, andiamoci piano coi giudizi dall’alto di una cultura come la nostra!

  • Carlo F

    Non riesco a capire che problema ci sia nel permettere alle donne musulmane di mettersi il burkini.
    Condivido parzialmente la posizione della Sgrena relativamente a quanto siano effettivamente libere queste donne ma credo che nessuno possa arrogarsi il diritto di stabilirlo per loro. Concordo con Danilo quando dice che ci sono voluti secoli per liberarsi dal dogma cattolico e forse si tratta di aspettare che le donne musulmane prendano in mano il proprio destino.. ma se fosse invece l’opposto? ovvero la necessità di marcare una differenza profonda da una cultura occidentale del nudo che è diventata a sua volta un dogma?
    il vero problema, che problema poi non è, è che non ci sono assoluti da difendere.. sarò relativista ma a me questa polemica del burkini mi ha dato proprio ai nervi. ad esempio a me danno fastidio quelle col costume verde.. a me quelle col costume rosa, a me rosso, a me nero..avanti così andiamo direttamente nudi in piscina e accettiamoci per come mamma ci ha fatti!!
    non sarà che per un costume si potrà fare un po’ quello che si vuole?

  • Antonella

    Forse sono argomenti che portano la discussione a “polarizzarsi”. Effetivamente toccano un nervo scoperto e si ha sempre la sensazione di sconfinare o in una sorta di pensiero neo-coloniale, oppure in un opposto neutralismo etico.

    Parlo da donna del Sud, di una generazione che non ha dovuto fare lotte contro quel sessismo che voleva le donne coperte e vestite di nero se vedove.
    Mia nonna nella sua vita non ha mai indossato un costume da bagno: i racconti sulle donne di quella generazione dicono che all’epoca si faceva il bagno con dei camicioni lunghi fino ai piedi.Lei era una contadina che, pur vivendo a pochi passi dalla spiaggia, ha smesso di frequentarla nel momento in cui anche dalle mie parti (Calabria) tuffarsi e sedersi sulla sabbia si è trasformato in un affare (direi malaffare, visti i risultati) per quelli che hanno fiutato soldi e l’hanno fatto diventare “turismo”.

    Mia madre (che ha 72 anni) non la ricordo in bikini e anche le foto delle “vacanze” mi dicono che il suo costume da bagno è sempre stato un intero del genere anni ’60.
    Mia zia, la più piccola delle figlie, insieme alle ragazze della sua età “sfidò”, forte del ’68 immediatamente alle spalle, il senso comune del piccolo paesino e indossò minigonne e bikini.
    Io e mia sorella non abbiamo mai avuto il problema di rivendicare la scelta dell’abbigliamento.
    Ma abbiamo sperimentato un altro tipo di sessismo: fino a che l’orientamento politico, l’essere donne e comuniste in un paese di cattolici bigotti (come quelli che oggi vanno per la maggiore in Italia, per intenderci. Chi l’avrebbe detto che il modello “piccolo paese calabro” avrebbe investito anche le regioni “sviluppate”!), significava portare qualche voto in più alla locale sezione del PCI, le nostre posizioni risultavano ammirevoli…accidenti che brave a non farsi condizionare dal prete!
    Quando però si apriva bocca, anche in discussioni informali, vincendo la timidezza tipica delle donne delle mie parti quando si trattava di entrare nell’arena pubblica non come platea ma come soggetti pensanti, i maschi, anche compagni non gradivano.

    Per cui si, posso anche essere d’accordo sull’andarci piano con i giudizi. Tutto sommato non è che mi separi molto dalle anziane greco-ortodosse che facevano il bagno vestite.

    Ma forse sarebbe il caso di sottolineare, anche a costo di essere ripetitivi, che sono volti differenti di realazioni fra generi che hanno come radice un patriarcato impaurito.
    Che le donne introiettino le paure maschili e si coprano. Oppure che introiettino le fantasie ed i desideri maschili, si scoprano e facciano la ola a seno nudo nelle ville dei potenti, io credo, la matrice sia identica: lo svilimento del corpo femminile. Uno svilimento che alle donne al di lá del confine che segna una cultura come quella mussulmana, seppure con le mille sfaccettature di cui scive Melania,in molti casi non lascia proprio possibilità di respirare.
    E vorrei dire a Melania, che hai voglia a dire che quello è un modo per sottrarre il corpo alla mercificazione. capìtalista (e ci sarebbe da discutere anche su quanto accesso alla merce e connessa mercificazione hanno i talebani, ad esempio). Che sarà anche brutale nelle sue pressioni verso un modello che fissa il nostro corpo in un momento preciso della vita, l’adolescenza. Ma certo non accorda agli uomini la possibilità di sottrarre cibo alle donne che non adempiono agli obblighi coniugali.
    D’altra parte è bene ricordare che la Sacra Rota ha annullato un bel numero di matrimoni per la medesima ragione. Quanti amtrimoni annullati da Santa Romana Chiesa perché uno dei coniugi non era “in grado di procreare”! Quante volte alla sofferenzai giudici (uomini!) cristiani hanno aggiunto sofferenza!
    E quante volte le “scappatelle” dei ricchi (per l’Italia bastano, senza citare il ben noto caso del seduttore di villa certosa, le vicende di Bossi, Fini, Casini) e potenti “difensori” della sacra famiglia e della sacra cultura occidentale, sono passate inosservate in cambio di favori! Mentre le vite “indisponibili” della gente normale, come le definì Gabriele Polo in un bell’intervento a Piazza Farnese, devono passare il setaccio della morale ipocrita e bifronte delle gerarchie vaticane. Dei nostri mullah!

  • Massimo

    D’accordo, il burkini è esibizionista.
    Ma se una donna vuole esibirsi che male c’è?
    Anche il vietarlo mi sembra un atto dimostrativo.

  • Irene

    Vorrei solo dare uno spunto di riflessione.Impedendo alle donne che mettono il c.d. “burkini” di accedere alla piscina si rischia di limitare ancora di più la lora libertà. Sicuramente essere intabarrate in un abito scomodo non è il massimo dell’emancipazione femminile, ma penso che bollarlo come esibizionismo sia davvero troppo semplicistico. Il vestito integrale potrebbe essere l’unico modo che una donna ha per convincere il marito/padre/fratello a farla uscire, a ritagliarsi quindi un minimo di vita sociale fuori dalla famiglia.La mia paura è che proibendo con un intervento esterno alle donne di portare il burkini si contribuisca a relegarle ancora di più nelle propria comunità, senza possibilità d’integrazione e scambio con il paese che le accoglie.I cambiamenti devono provenire dall’interno, dalle proibizioni-di stampo leghista poi-vedo difficile la nascita di un movimento femminista.

  • Valentina

    Non sono certa che indossare il burkini sia un atto di esibizionismo.
    Ho lavorato in nord africa come archeologa e come docente universitaria. Le mie studentesse, sia in aula che sugli scavi, indossavano il velo ed abiti “castigati”. E’ capitato che durante il week end si facessero delle gite al mare…dove loro naturalmente non si “liberavano” dei loro abiti. Ricordo che una volta spronai le ragazze a fare il bagno…e dopo l’ennesima risposta negativa, chiesi aiuto agli studenti maschi per buttarle in acqua con la forza. Erano ragazze tutte sui 18 anni e non facevano un bagno da quando ne avevano 5. Ricordo la loro gioia nel “nuotare”, anche così vestite.
    E’ vero, a volte il velo e il burkini possono essere indossati per moda, per vezzo, persino – e paradossalmente – per malizia (come in certi quartieri chic de Il Cairo o di Tunisi) ma non credo si tratti in assoluto di esibizionismo. Sappiamo bene quale sistema coercitivo (religioso, sociale, familiare) ci sia dietro e come qualcuno ha già giustamente commentato su questo blog, la “ribellione” e l'”emancipazione” femminile non sono processi facili. Specie in paesi dove possono venir puniti con la violenza e addirittura con la morte. Perciò…se qualche donna musulmana entra nelle nostre piscine con il burkini non ci vedo niente di offensivo alla nostra cultura o alla pubblica decenza. Vediamo decisamente di peggio.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    hai mai visto un burkini in un paese musulmano? un conto e entrare vestita in mare un altro e decidere di andare in piscina cosi vestita. non penso che il burkini sia un’offesa alla mia cultura e alla pubblica decenza e un’offesa alla dignita della donna che lo indossa
    giuliana

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    cara irene ti sei mai posta il problema di avere rapporto con queste donne? io si e ne ho anche stabiliti, molti. Ma non e certo il burkini o altri abiti del genere a favorirlo. E mi sembra un po’ eccessiva l’idea che una donna che viene a vivere in Europa debba sempre assecondare il maschio per poter uscire di casa, poi deve anche accettare le violenze senza denunciarle per non dover lasciare il nostro paese perche il marito spesso per evitare che lo denunci non le rinnova il permesso di soggiorno e la costringere a stare rinchiusa in casa?
    giuliana

  • Valentina

    Cara Giuliana,
    sì…ho visto ragazze indossare il burkini in Tunisia.
    Comunque sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che sia un’offesa alla donna che lo indossa e non certo alla nostra cultura. A questo proposito ribattevo ad uno dei commenti successivi al tuo post. Volevo comunque dire che se talvolta indossare il burkini può essere un gesto di esibizionismo e forse anche l’espressione di una certa presunzione culturale secondo cui i musulmani vorrebbero “trasferire” precetti, usi e costumi della loro religione/legge nel nostro paese (mentre per noi sarebbe impensabile il contrario), talvolta si tratta in qualche modo di un’apertura, di un tentativo di queste donne di “mischiarsi” comunque alle altre, piuttosto che rinfrescarsi con la doccia di casa. Volevo anche aggiungere un’altra cosa. Il velo e il burkini possono essere un obbligo imposto dall’uomo ma anche una scelta consapevole da parte della donna, che – per prima – non vuole liberarsi dall’oppressione maschile. Se questo accada per paura, lavaggio del cervello, rispetto di presunte leggi coraniche etc…è tutto un altro dibattito.
    Grazie comuque per l’interessante spunto di discussione.

  • Sergio Finardi

    C’era un monumento alla Resistenza nella mia citta’, diceva: “a quanti diedero la vita perche’ ugualmente sdegnosi di essere oppressi o di farsi oppressori.” Questo monumento, in dimensioni domestiche, dovrebbe trovare un posto nella casa di ogni famiglia del mondo. Quelle parole venivano e vengono da un’idea dell’essere umano come primo responsabile della propria liberta’, unico segno del suo distacco dall’eterno ritorno dell’identico, gerarchia della forza e dei ruoli, proprio degli altri animali. Quelll’idea non appartiene ne’ all’Occidente ne’ all’Oriente, l’ho vista crescere nelle risaie del Viet Nam, nelle ridenti colline del Kivu – in mezzo alle donne cui non erano rimasti altro che gli occhi per piangere la devastazione di armate dalle divise diverse e dagli identici comportamenti -, negli slum di Johabnnesburg, nelle tante Coree di Milano (per chi quell’espressione ricorda), nei diseredati quartieri delle metropoli statunitensi come tra le schiave-cameriere degli Emirati, l’ho vista diventare liberta’ di pensiero e lotta. I segni dell’oppressione sono altrettanto importanti che l’oppressione stessa, si tratti del cappello in mano, dell’espressione deferente di fronte al padrone, o del burkini, del burka o del tailleur attillato obbligatorio per le donne in carriera. A questi segni non ci sara’ rimedio – se ne inventeranno sempre di diversi – se la lotta perche’ quell’idea scolpita nel marmo di un modesto monumento di una modesta citta’ di provincia – una citta’-mondo perche’ uguale a migliaia di altre – non diventera’ il patrimonio primo dei nostri pensieri e delle nostre azioni, private e pubbliche.

  • Sergio Finardi

    Avevo appena finito di scrivere il precedente commnento quando mi sono imbattuto in questa notizia. Nelle ultime righe si dice: “I gruppi di donne [che avevano promosso il cambiamento] hanno il cuore spezzato, dopo aver lottato per dieci anni per cambiare la legge di famiglia.” Mi ero dimenticato le donne del Mali nel mio breve elenco.
    SF

    Mali women’s rights bill blocked
    By Martin Vogl
    BBC News, Bamako
    Protests about the law have been held in the capital
    The president of Mali has announced that he is not going to sign the country’s new family law, instead returning it to parliament for review.
    Muslim groups have been protesting against the law, which gives greater rights to women, ever since parliament adopted it at the start of the month.
    President Amadou Toumani Toure said he was sending the law back for the sake of national unity.
    Muslim leaders have said the law is an attack on Islam and traditional values.
    Some of the provisions that have proved controversial give more rights to women.
    For example, under the new law women are no longer required to obey their husbands, instead husbands and wives owe each other loyalty and protection.
    Women get greater inheritance rights, and the minimum age for girls to marry in most circumstances is raised to 18.
    Marriage definition
    One of the other key points Muslims have objected to is the fact that marriage is defined as a secular institution.
    Over the last few weeks Muslim leaders have organised protest after protest around the country, mobilising huge crowds against the law.
    The huge outcry left President Toure with little option: he announced that for the sake of national unity he was sending the law back to parliament for a second reading.
    The head of Mali’s High Islamic Council says he was pleased with the president’s decision.
    Women’s groups are heartbroken – they have been trying for more than 10 years to get the law changed.

  • http://www.edizioni7mari.com marco sbandi

    Trovo il commento di Danilo molto sensato.
    Se si vanno a vedere i film italiani dell 800
    uomini e donne andavano al bagno quasi in cappotto.
    E’ certamente vero che il burkini non l ha ordinato il Corano
    ma neanche tante crociate vaticane stanno scritte nel Vangelo
    eppure fanno parte della storia del cristianesimo.
    Perche permettere ancora l esistenza delle suore
    con tutto il corollario di sottomissione e sadismo insito
    negli abiti monastici ?
    Perche in una repubblica fondata sul lavoro e non sulla fede
    tanti partiti di sinistra si sono convertiti precipitosamente
    in difensori dei privilegi vaticani ?
    Penso che l europa e il cosiddetto occidente
    debbano ancora fare molto contro la propria arretratezza
    che è la migliore alleata del maschilismo internazionale.

  • alessandra

    le insidie dell’eurocentrismo sono sempre presenti, e si vede da tante parole. molte però sono condivisibili: perchè mai dovremmo arrogarci il diritto di “interpretare” univocamente i comportamenti e usi altrui- imponendo la nostra visione, che sembra sempre quella più “emancipata”? puro esibizionismo è un’etichetta comoda e riduttiva di vecchi e nuovi comportamenti che chissà perchè ci disturbano tanto. e rispondere che la gironalista ha avuto dei rapporti con delle donne musulmane vestite in abiti tradizionali non mi pare una spiegazione esaustiva, tanto più che ascoltare chi vive in paesi musulmani o affianco a persone musulmane anche in Europa, aiuta a capire le tante sfaccettature degli usi in questione. come spesso accade di leggere, Giuliana, questo autoreferenzialismo non giova al dibattito. se siamo in tanti a rispondere, dovremmo essere aperti e integrare i vari punti di vista, per abbattere quelle barriere ideologiche di cui altre volte hai scritto…senza rinchiderci dietro un “io ho visto, io ho scritto”.

  • claudia

    Non capisco perché ci scandalizziamo tanto per il burkini.. Secondo me andrebbe difesa la libertà di ogni persona ad indossare ciò che vuole, anche in una piscina, purché ciò non rechi danno agli altri. Sia che il portarlo sia una libera scelta, sia che si tratti di un’imposizione dettata da una tradizione culturale, non dovremmo stare a puntare il dito contro chi lo fa. Mi sembra che questa polemica aumenti le barriere tra culture piuttosto che avvicinarle.. Rispettiamo le culture dei popoli.

  • http://sdtv.myblog.it/ Stefano Dall’Agata

    Brava Giuliana,
    altro che diversità culturali e antimperialismo, si tratta di bieco maschilismo patriarcale.
    Poi sulle “prescrizioni” di libri scritti almeno un migliaio di anni fa e sulle loro assurdità vogliamo aprire un dibattito? La Chiesa ha impiegato 500 anni ad ammettere che Galileo aveva ragione, cominci a farlo anche l’islam: Maometto non è potuto ascendere ai sette cieli da Gerusalemme come sta scritto nel Corano, perché i sette cieli semplicemente non esistono.

  • Cesare

    Cara Giuliana, d’accordissimo con te sull’analisi e sulla mancanza di prescrizione d’obbligo di velo nel Corano (lì si parla, in pratica, di coprire le pudenda), tant’è che molte musulmane non lo indossano.
    L’unica precisazione, da liberale quale sono. Comunque libertà assoluta di andare vestiti come si pare, anche se si stia accettando un’imposizione religiosa anche fuori luogo, a meno che non vi siano impedimenti tecnici. Nel caso del “burqini” (che niente ha del burqa, comunque), si tratta di un costume da bagno, nel caso del prodotto con marchio registrato. Nel caso di veli di stoffa, si possono porre questioni igieniche e pratiche.
    In ogni caso, sarebbe meglio essere più liberali possibili (questo in generale), anzitutto per principio, e poi per evitare di amplificare fenomeni di senso di persecuzione da parte degli islamici.
    Se si può, insomma, come hanno fatto in Australia, accogliere con serenità questa differenza (al di là di ogni riflessione sull’opportunità).

  • Davide

    Il 24 agosto 2009 alle 15:55, Claudio scrive:

    -“non sono libero di indossare ciò che voglio?”

    Io rispondo:

    Il libero arbitrio può manifestarsi sia nell’indossare il burka che nel farsi ladipare.

    Quelli che difendono tanto il diritto all’auto determinazione sono disposti ad accettare pure che, davanti ai propri occhi, una musulmana scelga liberamente (???) di farsi massacrare dal marito perchè ha violato determinati precetti religiosi?

    Oppure chiamerebbero soccorsi (ambulanza/carabinieri)?

    Il rispetto del libero arbitrio o vale sempre oppure è pura ipocrisia e arbitrarietà irrazionale.

  • Gabriella

    Io credo che ognuna debba essere libera di vestirsi come vuole, e che il burkini non faccia male a nessuno, e quindi vedo tutto cio’ come una polemica strumentale. Sono appena tornata dall’Egitto, e ho visto donne vestite cosi’ sulla spiaggia, mentre io vestivo il mio bikini, che nessuno mi ha proibilto di indossare. Noi “occidentali” parliamo tanto di liberta’, ma poi vietiamo alle ragazze di vestirsi come vogliono… grande ipocrisia, senza nessuna ragione accettabile.
    Vogliamo forse aiutare cosi’ le altre donne a “liberarsi”? Strano modo di liberare, con la proibizione.
    Vorrei soltanto che tutto cio’ fosse un’occasione per acquisire una maggiore conoscenza degli altri – delle altre, in questo caso – lasciando da parte i [pre]giudizi. Penso che solo conoscendo le persone possiamo superare le differenze.

  • tommaso

    D’accordissimo con Giuliana.”Dare credibilità (e lo fanno anche femministe di casa nostra) a simili esibizioni di “libertà” non serve alla causa delle donne anche musulmane.” Parole sante!!

  • Roberta

    Ti voglio raccontare una storia che mi riguarda: avevo quattordici anni e facevo parte di una squadra agonistica la cui divisa prevedeva calzoncini sgambati a mezza chiappa e magliettine da Lolita. Ogni volta che scendevo in campo mi sentivo morire, odiavo tutti, a partire da quelli che magari nemmeno mi guardavano e che avrebbero potuto fare commenti sul mio corpo, l’allenatore e le mie disinibite compagne. Eppure non avevo difetti, anzi. Con il tempo ho superato queste inibizioni, ma mi è sempre rimasta il senso di un’imposizione sancita persino dai regolamenti sportivi. Ho sempre odiato le imposizioni, sia quelle che spogliano, sia quelle che vestono.
    Ma che problema c’è se una donna si vuole mettere il burkini in un paese dove tutte si svestono?

  • Nino Lacidogna

    Dopo 27 commenti che affrontano la questione sotto molteplici punti di vista, dando idee molto sfumate tra loro sino a diventare antitetiche, portando esempi di personali vissuti, ma anche analisi sociologiche e filosofiche, penso che solo una cosa sia abbastanza certa: signora Sgrena, il suo articolo che in 8 righi sbriga il burkini con un “Puro esibizionismo” è quanto di più superficiale potesse scrivere. E’ un vero peccato, per lei, per il giornale e per noi lettori.

  • giuliana
  • Fabio

    quella di destra sembra carina…

  • Giulio

    Abito in Francia da anni, quindi potete immaginare quanto il dibattito sul comunitarismo e l’esibizione di segni religiosi nell’abbigliamento sia di continua attualità.
    Sto parlando di comunità che vivono qui anche da mezzo secolo: la mia esperienza è quella di colleghi, mariti di colleghe, vicini e negozianti musulmani, di ramadan vissuto (non in prima persona) ogni anno, e non certo di impressioni vacanziere sulle spiagge dei paesi più o meno musulmani. Non voglio dir nulla sul burkini poiché penso che già sia stato detto abbastanza. Solo una reflessione a margine.
    Dopo aver letto certe patetiche giustificazioni e certi commenti ridicoli da “sinistra”, penso che l’Italia sia ormai putrefatta. Che la sinistra non riuscirà mai più a rendersi credibile, a rappresentare qualcosa in questo dannato paese, poiché molti dei suoi elettori non hanno alcun contatto con la realtà. E io mi lamentavo del PD… Grazie alle opinioni delle persone che ho trovato qui, queste risibili anticaglie di un sinistrato opposizionismo pronto a giustificare l’ingiustificabile in nome della forma più rincoglionita e perversa dell’anti-occidentalismo da salotto (e poi tutti in vacanza nello Yemen, yuppieeeee), che straparla di cose di cui non ha alcuna esperienza (storico vizio dell’italianità); insomma, grazie a tutto questo, ho capito che il berlusconismo e il leghismo regneranno forse per sempre nella penisola. Coloro che scrivono tali baggianate sono altrettanto responsabili dello sfacelo, con la loro chiusura intellettiva, con la mancanza di una minima prospettiva storica e culturale. Emerge solo uno pseudo-rivoluzionarismo provinciale che ancora non sa quanto la realtà sia cambiata e difficile da ridurre in quegli schemini striminziti.
    Ma come diavolo si fa a comparare il mondo contadino italiano degli anni Cinquanta con la comunità musulmana nell’era di Internet? Tutti loro sono altrettanto complici della mostruosità italiana. Non c’è più speranza, è la fine. Sono contento di essere venuto in Francia: qui, per fare un esempio, un Beçancenot, o un suo elettore, non si sognerebbero mai di dire queste stupidaggini.
    e credo che chiederò la cittadinanza.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    ringrazio giulio e tutti coloro che sono intervenuti sensatamente nel dibattito che anche secondo me ben rappresenta uno dei principali problemi della sinistra italiana, quello di giudicare la realtà con vecchi schemi come se tutto fosse uguale a decenni fa, non riuscendo quindi a comprendere le novità. Per me oggi la questione della laicità contro i fondamentalismi (di tutti i tipi) è una priorità per la sinistra. E invece, in nome della tolleranza si giustificano violazioni dei diritti (soprattutto delle donne ma non solo) e atteggiamenti medioevali. Occorre uguaglianza, non tolleranza. Ricordate égalité….
    giuliana

  • alvise

    Temo che la sig.ra Sgrena la faccia facile, quando afferma che “occorre eguaglianza, non tolleranza”.
    Questo è solo uno dei tanti slogan inattuabili che ancora volano nelle teste di tanta gente.
    L’eguaglianza si realizza solo se lo schema di valori e gli obiettivi politici di un gruppo immigrato sono compatibili con il quadro di riferimento generale.
    Lo dico con un esempio.
    Quando un immigrato turco in Germania guarda solo la tv via cavo che arriva da Ankara e corre in banca per dare il suo contributo,(come è successo nel 1992 , nel momento in cui il governo turco chiese soldi agli immigrati per sostenere lo sforzo economico per l’invasione del nord-Irak) mentre il governo tedesco e la CEE sostenevano un’altra politica, possiamo dire che avessero interessi e obiettivi nazionali condivisi ?
    Potrà mai eserci “ègalitè” se un sostanzioso gruppo immigrato preferisce gli interessi del paese di provenienza a quelli del paese che lo ospita ?
    L’égalitè può essere offerta solo dagli ospitanti ?!

  • Cesare Giombetti

    Mi spiace, caro Giulio, ma ciò che dici mi offende e mi deprime.
    Se parliamo di titoli, io sono laureando in Scienze delle Religioni, indirizzo Islam.
    Se parliamo di rispetto, io non condivido, ma rispetto, la posizione non liberale. Tu non fai altrettanto.
    Mi fanno sempre paura le imposizioni culturali, anche se a fini emancipatori.
    E tu, col tuo atteggiamento, confermi le mie paure.
    E anche Giuliana fa lo stesso, mi pare, amche se con toni più educati.
    Ho letto il Manifesto per anni, da quand’ero ragazzino. È quasi sempre stato il mio giornale, benché spesso il mio liberalismo cozzasse con certe visioni idealiste.
    Poi, dopo quindici anni circa, queste cose son state troppo pesanti per me da sopportare. E ho smesso di ritenerlo il mio giornale. Ora lo leggo, online o cartaceo, quanto gli altri.
    E la posizione di Giuliana, ahimé, mi conferma che le nostre distanze sono incolmabili, fra me che temo ogni tipo di morale e di idealismo e ciò che è oggi Il Manifesto.
    Continuerò, comunque, a leggervi e a sostenervi e a contribuire, se ne avrete piacere, quando riterrò che possa servire farlo.
    Saluti.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    caro cesare se tu leggi veramente il manifesto ti renderai conto che le mie idee e posizioni non sono maggioritarie sul mio giornale quindi puoi continuare a leggerlo tranquillamente e se qualche volta trovi un mio articolo pazienza, fa parte della libertà di cui per fortuna ancora si fa difensore il manifesto!
    giuliana

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    se i paesi ospitanti garantissero l’uguaglianza le cose comincerebbero a cambiare o no?
    giuliana

  • Cesare Giombetti

    Cara Giuliana,
    ho letto veramente il Manifesto ed è stato un mio compagno di vita per tanti anni, come ti dicevo. Poi, certe posizioni (e non dico le tue in particolare) mi hanno fatto allontanare. Capita. Lo ritengo, comunque, ancora una delle fonti più valide a proposito della politica estera (anche grazie a te).
    Qui si tratta, mi pare, “solo” di confrontarci su una questione delicatissima (e dunque chiarisco che non la sto prendendo alla leggera, anzi…) già affrontata nel resto d’Europa. Per chi volesse approfondire: J. Wardenburg, S.A. Aldeeb Abu Sahlieh, M. Salhi et. al., I Musulmani nella società europea, ed. Fondazione G. Agnelli, Studi e Ricerche, Torino 1994
    Da qui si capisce che entrambe le posizioni, sia quella liberale (ognuno faccia quel che crede), che quella laicista – qui è il caso di usare questo termine altrove usato impropriamente e maliziosamente – (scelgo, come Stato, di dare la libertà di ribellarsi a leggi restrittive), hanno un senso.
    Difficile è districarsi. Leggere le soluzioni di chi affronta la questione da più tempo può aiutare.
    P.S. Per chi non avesse colto la mia posizione, consiglio questa lettura: http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=5885
    P.P.S. Per chi dice che paragonare l’Italia anni ’50 all’Islam di oggi sia una castroneria, chiedo perché e ricordo che io son cresciuto, negli anni ’80, con le donne che portavano il velo.

  • alvise

    Cara Giuliana
    la tua ultima affermazione: “se i paesi ospitanti garantissero l’eguaglianza le cose comincerebbero a cambiare”, non mi convince.
    L’esempio dell’India mi pare significativo. Lì gli islamici hanno ottenuto tribunali che giudicano secondo la loro legge religiosa. E non stiamo parlando di un paese “occidentale”.
    L’esempio inglese, riportato da Venerdì di Repubblica di qualche settimana fa, dove si apprende che vi sono già 82 tribunali nei quali vige la Sharia.
    L’esempio dei quartieri svedesi, olandesi (Rotterdam), per non parlare di quelli francesi mi induce a pensare che la tua sia una posizione che non regge nei fatti e nel tempo.
    E non regge anche perchè presuppone per l’islam un destino simile a quello della Chiesa. Non è mai accaduto, anche dove è arrivato lo sviluppo ( Arabia, Kuwait, paesi del Golfo…).
    Ecco perchè io penso che non spetti a noi l’onere della buona fede (anche perchè siamo a casa nostra), ma a chi vuole vivere tra noi.
    L’égalitè devono volerla loro.
    Se poi preferiscono la separatezza, ( ad esempio matrimoni solo tra correligiosi, poligamia, un loro diritto di famiglia etc ) come pure una auto-apartheid sociale….allora la tua generosità è una strada che conduce all’inferno.

  • Fausto

    Premesso che mi rispecchio completamente nelle posizioni di Giuliana, posso lanciare una provocazione, del cui peso storico sono molto cosciente, ma che riguarda un invasivo intervento di alcune religioni (ma non solo, si veda il caso USA comunque anch’esso di origine religiosa) sul corpo dei maschi (questa volta): la circoncisione è o non è una mutilazione sessuale? E se lo è (perchè lo è), come la mettiamo con la possibilità data dallo stato italiano, e da quasi tutti gli stati al mondo, di praticarla?

  • Fausto

    di praticarla sui bambini? (aggiunta doverosa)