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losangelista

Idi di Marzo per la New Left

Due dei titoli piu’ prestigiosi del festival di Venezia sono adattati da lavori teatrali ed entrambe sono opere sull’ipocrisia e sull’insicurezza  che confronta senza apparente soluzione i ceti  “liberal” contemporanei. Carnage di Polanski e’ la trasposizone del Dieu du Carnage di Yasmina Reza nella traduzione inglese resa celebre dall’ottima versione Broadway con Bill Pullman, James Gandolfini, Hope Davis e Marcia Gay Harden. Le Idi di Marzo invece e’ l’adattamento di George Clooney e Grant Heslov di Farragut North, il dramma faustiano di Beau Willimon sulla perdizione di un consulente di immagine impegnato in una  primaria presidenziale all’ultimo sangue. Come Carnage si tratta in definitiva di una satira graffiante sulla illusorieta’ e la fragilita’ dell’involucro di civilta’ di cui si ammantano le “classi benintenzionate” – qualche anno fa si sarebbe detto la borrghesia illuminta –  nel presente occidentale. Carnage tratta di due coppie di genitori benestanti (di Parigi, Londra, Los Angeles – funziona ugualmente bene ovunque) che cercano di risolvere “civilmente”un conflitto fra i rispettivi figli e di come vengono loro malgrado risucchiati dalle pulsioni “primordiali” che si nascondono appena sotto la superfice ostentata di correttezza politica. Il film di Clooney ha la dimensione piu’ prettamente politica. Willimon si e’ ispirato alla propria esperienza personale nelle campagne politiche di Charles Schumer (senatore di New York) e Howard Dean brevemente asprinate candidato presidenziale cioe’ due archetipi della sinistra democratica.  Nella versione contemporanea di Clooney diventa inevitabilmente un allegoria della disillusione liberal nel crepuscolo del mandato di Obama. L’appoggio di Clooney per il candidato Obama (a Hollywood era il supporter piu’ aperto e convinto) rende tantopiu’ dolorosa la caduta morale che nel film coinvolge il candidato Morris e tutto il suo entourage di giovani consulenti idealisti. Il candidato del film cita quasi letteralmente i disocrsi obamiani dei tempi dello sloga  “hope”: il progresso di una nuova America, la riforma geopolitica senza piu’ aggressioni, la rinascita economica “verde” grazie alle energie rinnovabili mentre dietro le quinte si consuma inesorabile la capitolazione totale davanti alla meccanica del potere e della sua gestione mediatica.  Nella sua recensione su questo giornale Roberto Silvestri ha giustamente evocato i maestri della stagione radical e “antipolitica” del cinema americano che negli anni ‘70 ha prodotto capolavori di cinema “sociale” compresi alcuni sullo sfondo politico a cui si rifa il film di Clooney. Ma con quei film Ides of March ha solo una parentela lontana perche’ si tratta di un oggetto prettamente contemporaneo: la fotografia del disagio e della disaffezione progressista che assieme all’inivoluzione reazionaria disegna la grande incertezza d’America e d’occidente.